Benoit Richaud, l’allenatore dei cambi giacca alle Olimpiadi: “Sui social ricevo minacce di morte”

"Non mi aspettavo tutta questa attenzione, quando ho visto le clip sui social dei cambi giacca ho pensato ‘che imbarazzo'. Ma le Olimpiadi sono dei Paesi, più che dei singoli, con le giacche delle nazionali volevo celebrare questa diversità", scherza con Fanpage.it Benoit Richaud, l'allenatore 38enne francese, coreografo di pattinaggio di figura richiestissimo dagli atleti e diventato virale alle Olimpiadi Invernali per i continui cambi di giacca ai quali è costretto durante le gare. Ha curato 27 coreografie a Milano Cortina e allena direttamente cinque atleti. Ma dietro la curiosità che hanno destato le immagini dei suoi "cambi d'abito", a seconda della nazionale allenata, c'è un allenatore unico per la sua visione.
Quale nazione ha la giacca più bella?
Stati Uniti e Canada sicuramente e anche il Brasile.
Qualcuno ti aiuta nei cambi giacca?
Di solito è il team manager della nazione, ma ci vogliono cinque secondi [ride].
È difficile costruire un rapporto di fiducia con atleti di tanti Paesi diversi?
I pattinatori che lavorano con me lo fanno per la mia dedizione, sanno che sono al 200 per cento con loro. Tutti i miei pattinatori sono amici, hanno un bel rapporto, noi del pattinaggio siamo una piccola comunità, andiamo d'accordo, sanno che per loro do il meglio. Mi piace aiutare i miei pattinatori [tra loro c'è Maxim Naumov che ha perso i genitori nel 2025 nel disastro aereo sul fiume Potomac]. Penso che sia lo scopo della mia vita, essere lì quando hanno bisogno, condividiamo qualcosa di unico.
Cosa vedono in te?
Vedono qualcuno che non ha paura di osare, che ha nuove idee, vengono da me perché vogliono essere diversi.
Cos'è successo a Ilia Malinin [il pattinatore statunitense che tutti davano per vincente alle Olimpiadi]?
Queste sono le Olimpiadi, sono una competizione diversa, anche nel formato rispetto alle altre competizioni, le aspettative sono alte, soprattuto negli Stati Uniti, ma quando fai sport puoi vincere o perdere, lui è più volte campione del mondo, si rifarà, è una persona meravigliosa.

È più difficile reggere la pressione oggi nell'epoca dei social media?
I social sono un sogno e un incubo, per i giovani pattinatori può essere un pericolo perché è facile essere giudicati senza sapere nulla della tua storia o della tua vita, ti può fare male, spero che si trovino modi per proteggere le persone dagli attacchi, dico sempre che chi parla sui social non direbbe una parola se avesse quella persona di fronte. Io stesso ricevo minacce di morte e insulti, ho 38 anni e posso reggerlo ma non è bello per un giovane pattinatore.
Cosa c'è di speciale nel tuo pattinaggio?
Cerco di creare un concept, un film sul ghiaccio, tutto quello che sono e che ho passato mi ispira, più che del pattinaggio sono un fan dell'arte, della pittura, del cinema, della musica, sono una spugna. Sin dal giorno uno ho detto ai miei amici più stretti che voglio rivoluzionare il pattinaggio, voglio che le persone capiscano quanto sia bello questo sport, quelli che vengono a vederci dicono: “Oh Dio, questo sport è fantastico” e se posso usare me stesso per portare più gente possibile farò il massimo per questo.