30 Dicembre 2021
10:04

L’anno magico del nuoto italiano: Federica Pellegrini lascia una squadra di campioni

A ogni manifestazione internazionale che disputa, la nostra Nazionale di nuoto supera il record di medaglie vinte. Il segnale che abbiamo un gruppo di campioni come mai nella storia del nostro nuoto.
A cura di Jvan Sica

Forse non serviva nemmeno il record di medaglie ottenute ai Mondiali di vasca corta di Abu Dhabi, ma queste 16 splendide medaglie vinte alla fine di una stagione lunga e ricca di soddisfazioni sono il sigillo di qualità per il nuoto italiano. Siamo una grande forza del nuoto e lo dimostriamo ogni volta che scendiamo in vasca non solo con pochi grandi campioni magari una spanna sopra gli altri, ma con l’intera squadra, capace di lottare per vincere in tutti gli stili e in quasi tutte le gare. Anche per colpa del Covid che ha compresso tutto, il 2021 è stato un anno ad altissima intensità per il nuoto internazionale.

A maggio, alla Danube Arena di Budapest, ci sono stati gli Europei e abbiamo fin da subito iniziato a stupire. Non solo abbiamo portato a casa 44 medaglie, stabilendo un record anche in questo caso, ma ci abbiamo messo vicino anche 52 presenze in finale, il miglioramento di 31 primati personali, 10 record italiani e un record mondiale, quello di Benedetta Pilato nei 50 m rana. Abbiamo messo le mani sullo stile libero veloce con Miressi secondo nei 100 dietro Kolesnikov, sulle distanze più lunghe con Paltrinieri, Detti e Acerenza tra gli uomini e una spettacolare Simone Quadarella tra le donne, che bissa i tre ori dell’edizione precedente, vincendo 400, 800 e 1500 sl.

Hanno iniziato a farsi vedere sul podio Martinenghi nella rana, Burdisso nella farfalla e Razzetti nei misti. Tra le donne Margherita Panziera ha vinto un oro e un argento nel dorso e poi le raniste con Pilato, Castiglioni e Carraro tutte e tre a medaglia. La Divina Pellegrini ha vinto un’ennesima medaglia d’argento nei 200 sl e ha portato la mista mista al bronzo. Una mezza apoteosi a soli due mesi da Tokyo.

In Giappone abbiamo iniziato con speranze fondate che però avevamo paura noi stessi saltassero in aria sul più bello e abbiamo finito con i tecnici americani e australiani che riflettevano sull’importanza di studiare il nuoto italiano così cresciuto e così completo. Le medaglie vinte sono state sette e solo per caso e sfortuna non abbiamo ottenuto ori.

Gregorio Paltrinieri prende la mononucleosi a un mese dall’inizio delle Olimpiadi e comunque riesce a vincere un argento folle per la condotta di gara negli 800 sl, vincendo poi anche un bronzo nei 10km in acque libere, Benedetta Pilato viene sopraffatta dalla tensione olimpica e salta in aria, ma nella rana troviamo il bronzo di Nicolò Martinenghi che fa il solletico anche al re, Adam Peaty. Federico Burdisso fa il suo solito numero da circo per vincere il bronzo nei 200 farfalla e Simona Quadarella, nonostante una condizione deficitaria, riesce a strappare un bronzo con i denti negli 800 sl. Scopriamo anche il talento cristallino di Thomas Ceccon, che guida la 4×100 sl all’argento e la mista uomini al bronzo.

In Giappone scopriamo di avere campioni veri, atleti che hanno quasi tutti vissuto la loro prima Olimpiade e hanno risposto da riferimenti per le diverse specialità. Insieme alle medaglie poi abbiamo raggiunto un numero spropositato di finali, 19 e posto le basi per un cammino immaginabile come esaltante da qui in avanti.

E se qualcuno stava aspettando una controprova, i due eventi importanti successivi alle Olimpiadi hanno confermato la bontà del nostro nuoto. Agli Europei di vasca corta di Kazan abbiamo vinto 35 medaglie e scoperto altri atleti assenti o poco performanti a Tokyo, come Matteo Ciampi nei 400 sl, Lorenzo Mora nei 200 dorso, Michele Lamberti soprattutto nel dorso e Alberto Razzetti nei misti tra gli uomini, Francesca Fangio nella rana, Silvia Di Pietro nella farfalla e Sara Franceschi nei misti tra le donne.

Un mese dopo, tutti ad Abu Dhabi per i Mondiali sempre in corta e arrivano le freschissime 16 medaglie, con la conferma dei grandi come Miressi, Martinenghi, Pilato e Quadarella, ma anche un forte colpo da parte dei vari Alberto Razzetti, Matteo Rivolta, Lorenzo Mora e Silvia Di Pietro, i quali vogliono restare in alto dove il nuoto italiano ormai è presente con quasi tutti i suoi effettivi.

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