Kimi Antonelli a Monza ha compiuto un’impresa titanica. Partito diciannovesimo è riuscito a vincere. Pazzesco. Una vittoria pesantissima in ottica titolo Mondiale, giochi quasi chiusi, e pesantissima per l’Italia che a Monza non vinceva da sessant’anni. L’impresa di Kimi ha praticamente oscurato la domenica terrificante di Charles Leclerc, che in tre giri ha commesso due errori che hanno rovinato la sua gara e quella di Hamilton. Il ‘problema' si può risolvere, pure piuttosto facilmente, tocca però prendere una decisione rapida.
Il peso delle aspettative è diventato gigantesco e gli errori fioccano
Ora, sul talento di Charles Leclerc non ci sono discussioni: è un pilota veloce, velocissimo sul giro secco, è riuscito a compiere autentiche imprese soprattutto in qualifica, senza mai avere la vettura migliore. Però arrivati a questo punto non basta più. Il singolo podio celebrato come la scalata dell’Everest non fa bene nemmeno al pilota monegasco, che sembra dover fare i conti con il mondo che lo circonda e che probabilmente non lo aiuta troppo. E a Monza il peso delle aspettative si è mostrato in modo tremendamente lampante.
Da Verstappen a Kimi Antonelli
Salvate il soldato Leclerc, si potrebbe dire facilmente. L’aspetto mentale nella vita e quindi anche nello sport è fondamentale. Ormai non è più il predestinato, e questo è un problema, non perché si debba vincere per forza. Ma perché, forse, Leclerc ha capito che per lui la strada per verso un titolo Mondiale è durissima. Già competere con il coetaneo Verstappen è stata una iattura, ma ora il quasi ventinovenne Charles sfida chi a 20 anni può già vincere il Mondiale e può riscrivere (facilmente) per talento e per età tutti i record della Formula 1.
A Leclerc è rimasto ‘solo' l'orticello rosso
Insomma, Leclerc inizia a sentire metaforicamente il terreno franare sotto i suoi piedi, con il rischio di vivere una vita (meravigliosa) in Formula 1 costellata già di vittorie, pole position, podi e sorpassi meravigliosi ma senza l’alloro, senza il massimo riconoscimento. Dall’esterno sembra che il mondo che lo va a circondare non lo aiuti particolarmente con tutti questi elogi, troppi e a volte stucchevoli, e con perenni giustificazioni.
Lui, Charles, è un ragazzo d’oro, sembra già doversi forzare nel battagliare con il coltello tra i denti, che è invece il pane di Verstappen, e nel passare dal suo orticello calmo e placido alla modalità attacco feroce di tanto in tanto finisce male – sfortunato sì, ma l'errore di Monza, quello che lo ha portato al ritiro, è grave, mentre è un errore ed è stata una mossa tattica poco intelligente la lotta con Lewis.
E c'è un arrembante e ingombrante Hamilton
E forse considerato tutto, Leclerc sta provando a difendere il suo orticello rosso, che negli anni è stato in gran parte tutto suo, vincendo quasi sempre il duello a fine stagione sia con Vettel che con Kimi Raikkonen e Sainz, ma adesso la leadership in squadra gli è contesa da un ingombrante compagno di squadra, Lewis Hamilton, che da par suo, ovviamente, non fa niente per non rivendicare lo status di prima guida, classifica alla mano.
Fare un passo indietro potrebbe essere una soluzione, servirebbe l'intervento di Vasseur. Charles dovrebbe provare ad accettare il ruolo, lasciando lo status di prima guida al suo partner in rosso. In fondo essere la prima guida significa anche oneri e onori, pesantissimi. Così Charles potrebbe vivrebbe anche con maggiore serenità questa fase finale del campionato. Mentre chi lo idolatra e lo difende a spada tratta, pure quando sbaglia come a Monza, dove ha fatto una doppietta al contrario, potrebbe anche trattarlo come tutti gli altri, con onestà e severità quando è necessario.