Perché la F1 si è bloccata a Sepang: le monoposto del futuro non sapevano come andare piano sul bagnato
La Formula 1 più tecnologica di sempre si è fermata in Malesia perché le vetture andavano troppo piano sulla pista bagnata. È successo durante il giro di formazione del Gran Premio del Bahrain corso a Sepang. Pioggia battente, safety car, serpentone di monoposto che procedono a fisarmonica a 35 km/h e il sistema va in tilt. Quattro vetture quasi si fermano, non hanno più gas, per colpa di un bug che blocca l'erogazione della potenza. È la versione ufficiale della FIA: una situazione del genere non era mai stata testata prima. E fa un certo effetto sentire questa spiegazione. Il Circus dei motori che muove centinaia di milioni, che impone budget cap tali da costringere i Team a scegliere tra un pacchetto di aggiornamenti e un giubbotto termico (è il caso di Kimi Antonelli e George Russell in Mercedes), è rimasto spiazzato da una serie di fattori scatenati dal temporale che aveva ritardato la partenza.
Subito dopo la gara, il direttore della monoposto FIA, Nikolas Tombazis, ha svelato il problema banale e quasi imbarazzante che ha semi-paralizzato il GP: il software che gestisce la potenza sul bagnato non era mai stato testato per davvero. "Non siamo riusciti a testare il software in modo così approfondito come avremmo voluto, perché c'è stato pochissimo utilizzo sul bagnato quest'anno, e c'è stata una combinazione di circostanze che ha fatto scattare questo bug". In buona sostanza, non erano pronti a questa eventualità.
Cosa è successo davvero nel giro di formazione a Sepang
Il comunicato ufficiale della Federazione ha fatto luce sull'episodio citando un coincidenza "senza precedenti di basso regime del motore, condizioni di bassa aderenza, impostazioni di gestione dell'energia da bagnato e configurazione dei settori del circuito di Sepang ha portato a una perdita di potenza involontaria per un certo numero di vetture".
La chiave di quanto accaduto sta anche nelle nuove unità di potenza della F1 e nella gestione elettronica del motore attraverso un software: il sistema che limita l'energia a 250 kw sul bagnato era stato provato ma non in condizioni reali di bagnato. E il Gran Premio della Malesia ha rappresentato la prima, vera occasione in cui questa generazione di veicoli ha dovuto affrontare una gara pesantemente influenzata dalla pioggia.
Il bug che ha fermato le vetture sotto la pioggia
Tombazis è andato al cuore del problema tecnico: "Ci sono configurazioni speciali nel software per le condizioni di pioggia, per sicurezza, per prevenire picchi di potenza ma c'è stato un errore nel software e questo ha fatto sì che alcune vetture, quando erano a velocità molto bassa, non fossero più in grado di accelerare di nuovo". MGU-H, che non esiste più nel 2026, manteneva in pressione il turbo azionandolo elettricamente. Adesso il vincolo sull'uso dell'MGU-K e della batteria sotto i 50 km/h (soprattutto nelle procedure di spunto e partenza da fermo) rende la gestione del turbo estremamente critica da parte dei piloti.
Un aggiornamento in extremis del software, successivamente distribuito ai Team perché lo installassero sulle vetture, ha permesso al Gran Premio di riprendere. "Questo problema non era stato rilevato dalla FIA o dai team durante i test o durante i giri verso la griglia – è la parte conclusiva della nota -. La FIA, insieme ai team e ai produttori di Power Unit, intraprenderà una revisione completa del problema".
La perplessità, però, resta assieme al paradosso: le macchine più avanzate della storia della F1 che guarda al futuro si sono fermate perché non sapevano fare la cosa più semplice al mondo. Andare piano sotto la pioggia, dietro una safety car.