La Formula 1 non sa più correre con la pioggia: con il bagnato tutti fermi e i software vanno in tilt

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Quando arriva la pioggia la Formula 1 tendenzialmente si ferma. Rispetto al passato c’è stato un grande cambiamento, che non è dovuto solo alla sicurezza, che resta l’obiettivo primario.

La Formula 1 sta vivendo una fase straordinaria, un'altra età dell'oro, su tutti i livelli. Il GP del Bahrain disputato sul meraviglioso circuito di Sepang in Malesia è stato bello, intenso, emozionante, ma ha messo in luce ancora una volta qualcosa di estremamente negativo: la Formula 1 non riesce più a correre gare sul bagnato. La pioggia che ha regalato gare epiche, ed imprese pure, non fa più parte di questo sport a pieno titolo.

Kimi Antonelli voleva la pioggia

Alla vigilia del weekend malese Kimi Antonelli aveva detto: "Siamo stati fortunati quest'anno, non abbiamo mai trovato la pioggia. Mi piacerebbe averla in Malesia". Sapeva bene che a Sepang, con il monsone dietro l'angolo, era praticamente scontato che l'acqua arrivasse, e con tanta forza. Al di là dell'annotazione extra sportiva, perché il cambiamento climatico porta meno pioggia anche in Formula 1, si è aperta una clamorosa doppia falla quando il diluvio è arrivato puntuale a Sepang, proprio nei pressi dell'orario d'inizio.

La pioggia arriva e in Malesia non si corre

Pioggia, non pioggerellina, pioggia vera, forte, fortissima, i piloti portano cautamente le vetture in griglia, poi il diluvio. Non ci sono le condizioni per correre. Saggia la decisione di non prendere la via della gara in quel momento, però, pian piano con il passare del tempo e il diluvio che stava andando via si è iniziato a capire che si poteva correre. A quel punto, però, il balletto è iniziato.

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Verstappen durante le prime fasi del GP Bahrain disputato a Sepang.

L'obiettivo principale per la F1 è la sicurezza

Una volta, ai tempi di Senna o Schumacher, casco e via, con pista bagnata, a rischio e pericolo (pure troppo talvolta). Adesso, no, si attende, troppo. La sicurezza ovviamente è fondamentale ed è la linea base adottata negli ultimi anni. Si preferisce fermare tutto piuttosto che far correre dei rischi ai piloti.

Poi ci sono anche delle motivazioni tecniche. Le mescole da bagnato sono diverse rispetto a prima, con quelle attuali che offrono un livello di aderenza relativamente basso, spingendo i piloti ad alzare il piede dall'acceleratore. Inoltre le monoposto attuali producono ancora più acqua rispetto a prima, anche se non si vede visto che si corre meno sotto la pioggia. Tutto giusto dal punto di vista della sicurezza, perché è la base per tutti, però dei correttivi si potrebbero trovare per correre seriamente con la pioggia ed evitare che accadano episodi come quelli della Malesia, dove c'è stato anche un mega problema con il software.

Il clamoroso problema del software prima del GP Bahrain

Dopo una lunga attesa la direzione gara ha deciso di far disputare due giri di formazioni dietro la Safety Car e lì è successo di tutto. Verstappen è il primo a rallentare per un problema all'acceleratore. Quando si riprende e va, è Hamilton a bloccarsi. Lewis trema, chiede aiuto, gli dicono di spegnere e riaccendere la sua SF-26. Poi riparte. Problema di software, che hanno riportato ache Leclerc e i piloti di Haas e Cadillac. Un problema con il software, spiegato poco dopo da Tombazis e della FIA.

Il tecnico greco ha fatto sapere che il problema c'è stato perché la Formula 1 quest'anno, con queste nuove regole, con la pioggia ha corso poco e i dati erano pochi, e di fatto c'è stato un bug. Le velocità estremamente basse hanno dato al software una condizione che non era stata prevista né affrontata in passato. Anche in questo caso la ‘colpa' è della pioggia e della scarsa abitudine a vivere la F1 con la pioggia. La risoluzione è stata quella di riprogrammare tutti i software delle 22 vetture e per questo, anche con la pista piuttosto asciugata, e con la pioggia alle spalle c'è stata un'attesa lunghissima per ripartire.

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