MotoGP nel caos per il Qatar, Yamaha annuncia che non parteciperà al GP e 19 piloti non vogliono correre

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La MotoGP è nel caos dopo la decisione di Yamaha di rinunciare al GP in Qatar. E potrebbe non essere l’unico team: “Siamo in 19 piloti a non voler correre lì”.

La situazione nel paddock in MotoGP è rovente in vista del Gran Premio del Qatar. La preoccupazione principale riguarda i rischi per la sicurezza legati all'instabilità in Medio Oriente, unita al timore di sanzioni per chi dovesse rifiutarsi di correre. In questo clima di forte attrito, la Yamaha ha già ufficializzato il proprio forfait, mossa che ha scatenato la dura reazione della MotoGP, pronta a punire la decisione con conseguenze sportive e contrattuali: "A seguito della sua più recente valutazione della situazione in Medio Oriente, Yamaha non ha riscontrato motivi sufficienti per modificare le attuali restrizioni di viaggio in vigore a livello aziendale. Di conseguenza, Yamaha ha informato il Gruppo MotoGP della sua decisione di non partecipare al Gran Premio del Qatar del 2026".

Questa la nota del team seguita dalla risposta della MotoGP: "Riteniamo che tale decisione non sia in linea con le ampie rassicurazioni fornite a tutte le parti interessate al campionato. A seguito di consultazioni con lo Stato del Qatar, il Lusail International Circuit, consulenti indipendenti in materia di sicurezza e il costante processo di valutazione dei rischi adottato dalla MotoGP, non è emerso alcun elemento che giustifichi una modifica ai piani attualmente previsti per l'evento. Oltre alle implicazioni contrattuali derivanti dalla decisione di Yamaha la mancata partecipazione della scuderia comporta anche risvolti di natura sportiva, che dovranno essere gestiti di conseguenza". Nel frattempo a fare da portavoce del malcontento generale dei piloti è stato Jack Miller, le cui dichiarazioni evidenziano una spaccatura profonda: "Siamo 19 o 20 piloti a essere fermamente convinti di non voler andare".

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Il comunicato della Yamaha.

Quello di non andare in Qatar sembra essere un fronte quasi unito contro la trasferta. Secondo l'australiano, ben 19 piloti sono contrari a volare in Qatar, un sentimento condiviso da circa metà del personale del paddock. Il nodo è basato sulla sicurezza e sulla responsabilità. Pur riconoscendo che al momento il Qatar possa essere considerato sicuro, Miller punta il dito contro i pericoli presenti nelle aree circostanti e l'altissima visibilità di un evento globale, che potrebbe esporre tutti a gravi rischi. Per lui le polizze assicurative non bastano: serve che qualcuno dell'organizzazione metta nero su bianco la propria responsabilità firmandone la garanzia: "Se volete che andiamo lì, metteteci lafirma. Non penso sia una richiesta irragionevole".

Dall'altra parte poi c'è la pressione e il rischio ritorsioni. I piloti denunciano di sentirsi trattati come semplici numeri e temono pesanti ritorsioni economiche e sportive, come la revoca delle licenze o sanzioni per i team. Nonostante ciò, il gruppo appare compatto, pur consapevole che la decisione finale non è interamente nelle loro mani: "Possono colpirci in qualsiasi modo, sia economicamente sia dal punto di vista sportivo, attraverso le nostre licenze e così via. E possono esserci conseguenze anche per le squadre. Come ho già detto, il Qatar mi piace, ma non voglio essere obbligato ad andarci". 

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Jack Miller nel paddock in Malesia.

Nel frattempo il primo passo l'ha fatto la Yamaha che seguendo le norme interne dell'azienda, che vietano ai suoi dipendenti di viaggiare in zone di conflitto bellico – come nel caso della regione del Medio Oriente, dove gli Stati Uniti e Israele mantengono vivo un confronto con l'Iran, nel quale sono stati attaccati alcuni paesi del Golfo Persico, tra cui il Qatar –  ha annunciato che non parteciperà al Gran Premio del Qatar.

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