Loris Reggiani: “Telecronaca di Meda e Sanchini troppo a favore di Valentino Rossi e VR46. Mi sono scontrato con Guido”
Loris Reggiani torna a criticare le telecronache della MotoGP di Guido Meda e Mauro Sanchini, accusandole di riservare un trattamento troppo favorevole a Valentino Rossi e ai piloti legati al mondo VR46. L'ex pilota, che per dieci anni ha affiancato Meda nelle telecronache Mediaset, ritiene che questa preferenza sia ancora evidente e porta un esempio preciso: Francesco Bagnaia sarebbe stato trattato meglio di Enea Bastianini. Una questione che, racconta, lo aveva già portato a scontrarsi con Meda e con la redazione prima del suo addio nel 2012.
A rendere ancora più particolari queste dichiarazioni è il contesto in cui sono arrivate. Reggiani le ha pronunciate infatti nel podcast di Andrea Migno, uno dei piloti cresciuti nella VR46 Riders Academy, amico di vecchia data del "Dottore" e tuttora membro dello staff della squadra MotoGP di Valentino Rossi, per cui lavora come coach e analista video. Le critiche al trattamento privilegiato riservato al mondo VR46 sono dunque arrivate durante una conversazione con una persona che di quel mondo fa parte da oltre dieci anni.

Reggiani contro le telecronache MotoGP di Meda e Sanchini: "Bagnaia trattato meglio di Bastianini"
Intervenuto proprio nel podcast Mig Babol di Andrea Migno, in una puntata pubblicata il 4 novembre ma registrata a gennaio, Reggiani ha spiegato di non essere contrario al tifo per i piloti italiani. Il problema, secondo lui, nasce quando il sostegno a uno di loro finisce per penalizzare gli altri.
"La telecronaca, secondo me, è sempre stata un po' troppo spostata verso Valentino Rossi. E non dico che non fosse giusto, perché sono assolutamente convinto che se fai la telecronaca in una TV italiana devi tifare italiano. Quindi è giusto che, se la lotta è Valentino Rossi contro Stoner, si tifi Rossi" ha premesso l'ex pilota Aprilia.
Il discorso però cambia quando a essere coinvolti sono due connazionali: "Quello che a me non piaceva, e non mi è mai piaciuto, è quando questo tifo per Valentino era contro o a sfavore di un altro pilota italiano, che potesse essere Melandri o Dovizioso. Gli italiani, secondo me, andrebbero trattati tutti nello stesso modo".
Poi la critica alla coppia che oggi racconta la MotoGP su Sky: "Ancora adesso, a un certo punto, ho visto Bagnaia trattato meglio di Bastianini. Tutto quello che è VR46, Valentino Rossi, secondo me è troppo esaltato rispetto agli altri. Si trovano più facilmente le scuse per questi piloti piuttosto che per altri".
E su Meda e Sanchini aggiunge: "Nonostante Guido ci provi, o si sforzi di cercare di non sembrare, è abbastanza trasparente. E poi c'è Sanchini che ci mette il carico. Alla fine non mi piace".
Gli scontri con Guido Meda e il motivo dell'addio alle telecronache
Non è la prima volta che Reggiani esprime queste perplessità. Già nel 2012, quando lasciò Mediaset dopo dieci anni al fianco di Meda, aveva criticato l'impostazione delle telecronache troppo favorevole a Rossi. Nel podcast ricorda anche i contrasti di quel periodo: "Mi sono sempre anche in qualche modo scontrato con Guido e con la redazione". Lo stesso Meda, in un'intervista esclusiva a Fanpage.it, aveva difeso il proprio modo di raccontare Valentino Rossi: "Non mi posso giustificare per come l'ho narrato, sono sempre stato così".
La divergenza editoriale, però, non fu l'unica ragione dell'addio. Dopo dieci anni di trasferte, Reggiani aveva perso interesse per quel lavoro e approfittò di una riduzione del budget che avrebbe comportato, secondo il suo racconto, un sostanziale dimezzamento dello stipendio. "Mi sembrava di rubare uno stipendio, passami il termine. È una roba troppo semplice, troppo stupida da fare", racconta aggiungendo poi "Dopo dieci anni, sinceramente, ne avevo le scatole piene".
Un giudizio sul mestiere di commentatore che non cancella la questione rimasta aperta nel suo rapporto con il racconto televisivo della MotoGP: per Reggiani, tifare un pilota italiano contro uno straniero è legittimo. Farlo a discapito di un altro italiano, invece, non lo è.