La reazione di Kimi Antonelli alla pole in Giappone spiega cos’ha di speciale: “Peccato per l’errore”

La seconda pole consecutiva di Kimi Antonelli in Formula 1 racconta già molto. Nelle qualifiche a Suzuka, pista che non perdona e che separa i veri talenti dagli altri, nel momento decisivo il 19enne della Mercedes ha fermato il cronometro sull'1:28.778, precedendo il compagno di squadra George Russell di tre decimi e Oscar Piastri, con Charles Leclerc quarto. Per il bolognese è la seconda partenza al palo di fila dopo la prima della carriera centrata in Cina, in una qualifica che ha confermato la superiorità Mercedes sul giro secco e mandato un altro segnale forte al campionato.
Ma ciò che è balzato subito agli occhi non è soltanto la pole, ma anche il modo in cui l'ha vissuta. Perché appena sceso dalla macchina, invece di lasciarsi andare all'euforia, ha fatto ciò che fanno i piloti speciali: ha guardato subito al dettaglio che non aveva funzionato. "Sono molto contento. È stata una sessione buona e pulita. Mi sono sentito bene in macchina. Ad ogni tentativo continuavo a migliorare. Peccato per l'errore all'ultimo giro, ho avuto un bloccaggio in Curva 11, però è stato anche quello un buon giro" ha infatti detto a caldo ai microfoni della F1. In una giornata da celebrare, lui ha scelto di partire dall’errore. Ed è proprio questa la differenza.

Perché la reazione dopo la pole a Suzuka fa capire chi è davvero Kimi Antonelli
La particolarità, se così la si vuole chiamare, sta tutta qui: Antonelli non si è comportato da ragazzo travolto dal momento, ma da pilota già abituato a guardare oltre il risultato. Ha centrato la pole su uno dei circuiti più difficili del Mondiale, rifilando tre decimi al leader del campionato che corre con la sua stessa macchina, eppure il suo primo pensiero non è stato la storia che aveva appena scritto, ma il margine che aveva lasciato per strada. Anche per questo colpisce quasi più la reazione della pole stessa.
Il resto viene di conseguenza. L'italiano arriva da un weekend costruito bene, senza strappi, con una crescita continua sessione dopo sessione. In Giappone ha dato un'altra dimostrazione di pulizia, controllo e lucidità, confermando quanto aveva già mostrato a Shanghai, dove alla prima pole (che lo aveva reso il poleman più giovane di sempre in F1) aveva fatto seguire anche la prima vittoria in carriera. Ora scatterà ancora davanti a tutti, con Russell al suo fianco in una prima fila tutta Mercedes e con le McLaren e le Ferrari costrette a inseguire dalla seconda e terza fila.

Poi, certo, c'è anche il lato emotivo, quello che lo tiene vicino alla sua età e alla gente. "Sveglierò tutta l'Italia domani", ha detto sorridendo, prima di ringraziare il pubblico di Suzuka: "I fan in Giappone sono incredibili, c'è tantissima passione". Ma anche lì, senza perdere il fuoco vero: la gara. Perché Kimi Antonelli può pure avere 19 anni, ma continua a ragionare già da grande. Ed è questo, più ancora della pole, che spiega perché il talento italiano sia speciale.