Monaco si prende com'è: un circuito ricavato interamente nella viabilità urbana di Monte Carlo, incastrato tra porto, palazzi e strade che non puoi allargare per decreto.
Madrid, invece, è un progetto del 2026 ed è cittadino solo in parte. Dei suoi circa 5,4 chilometri, appena 1,3 utilizzano vere strade pubbliche; il resto passa nell'area di IFEMA e Valdebebas, tra viali interni e sezioni realizzate appositamente per il tracciato.
Insomma, a Monaco il problema te lo consegna la geografia. A Madrid te lo sei creato da solo.
Per anni la Formula 1 ha spiegato che Monte Carlo non poteva vivere soltanto della propria storia. Nel 2022, con il contratto in scadenza, la sua permanenza nel calendario fu davvero in bilico: pesavano questioni economiche e commerciali, certo, ma anche una pista ormai inadatta alle dimensioni delle monoposto moderne e capace troppo spesso di trasformare la domenica in una processione. Tanto che nel 2025 la FIA arrivò addirittura a inventarsi due soste obbligatorie con l'obiettivo dichiarato di migliorare lo spettacolo.
Perfetto. Poi arriva il nuovo circuito di Madrid, il Madring. Una pista creata da zero. Foglio praticamente bianco. Simulatori, software, dati, monoposto note nelle dimensioni, nelle power unit e nell'aerodinamica. E soprattutto anni di lamentele su quanto sia fondamentale poter seguire un'altra macchina e attaccarla.
Talmente fondamentale che nel 2026 hanno perfino sostituito il DRS con nuovi sistemi pensati per favorire i duelli, riuscendo nel frattempo a inventare quella F1 da Mario Kart che adesso stanno già cercando di correggere. Ma questa è un'altra storia.
Gli organizzatori avevano presentato Madrid come un circuito progettato pensando allo spettacolo, con diverse zone di sorpasso. Carlos Sainz, coinvolto come ambasciatore e consulente, aveva parlato di rettilinei e frenate sufficientemente larghi da produrre battaglie e prevedeva parecchi sorpassi.
Poi sabato arriva Max Verstappen e, con quella fastidiosa abitudine che hanno i piloti di guidare davvero al limite le macchine, dice di stare ancora cercando una curva nella quale poter sorpassare. Chiede perfino che in futuro vengano coinvolti maggiormente i piloti nella progettazione dei circuiti.
Domenica scopriamo che non stava facendo lo schizzinoso. Norris raggiunge Verstappen nel finale e lì resta, anche quando Max ha una piccola defaillance. Macchine più veloci rimangono bloccate dietro vetture più lente. Anche le categorie propedeutiche avevano già mandato segnali piuttosto eloquenti.
Poi arrivano i numeri, che hanno il brutto vizio di togliere spazio alle interpretazioni: a Madrid si sono registrati appena 4 sorpassi dopo il primo giro, contro una media stagionale fino a quel momento di 61. Il 94% in meno. Persino Monaco, quest'anno, ne aveva prodotti 10.
Il debutto della pista dunque produce esattamente il tipo di gara che si poteva immaginare semplicemente guardandone il disegno. Ed è qui che l'obbrobrio madrileno smette di essere una questione di gusti e diventa un problema sportivo. La miglior recensione del Madring, in fondo, è arrivata meno di 24 ore dopo: stanno già pensando a come cambiarlo.
Monaco almeno ha una scusa, Madrid no. Sui social il Madring è diventato rapidamente "Monaco 2.0". Qualcuno ha trovato una definizione persino migliore: "Monaco senza la storia di Monaco". E, depurata la battuta dalla sua inevitabile dose di cattiveria, la sostanza resta esattamente quella.
Monte Carlo non può abbattere palazzi, allargare il porto o spostare Sainte Devote perché una Formula 1 del 2026 ha bisogno di qualche metro in più. Madrid invece è stata costruita oggi. Ed è questo che rende difficile perdonarle ciò che a Monaco si perdona da decenni.
La Monumental sarà anche spettacolare. Le macchine tra i muri sono bellissime da vedere in qualifica. Guidare lì è complicato, rischioso, persino affascinante. Ma un circuito di Formula 1 dovrebbe avere un'altra caratteristica piuttosto secondaria: permettere alle Formula 1 di correre davvero tra loro.
Altrimenti non abbiamo costruito una pista. Abbiamo costruito uno splendido set televisivo da percorrere in fila indiana. Perfetto, per carità. Soprattutto se la domenica dopo pranzo avevate già programmato una siesta.