Se qualcosa può andar male, lo farà. La "legge di Murphy" sembra scritta proprio per Valentino Rossi che al debutto mondiale in MotoGp è costretto a incassare un ritiro tanto indigesto quanto mortificante. Non è caduto e nemmeno s'è fatto male com'è successo a Marc Marquez (protagonista di un violento incidente a quattro giri dal termine) ma a sette giri dal termine s'è ritirato. E l'immagine della sua moto ferma vicina al muretto, a bordo pista, con le ruote piene di fango, mentre il "dottore" si appoggia alla balaustra e resta a capo chino, è il simbolo di quanto sarà dura la stagione per il pilota di Tavullia. Se questo è l'inizio… figurarsi cosa potrà accadere in seguito.

Scattato nelle retrovie, Rossi non è mai riuscito a dettare il ritmo né è riuscito a tenere il passo degli altri piloti. Nemmeno l'orgoglio gli è servito quando, trovandosi in nona posizione a 8″ dal leader della corsa, ha lasciato pista libera a Marquez. Nemmeno ci ha provato a duellare con lo spagnolo. Come avrebbe potuto? È l'anticamere del ritiro che avverrà poco dopo.

"La gara sarà difficile, perché sarà molto lunga e ci sarà molto caldo – aveva detto il ‘dottore' alla vigilia della gara -. Sarà dura per i piloti, per le moto, per le gomme, sarà una domenica tosta". Alla luce di quanto accaduto, le parole di Rossi sono sembrate una profezia rispetto all'andamento della prima prova mondiale. A livello personale la delusione non può che essere grandissima: dalle gomme (tra libere e poi qualifica) fino ai problemi meccanici, dalle critiche al suo stile di guida alla replica piccata dello stesso pilota, quello di Rossi è stato un debutto iridato fallimentare e da lasciarsi in fretta alle spalle. Nel caldo torrido di Jerez de la Frontera la sagoma del pilota "numero 46" non è un miraggio ma la triste realtà delle difficoltà del momento.