Horner incassa una cifra inimmaginabile per il licenziamento: la buonuscita Red Bull è mostruosa

Il siluramento di Christian Horner da team principal della Red Bull rischia di trasformarsi in un salasso milionario per la scuderia austriaca. Dopo vent'anni al timone della squadra di Milton Keynes, il dirigente britannico ha lasciato l'incarico operativo con effetto immediato lo scorso 9 luglio. Ma resta a libro paga mentre i legali trattano la sua uscita. In ballo c'è una buonuscita da capogiro.
Secondo il Telegraph, la cifra che Red Bull dovrà sborsare per chiudere il rapporto con Horner supera i 58 milioni di euro, ma potrebbe toccare addirittura i 70 milioni, come ipotizza la stampa olandese. Una somma mostruosa, legata a un contratto che sarebbe valido fino alla fine del 2030: ancora cinque anni e mezzo di stipendio da saldare.
Gli ultimi documenti contabili di Red Bull Technology Ltd mostrano che il manager più pagato del gruppo – quasi certamente Horner – ha incassato 8,92 milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro) nel 2023, in crescita rispetto agli 8,04 milioni di sterline (circa 9 milioni di euro) del 2022. Una cifra destinata probabilmente ad aumentare nel 2024, alla luce del quarto titolo piloti consecutivo conquistato dal team.

Una figura chiave nei successi Red Bull
Horner ha guidato la Red Bull dalla sua fondazione nel 2005 a oggi, collezionando 124 vittorie, 8 titoli piloti e 6 costruttori, contribuendo a costruire uno dei cicli più dominanti della storia della Formula 1. Nel 2023 il team è arrivato a un passo dal vincere tutte le gare stagionali, chiudendo l'anno con un dominio schiacciante.
Ma il suo ruolo non si è limitato alla gestione sportiva: Horner è stato anche un protagonista nei rapporti commerciali, facilitando partnership strategiche per Red Bull Racing e per il team gemello Racing Bulls. Secondo indiscrezioni, è stato lui a portare sponsor del calibro di Visa e Cash App sulla seconda squadra della galassia Red Bull.

Un contributo a 360 gradi che rende ancora più costosa la sua uscita. La società potrebbe essere costretta a versare integralmente l'importo residuo del contratto, compresi bonus e premi previsti in caso di permanenza in carica.
Il nodo del budget cap e le implicazioni finanziarie
In base alle attuali normative finanziarie della F1, Horner figura tra i tre stipendi più alti del team, quindi esclusi dal tetto massimo di spesa. Tuttavia, non è ancora chiaro come verrà classificata l'eventuale buonuscita: le esenzioni per le indennità di fine rapporto sono valide solo fino al 2022.
Nel 2025 il budget cap è fissato a 140,4 milioni di dollari (circa 120 milioni di euro), ma nel 2026 salirà a 215 milioni di dollari (184 milioni di euro), con l'inclusione di nuove voci contabili. Resta da capire se e quanto la liquidazione a Horner influirà sui conti del team in vista della prossima stagione.

Un futuro ancora aperto
Secondo i legali di Red Bull, Horner potrebbe trovare presto una nuova squadra, e questo ridurrebbe l'onere economico dell'accordo. Il suo nome resta molto richiesto nel paddock, nonostante lo scandalo di "sexting" che lo ha travolto lo scorso anno. Accuse da cui è uscito scagionato da due indagini interne, dopo aver negato qualsiasi comportamento scorretto nei confronti della dipendente che lo aveva accusato, ma delle quali dovrà rispondere nel processo che inizierà a gennaio 2026 (mese in cui dovrebbe scadere anche il suo periodo di "leave gardening")
A sostituirlo nel ruolo di CEO di Red Bull Racing è stato Laurent Mekies, ex team principal di Racing Bulls. Ma il vuoto lasciato da Horner è enorme. Più di cinque anni di contratto ancora da onorare e un'eredità sportiva, politica e commerciale difficilmente replicabile.
In attesa della conclusione dell'accordo legale, resta solo una certezza: il licenziamento di Horner non sarà né economico né indolore per Red Bull.