Il GP d’Australia, gara inaugurale del campionato Mondiale di Formula 1 2020, è stato cancellato in seguito al riscontro della positività al Coronavirus di uno dei tecnici della McLaren. Liberty Media e Fia hanno già annunciato anche il rinvio a data da destinarsi dei successi GP in Bahrain e Vietnam con la nuova stagione F1 che adesso dunque dovrebbe partire il 3 maggio dall’Olanda, diffusione del CoVid-19 permettendo (qui gli aggiornamenti in tempo reale con le ultime notizie sulla situazione dell’emergenza sanitaria in Italia e nel resto del mondo). Ma a tenere banco nel Circus in queste ore è ancora il processo decisionale che, a poche ore dall’inizio della prima sessione di prove libere, ha portato all’annullamento del gran premio di Melbourne.

Team riuniti con Ross Brown a Melbourne: blocco Ferrari vs blocco Red Bull, lo stallo iniziale

A prendere la decisione finale infatti sarebbero state le scuderie riunitesi nella notte australiana (tra giovedì e venerdì) insieme al boss dell’area sportiva della Formula 1, Ross Brown. La decisione però non è stata presa all’unanimità e non ha avuto una gestazione così semplice come si è portati a pensare. In principio, difatti, i team erano divisi in due blocchi equipollenti: Ferrari, Alfa Romeo, Renault e, ovviamente, McLaren sostenevano la linea della cancellazione; Red Bull, Alpha Tauri, Racing Point, e Mercedes invece volevano scendere in pista; mentre Williams e Haas si sarebbero invece accodate alla maggioranza. Una spaccatura dunque che non ha permesso di prendere una decisione immediata.

I dissidi in casa Mercedes: Toto Wolff vuole andare avanti, Lewis Hamilton per lo stop

A questo punto viene da chiedersi: come si è rotto questo stallo e come si è arrivati alla decisione finale di cancellare il Gran Premio d’Australia? Per rispondere a questa domanda bisogna aprire prima una piccola parentesi. Tra i dieci team, infatti, ce ne era uno che, pur schierandosi inizialmente sul fronte di chi volesse proseguire, a causa di alcuni dissidi interni, non aveva una posizione ferrea come gli altri seduti al tavolo. Si tratta della Mercedes che, stando alle indiscrezioni, vedeva il team principal Toto Wolff favorevole ad andare avanti contrapposto al proprio uomo di punta, il sei volte campione del mondo Lewis Hamilton che, invece, voleva che la gara fosse annullata (e ciò non era difficile da intuire date le pesanti accuse rivolte agli organi di governo della Formula 1 nella conferenza stampa precedente all’annuncio della positività al Coronavirus del tecnico della McLaren).

L’intervento decisivo del boss Daimler: la Mercedes cambia fronte

Decisivo a questo punto sarebbe stato l’intervento di Ola Kallenius, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Daimler, che con una telefonata avrebbe cambiato le carte in tavola. Il numero uno della holding a cui fa capo la scuderia anglo-tedesca, infatti, preoccupato della salute degli uomini Mercedes lì a Melbourne, ma anche delle possibili ripercussioni che in termini di immagine la scelta avrebbe avuto sulla casa di Stoccarda, avrebbe “consigliato” a Toto Wolff di rivedere la propria posizione.

Mercedes passa con Ferrari e le altre: il GP d’Australia viene cancellato

Da qui sarebbe dunque arrivato il cambio di fronte della scuderia con sede a Brackley che ha rotto gli equilibri e fatto optare per la cancellazione del GP d’Australia con una votazione finale che ha visto sette team favorevoli all’annullamento (Ferrari, Alfa Romeo, McLaren, Renault, Mercedes e anche Williams e Haas accodatesi alla maggioranza) e solo tre squadre contrarie (Red Bull, Alpha Tauri e Racing Point). Mistero svelato dunque. A differenza del perché la comunicazione ufficiale della cancellazione del gran premio sia stata data da Formula 1 e Fia con colpevolissimo ritardo (quando un gran numero di spettatori si era ormai radunato davanti ai cancelli del circuito dell’Albert Park) che, invece, resta ancora un mistero.