Caro Fred Vasseur, stavolta devo darle ragione. Se le notizie negative danneggiano così tanto i risultati della Ferrari, forse dovremmo smettere di raccontare le sconfitte, gli errori strategici e le occasioni sprecate. Magari basterebbe qualche settimana senza critiche per vedere Hamilton e Leclerc dominare il Mondiale.
Peccato che gli articoli favorevoli non producano carico aerodinamico o regalino cavalli aggiuntivi al motore. Altrimenti a Maranello avrebbero già trovato il modo di far andare più forte la SF-26 senza nemmeno passare dalla galleria del vento.
Lei sostiene che le notizie negative sulla Ferrari abbiano ripercussioni sulle 1.500 persone che lavorano a Maranello, finendo per danneggiare enormemente i risultati. Nel 2025 aveva già attaccato la stampa italiana per le indiscrezioni sul futuro dei suoi collaboratori. Allora difendeva persone e famiglie dalle possibili conseguenze di notizie infondate. Una posizione comprensibile. Stavolta, però, il discorso è diverso.
Perché, caro Vasseur, dopo quasi quattro anni sembra non aver ancora capito dove si trova.
La Ferrari è la squadra più prestigiosa della Formula 1 anche perché milioni di persone vivono ogni sua gara con un coinvolgimento che altrove difficilmente si ritrova. È quella passione ad alimentare il fascino del Cavallino, a rendere Maranello una destinazione ambita da piloti e ingegneri e la sua poltrona una delle più prestigiose del motorsport. Pretendere di godere di tutto questo senza accettarne le conseguenze sarebbe piuttosto comodo.
Lei è arrivato nel 2023. Nel 2024 ha portato la Ferrari a 14 punti dal titolo Costruttori, e sarebbe scorretto dimenticarlo. Nel 2025, però, la squadra è scivolata al quarto posto senza vincere un Gran Premio. Ora guida una Ferrari costruita dopo anni di riorganizzazione, con uomini e scelte tecniche che portano sempre più chiaramente l'impronta della sua gestione. Ha vinto due gare, ma il Mondiale rimane lontano.
Sono questioni di cui chiedere conto a chi dirige la squadra. Non complotti per destabilizzarla.
C'è poi un dettaglio, caro Vasseur (o forse dovrei dire cher Vasseur, per non metterla ulteriormente in difficoltà), che alimenta i miei sospetti sul suo disorientamento spaziale.
Dopo quasi quattro anni a Maranello, lei continua a riservare l'italiano per le conversazioni brevi e le battute, come ha spiegato candidamente qualche mese fa al Corriere della Sera. Per il lavoro preferisce l'inglese.
Toto Wolff, che dirige la Mercedes, di Mondiali ne ha vinti parecchi e la Ferrari non l'ha mai guidata, riesce invece a concedere interviste intere nella nostra lingua. Pensi, ha trovato persino il tempo di difendere lei, e lo ha fatto parlando italiano.
Naturalmente nessun regolamento impone al team principal della Ferrari di parlare italiano. E conoscere una lingua non fa guadagnare decimi sul giro. Ma dopo quattro anni un po' di curiosità verso il Paese, la storia e la cultura della squadra che si rappresenta non guasterebbe.
Anche perché, visto che lamenta tanto le conseguenze delle notizie negative, parlare direttamente in italiano con la stampa italiana potrebbe persino tornarle utile. E magari la aiuterebbe anche ad accorciare quella distanza che inevitabilmente si crea quando si continua a parlare un'altra lingua con i tifosi e gli addetti ai lavori di una squadra che rappresenta molto più di un semplice team di Formula 1.
Enzo Ferrari conservava in un armadio i componenti delle sue vetture che si erano rotti in gara. Li chiamavano gli errori: servivano a studiare i guasti e capire come evitare che si ripetessero. Il fondatore considerava il secondo classificato il primo degli sconfitti.
Chissà cosa avrebbe messo in quell'armadio dopo gli errori strategici di Sepang. Difficile immaginare una rassegna stampa.
E sa chi, nelle ultime ore, ha pronunciato parole molto più vicine alla mentalità del fondatore della scuderia che lei guida? Max Verstappen. E lo ha fatto in quella che è stata superficialmente etichettata come una stoccata alla Ferrari. In realtà ha spiegato di rispettare profondamente la Ferrari, ma di non vedere alcun senso nel trasferirsi a Maranello per lottare per il quinto o sesto posto. Lui vuole vincere.
Verstappen, che alla Ferrari non vuole andare a queste condizioni, sembra aver capito meglio di chi la dirige perché per decenni i piloti hanno sognato di correrci. E perché quella poltrona è una delle più ambite della Formula 1.
Lei stesso ha detto che il traguardo non è arrivare alla Ferrari, ma vincere con la Ferrari. Ottimo. È proprio per questo che le vengono chieste spiegazioni quando non ci riesce.
Caro Vasseur, mi permetto di darle un consiglio: se vuole davvero che la stampa smetta di raccontare le sconfitte della Ferrari, c'è un sistema infallibile. Cominci a vincere.