Carlo Vanzini dopo la cura innovativa: “Mi hanno tolto tutto, non ci sarà chemio o radioterapia”

La Formula 1 è ripartita stanotte in Australia, col dominio annunciato delle Mercedes che si è confermato in pista e le Ferrari promettenti con terzo e quarto posto di Leclerc e Hamilton. I telespettatori italiani hanno ritrovato l'abituale voce su Sky Sport di Carlo Vanzini, le cui condizioni di convalescenza dopo l'intervento di rimozione del tumore al pancreas diagnosticatogli lo scorso giugno gli hanno tuttavia impedito di recarsi in loco a Melbourne: la telecronaca è stata fatta dagli studi di Milano. Il 54enne giornalista adesso sta bene ed è fiducioso sulla piena guarigione, confortato in tal senso anche dai medici che lo hanno operato.
Carlo Vanzini: "Ho seguito un protocollo sperimentale, prima dell'intervento sessioni in palestra impegnative"
Vanzini racconta nei dettagli l'approccio innovativo alla cura di una malattia particolarmente aggressiva, che viene associata ad aspettative di vita di non lungo periodo: "È stata un'emozione pazzesca riaprire una diretta, ma stancante – racconta Carlo sul suo ritorno in azione – Vuoi per la ferita che deve rimarginarsi, vuoi perché ho perso 9 chili dopo l'operazione e 5 prima di farla, mi sento fiacco un po' fiacco. Diciamo che sono al 60 per cento, ma felice di aver ripreso a fare il mestiere che amo. Spero di tornare in trasferta per il Gran Premio di Miami, il 3 maggio".
"I medici mi hanno detto che hanno tolto tutto e che non ci sarà bisogno di fare chemioterapia o radioterapia – spiega Vanzini al ‘Corriere della Sera' – Ho seguito un protocollo sperimentale. Dopo 11 sedute di chemioterapia, perché la 12sima me l'hanno abbuonata, ho affrontato la preparazione atletica all'intervento, d'intesa con una nutrizionista e una psicologa. Ho fatto sessioni in palestra impegnative, ma necessarie: aver perso 5 chili prima dell'operazione ha permesso che l'intervento durasse un'ora di meno. I medici sono stati i miei angeli. La malasanità fa sempre più notizia, e invece non saremo mai grati abbastanza al loro lavoro incredibile dietro le quinte. Li ho visti piangere per pazienti che non ce l'hanno fatta".
Il chirurgo che ha operato Vanzini per il tumore al pancreas: "Era inoperabile, un grande successo"
Già i medici: Stefano Crippa è il chirurgo che lo scorso 29 gennaio ha operato Vanzini all'ospedale San Raffaele di Milano. Il professore spiega bene in cosa consiste l'approccio terapeutico innovativo cui è stato sottoposto il telecronista: "E' stato curato con un protocollo ‘nuovo' e tutto italiano, messo a punto all'ospedale San Raffaele. Ne andiamo molto fieri. Si tratta dello studio CASSANDRA, pubblicato a dicembre 2025 sulla rivista scientifica Lancet, coordinato da Michele Reni, primario dell'Oncologia del San Raffaele e totalmente finanziato da associazioni di pazienti. Quello di Vanzini è stato un percorso ‘speciale' dal punto di vista chirurgico, ma non solo. Abbiamo rimosso tutte le parti interessate dal tumore: il corpo e la coda del pancreas, la milza e, cosa molto più rara, il tripode celiaco, una grossa arteria che vascolarizza gli organi vicini, sfruttando ‘strade alternative' per far arrivare il sangue dall'aorta addominale a stomaco e fegato".
Crippa scende in ulteriori dettagli: "Lo studio è nato per capire con quale tipo di chemioterapia si potessero ottenere i risultati migliori pazienti con un adenocarcinoma del pancreas in stadio avanzato. Ha dimostrato che lo schema PAXG (una combinazione di farmaci chemioterapici autorizzata dall'Agenzia Italiana del Farmaco nel gennaio 2020 per il trattamento del tumore del pancreas in fase avanzata) può essere considerato come riferimento per la chemioterapia preoperatoria ed è oggi il nostro standard di cura per tutti i pazienti con tumore del pancreas. Vanzini, dopo 12 cicli di PAXG, ha risposto particolarmente bene: il suo tumore, che era inoperabile al momento della diagnosi, è regredito. E abbiamo poi potuto asportarlo in modo completo. Se possiamo dire che è guarito? Oggi le terapie sono finite e inizia il periodo del follow up, dei controlli, che dureranno per almeno cinque anni. Se tutto va bene Carlo potrà dirsi guarito. Un successo grande della medicina, perché fino a pochi anni fa per i pazienti inoperabili non avevamo grandi speranze da offrire".