Pensate a una tappa di 198 chilometri sotto 40 gradi. Pensate a un manipolo di coraggiosi che a due chilometri dalla partenza si armano di coraggio e tentano di andare in fuga. Pensate alla fuga che acquista un vantaggio importante e a quel manipolo di uomini, che in fondo sono come operai in cerca di fortuna, che iniziano a sperare di andare al traguardo, vincere la tappa, dare una svolta alla propria carriera e alla propria vita. Poi pensate che quel sogno si infrange a un chilometro dall'arrivo, quando ormai sembrava fatta. E' il riassunto della tredicesima tappa del Tour de France, da Muret a Rodez: quegli uomini sono Cyril Gautier (Europcar), Alexandre Geniez (FDJ), Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), Wilco Kelderman (Lotto-Jumbo), Nathan Haas (Garmin) e Pierre-Luc Périchon (Bretagne). Buoni corridori, di certo non campioni, alle prese con quella che sembra l'occasione della vita, infranta a meno di mille metri dal traguardo dalla rimonta del gruppo. La vittoria finale infine è andata a Greg van Avermaet, che sulla rampa finale ha avuto la meglio su Peter Sagan in uno spint a due al cardiopalma.

Gli uomini di classifica hanno approfittato della tappa odierna per tirare il fiato dopo i Pirenei. Chris Froome ha ben controllato, cercando di allungare nelle ultime centinaia di metri per rosicchiare qualche secondo ai rivali diretti. E' stato bello vedere alle sue spalle Vincenzo Nibali, apparentemente pimpante e sveglio dopo giorni di cocenti delusioni e tensione alle stelle. Il siciliano si è concesso anche ai giornalisti dopo i silenzi e le recenti polemiche con la stampa ed ha dichiarato: "Corro giorno per giorno, la classifica finale è decisamente compromessa, ma vedremo cosa saprò fare". E sulla frazione odierna: "Mai sentito tanto caldo. Le temperature erano così alte che mi sono esplose entrambe le gomme".