L’eterna sfida Pantani-Pogacar: secondo l’ultima simulazione il Pirata è ancora Re sull’Alpe d’Huez

È più forte Marco Pantani o Tadej Pogacar? Chi detiene davvero il record sull’Alpe d’Huez? Domande che da sempre dividono il ciclismo. In trent’anni sono cambiati materiali, allenamento, alimentazione e approccio alla gara: il solo tempo di scalata non basta più. Eppure una simulazione di Velora ha provato a mettere ordine: a parità di attrezzatura 2026, Pantani risulterebbe più veloce di Pogacar sia nel 1995 sia nel 1997.
Il punto debole di ogni confronto Pantani-Pogacar: le epoche diverse
Confrontare prestazioni distanti di tre decenni significa mettere sullo stesso piano due ciclismi diversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce il lavoro di Velora, piattaforma mediatica specializzata in ciclismo, nota per le sue analisi basate sui dati e le simulazioni tecniche: non incoronare un vincitore assoluto, ma isolare la variabile tecnologica e vedere cosa succede se si livellano le condizioni di partenza. Una sentenza definitiva? No. I tifosi resteranno sulle proprie posizioni. Qualcuno, però, ha preferito affidarsi ai numeri e ha chiesto al modello: "Cosa succederebbe se entrambi avessero la stessa prestazione ma con la bici del 2026?".
Pantani vs Pogacar: cosa “pesa” davvero nel confronto tra ieri e oggi
Velora, mette al centro l’attrezzatura. Il modello stima il guadagno generato da peso della bici, resistenza degli pneumatici, aerodinamica ed efficienza della trasmissione: complessivamente 97 secondi a favore di Pantani. I tempi del Pirata verrebbero così corretti a 35:13 (dal 36:50 del 1995) e 35:17 (dal 36:55 del 1997). Solo il 1994 (da 37:15 a 35:37) resterebbe dietro al 35:27 realizzato da Pogacar sull’Alpe d’Huez al Tour 2026. La simulazione, lo ammettono gli stessi autori, considera però solamente la variabile tecnica e lascia fuori tutto il resto.

Oltre i numeri: cosa resta davvero del confronto tra il Pirata e Pogi
I tifosi di Pantani hanno ora un argomento in più: a parità di mezzi il Pirata torna davanti. Quelli di Pogacar rispondono che lo sloveno ha appena polverizzato un record rimasto intoccabile per oltre trent’anni e che i suoi risultati parlano già da soli. Dal nostro punto di vista, però, fermarsi qui sarebbe riduttivo. La simulazione di Velora isola con chiarezza la variabile tecnologica, ma non può né pretende di esaurire il confronto. Restano fuori fattori determinanti: i progressi nell’alimentazione e nel recupero, l’evoluzione scientifica degli allenamenti, gli studi sempre più raffinati sull’aerodinamica della posizione in sella e, non ultimo, il contesto agonistico completamente diverso.

Ognuno di questi elementi, se introdotto nel calcolo, potrebbe ribaltare l’esito attuale e restituire a Pogacar il primato, oppure allargare ulteriormente il margine di Pantani. È proprio questa incertezza a rendere la sfida infinita e va bene così. Perché è proprio il dubbio a tenere viva la narrazione, a far discutere generazioni diverse di appassionati e a continuare ad alimentare il fascino di uno sport straordinario e dei suoi campioni.