Claudio Chiappucci: “Pogacar non mostra mai fatica, non suda. È impossibile. Mai visto in vita mia”

Tadej Pogacar ha vinto il suo quinto Tour de France non da dominatore, di più. Abbiamo assistito a una superiorità come poche volte nella storia dello sport. Jonas Vingegaard, prima del suo ritiro a causa della caduta, era secondo a distanza siderale dal campionissimo sloveno, che a 27 anni ha già scolpito il suo nome nell'Olimpo del ciclismo. "È qualcosa di unico, di disumano – dice Claudio Chiappucci nel commentare l'ascesa dell'Alpe d'Huez che ha demolito il record di Marco Pantani dopo 31 anni – Perché gli altri soffrono e lui no? Ditemelo".
Parlare dell'ottimo secondo posto del redivivo Evenepoel a oltre 6 minuti e della terza piazza a quasi 10 minuti del fedele scudiero in UAE Del Toro è dovere cronistico, ma inevitabilmente è Pogacar, il suo essere semplicemente un mostro con prestazioni che spostano il confine dell'umano, a monopolizzare la discussione. Chiacchiere in cui ha fatto capolino negli ultimi giorni qualcosa che si pensava ormai appartenesse a un'epoca buia e dimenticata: i controlli antidoping a sorpresa nella notte, accompagnati dalla nota a termini di regolamento – dovuta, per avere l'autorizzazione necessaria del tribunale francese – di "un sospetto serio e specifico".
Chiariamo, Pogacar è pulitissimo, mai un controllo positivo né mancato, così come pulito è il plotone ormai da tempo. E tuttavia la mossa dell'International Testing Agency in pieno Tour 2026 ha fatto molto rumore, proprio per la modalità scelta, che sottende la volontà di ‘beccare' qualcosa che di giorno non si riesce a trovare (i complottisti parlano di microdosi che esauriscono la propria tracciabilità in poche ore).
Chiappucci su Pogacar: "Non so se sia umano. Tutti mostrano segni di sforzo o dolore, non lui"
Intervistato da ‘AS', Chiappucci – che a inizio anni '90 ha acceso i sogni dei tifosi del ciclismo come pochi, pur non riuscendo mai a vincere un grande giro (due secondi posti al Giro e due al Tour) e peraltro scolpendo la vittoria nella Milano-Sanremo '91 – si dice davvero sconcertato da quello che ha visto sull'Alpe d'Huez da parte di Pogacar, che ha mangiato in un niente i tre minuti di vantaggio di Kuss, Martinez e Carapaz e spazzato via il record di Pantani.
"Questa differenza è così esagerata… non tutto è chiaro – dice il ‘Diablo', oggi 63enne – Nella mia vita ho visto molti ciclisti, ma non ne ho mai visto uno come lui, che non sembra mai aver sofferto. Non sembrava in difficoltà neanche questa volta. Ha tagliato il traguardo con un aspetto completamente riposato. Non so se sia umano o no. Tutti mostrano segni di sforzo o dolore, soprattutto in questo sport. Per non parlare della posizione in sella, che ti tradisce quando stai spingendo al massimo… non lui. Sempre uguale in tutto. Pogacar è diverso da qualsiasi cosa abbiamo mai visto prima. È impossibile immaginare qualcuno che non mostri mai segni di fatica. Impossibile. Battere il record su questa montagna, dopo tanti giorni e tante salite… Non ho mai visto niente di simile in vita mia. So cosa significano sforzo, sacrificio e dolore, anche la mia vita sportiva si basa su questo".
"Non mostra sofferenza, non suda. Il controllo antidoping? Se lo fanno nelle prime ore del mattino, ci deve essere un motivo".
Chiappucci non punta il suo discorso sui tempi fuori dall'umano di Pogi (con annessi watt espressi), ma piuttosto su quello che vede: "Quello che mi interessa è lo stile del ciclista. Non mostra alcun segno di sofferenza. Non suda. Supera i suoi rivali al doppio della velocità. Mai una brutta giornata, mai un calo di concentrazione per nessun motivo".
E quando gli si chiede del test antidoping notturno a Pogacar, con annessi sospetti sulle sostanze cercate, Chiappucci si fa la domanda che si sono fatti in molti: "Non so come funzionino queste cose, non le conosco. Le ho viste e ne ho letto. È una nuova frontiera che non mi è familiare. Se lo fanno nelle prime ore del mattino, ci deve essere un motivo. Giusto? Non lo so".