L'ombra del doping continua a tormentare il mondo del ciclismo. A distanza di otto anni dalla prima sentenza, con la quale era stato inibito fino al 2024 per esser stato trovato positivo al Tour de France del 2008, Riccardo Riccò ha ricevuto l'ennesima brutta notizia dalla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping. Come già successo a Lance Armstrong nel 2012 e a Danilo Di Luca nel dicembre 2013, anche il 37enne ex ciclista emiliano è stato infatti radiato a vita, punito con una sanzione di 4.000 euro di multa e obbligato a pagare anche le spese legali per 378 euro. Il tutto in seguito all’inchiesta per il commercio illegale di sostanze o metodi vietati tra il 2015 e il 2017.

I precedenti del Cobra

Promessa del ciclismo azzurro negli anni Duemila, attualmente non tesserato e ora residente a Tenerife, dove si è ricostruito una vita aprendo una gelateria, Riccardo Riccò paga dunque un conto salato non solo per quella maledetta pratica dell'autoemotrasfusione, scoperta in seguito alle due tappe vinte in quell'edizione del Tour de France, ma anche per il presunto spaccio di sostanze dopanti: scoperto dai NAS, dopo un'inchiesta sul suo conto partita da Livorno nel 2013.

La carriera del ‘Cobra', in realtà, aveva già conosciuto l'onta del doping molto tempo prima del caso del Tour de France e della successiva inchiesta. Il talento di Formigine era stato infatti già sospeso due volte nel 2004 e nel 2005 per ematocrito alto, prima della positività all'Epo Cera del 2008: un episodio che diede inizio alla sua parabola discendente e che gli costò anche la condanna a due mesi di reclusione con la condizionale del tribunale francese.

Il testo della sentenza

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico del sig. Riccardo Riccò, attualmente non tesserato, visti gli art. 2.7 (assorbita nella predetta violazione la fattispecie di cui all’art. 2.6), 4.3.2, 4.7.3 delle NSA già vigenti all’11/6/2013), afferma la responsabilità dello stesso in ordine all’addebito ascrittogli e gli infligge l’inibizione a vita. Condanna altresì il predetto al pagamento della sanzione economica accessoria per l’importo di euro 4.000,00.  Condanna il sig. Riccò al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00.