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Andy Bishop è morto di cancro: nello scandalo doping del Tour ’88 fu l’unico corridore pulito nella PDM

Il corridore americano Andy Bishop è morto dopo una lunga battaglia contro il cancro, all’età di 61 anni. Pioniere del ciclismo statunitense. Nello scandalo doping del Tour ’88, Bishop risultò anni dopo l’unico corridore pulito tra gli 8 compagni della PDM.
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Dopo una lunga malattia contro il cancro, il corridore americano Andy Bishop è morto all'età di 61 anni. Era stato uno dei pionieri del ciclismo statunitense che a cavallo tra gli anni 80 e 90 aveva pian piano invaso il panorama internazionale con i suoi campioni e team. Nello scandalo doping del Tout 1988, scoperto negli anni successivi e che confermò il coinvolgimento di ben 7 corridori della PDM su 8, proprio Bishop confermò di essere l'unico pulito e di non aver mai fatto utilizzo di sostanze vietate.

Andy Bishop, un pioniere del ciclismo americano tra gli anni 80 e 90

Andy Bishop è stato un vero e proprio pioniere del ciclismo su strada e in mountain bike degli Stati Uniti. Ha partecipato anche a quattro Tour de France e a numerose Classiche e Monumento prima di decidere di ritirarsi dall'attività e diventare un apprezzato insegnante e allenatore. Nel tempo aveva sempre mantenuto un legame duraturo con il ciclismo, allenando la due volte olimpionica Lea Davison e molte altre atlete. Bishop si stabilì nel Vermont e divenne anche fotografo oltre che insegnante, alla Harwood Union High School e in seguito alla Hanover High School nel New Hampshire, legando la sua figura anche finita la carriera, alla lotta contro il doping.

Lo scandalo al Tour 1988: Bishop l'unico corridore pulito nella PDM

La figura di Andy Bishop è legata principalmente anche allo scandalo doping che coinvolse l'allora sua squadra, al PDM, durante il Tour de France del 1988. Lui fu l'unico corridore pulito dell'intera squadra, estraneo al sistematico utilizzo di sostanze vietate, pratica che emerse in modo pubblico quando nel 2013 il quotidiano Volkskrant rivelò i dettagli del diario segreto di un massaggiatore: ben 7 corridori su 8 facevano uso di sostanze dopanti. Sebbene l'inchiesta giornalistica iniziale non avesse fatto esplicitamente il nome dell'unico atleta estraneo al sistema, fu lo stesso Bishop a farsi avanti pubblicamente per fare chiarezza, confermando senza mai essere stato smentito negli anni, in una intervista di aver corso quell'edizione in modo totalmente pulito.

La PDM in una foto risalente ad una crono negli anni 80. Fu la squadra in cui militò il giovanissimo Andy Bishop ad inizio carrera
La PDM in una foto risalente ad una crono negli anni 80. Fu la squadra in cui militò il giovanissimo Andy Bishop ad inizio carrera

Bishop, che nel 1988 era un giovanissimo neo-professionista, era arrivato alla PDM su raccomandazione di un'altra leggenda del ciclismo americano, Greg LeMond. Fu l'unico estraneo a ciò che poi venne definito un utilizzo sistematico di pratiche dopanti. Bishop spiegò che i vertici del team e i medici non gliene offrirono mai personalmente perché la squadra, malgrado tutto, tendeva a proteggere o escludere i giovani corridori esordienti dalle pratiche più pesanti e illecite.

Incredibilmente, per i fatti specifici accaduti nel Tour del 1988 e testimoniati per iscritto e per mezzo di testimoni diretti, non ci fu quasi nessuna sanzione sportiva o squalifica a posteriori né per i corridori né per i dirigenti e lo staff medico della PDM coinvolti nello scandalo. Tutti mantennero i propri piazzamenti e nessuno ricevette alcuna sospensione o radiazione da parte della Federazione Internazionale (UCI) o dei tribunali.

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