Stefano Sorrentino ha deciso pochi mesi fa di dire basta con il calcio giocato, a 40 anni compiuti, e ora sta studiando il suo futuro. L'ex portiere di Chievo Verona, Palermo e Torino è stato uno dei numeri 1 più forti e costanti degli ultimi anni in Serie A e a Fanpage.it, dopo aver ripercorso alcune tappe della sua carriera, ha svelato quali sono i suoi progetti all'orizzonte. Sempre con gli "occhi della tigre", a modo suo.

Sono passati quasi 12 mesi dalla sua ultima gara in Serie A e sembra di essere catapultati in un altro mondo. Che idea si è fatto sulla strada per la ripresa del campionato?
“Io sono dell’idea che i campionati vanno finiti per tanti motivi. In primis per il rispetto della gente, dei tifosi, degli appassionati e degli amanti di questo sport; chiaramente alla base di tutto la ripartenza deve essere fatta nel momento in cui non ci sono più contagi o non ci sono più problematiche perché sarebbe molto peggio fermarsi se qualche giocatore dovesse risultare positivo. Bisogna spostare tutto, dalla fine dei tornei alla chiusura dei bilanci. È vero che l’azienda calcio è la terza in Italia e come tale deve ripartire. È giusto ripartire, naturalmente in sicurezza”.

Dal generale al particolare e parliamo di Stefano Sorrentino. Qual è stata la sensazione che ha provato subito dopo l’ultimo minuto della sua ultima partita di Serie A? Se la ricorda?
"In realtà non ci ho pensato perché non ero sicuro che fosse la mia ultima. Nel momento in cui l’arbitro ha fischiato era solo un’altra gara che avevamo perso, purtroppo, e ne mancavano cinque alla fine. Non l’ho subito pensata come ultima da professionista ma devo dire che a pensarci adesso era contro il Napoli, la squadra per cui tifavo da bambino, ed è come un cerchio che si è chiuso. Probabilmente era il modo giusto per finire".

Quanto è stato importante tuo padre nel tuo percorso calcistico?
"È stato importante come tutti i papà. Ti posso dire che mio padre non mi ha mai allenato e ha visto pochissime mie partite dal vivo. Questo ti fa capire come la viveva in maniera distaccata e per non mettermi pressioni ulteriori. Da buon papà andava ad analizzare qualche situazione che non gli era chiara per spronarmi ma non si è mai soffermato troppo. Per lui era tutto abbastanza normale".

Se dovesse sceglierne due, quali sono i momenti che considera il più bello e il più brutto della sua carriera?
"Il più bello credo che sia il debutto in Serie A. Credo che sia la cosa più bella e che sia il sogno di quando di è bambini. Quello che ricordo con più piacere. Per quanto riguarda quello negativo, io sono una persona sempre positiva e anche le situazioni più brutte portano sempre qualcosa di buono, o cerco io di trovarci sempre un momento positivo. Se proprio dovessi individuarne due direi il più bello l’esordio e il più brutto il giorno in cui ho deciso di lasciare".

La serata europea più bella della sua carriera fu quella contro il Milan nella stagione 2006/2007?
"C’è una storia che mi lega a quella partita. Io l’estate precedente ebbi un brutto incidente stradale in Grecia e mi misero 80 punti, ed era il 20 agosto. A parte una lussazione alla spalla e i punti le conseguenze non furono gravi. Dal 20 agosto al 12 settembre, data dell’esordio di Champions League, è passato passato poco meno di un mese ma la squadra e i medici mi hanno supportato e mi hanno permesso di essere in campo lasciandomi riposare nei giorni tra il match di campionato e quello del martedì. All’andata giocai una buona gara, nonostante le fasciature, ma perdemmo 3-0 mentre al ritorno vincemmo 1-0 e venni eletto come miglior giocatore della giornata di Champions. È uno di quei momenti che ricordo molto volentieri".

Ci racconta, dal suo punto di vista, la parata di piede contro la Roma sul tiro di Schick? La considera la più bella della sua carriera?
"È una parata che non si allena. Quasi da cartone animato. Cosa mi ha portato a fare una parata del genere? Follia, spensieratezza e istinto. Essendo cresciuto con i cartoni animati, tipo Holly e Benji, ogni tanto mi capitava di pensare ad alcune parate e sognavo la parata più spettacolare. Sono felice di aver fatto una carriera così ma non avendo vinto nulla spesso si finisce nel dimenticatoio e quindi pensavo spesso ad un tipo di parata che nessuno aveva fatto. È certamente la parata più bella della mia carriera e sfido chiunque a replicarla: momento decisivo del match, ci stavano mettendo in difficoltà e ha portato punti".

Quali sono i tre migliori portieri in Italia in questo momento?
"Troppo facile dire Handanovic e Szczesny che sono tra i migliori al mondo e ti portano una buona quantità d punti durante l’anno. Negli ultimi due anni il portiere con il rendimento migliore secondo me è stato Sirigu del Torino per distacco, Donnarumma sta facendo bene, Gollini dell’Atalanta è un ottimo portiere. MI piacciono molto Silvestri del Verona e Sepe del Parma stanno venendo su bene e Musso è un prospetto che mi piace molto".

Cosa pensa della situazione di Meret a Napoli: dalla Nazionale a secondo di Ospina con l'arrivo di Gattuso, che idea si è fatto?
"Meret lo conosco bene perché abbiamo lo stesso procuratore (Federico Pastorello) e purtroppo questo tipo di situazioni nel corso della carriera possono capitare. In questo momento Gattuso aveva bisogno di più certezze e si è affidato ad Ospina anche per l’abilità nel gioco con i piedi. Dalla sua Meret ha ancora vent’anni per dimostrare il suo valore. Io sono convinto che questi mesi in cui lui è stato fuori a lavorare gli serviranno per rientrare alla grande e dimostrare e fare vedere il suo valore".

Da una giovane promessa a un “giovane vecchio“: Buffon è un anno più grande di lei ma ancora non ha intenzione di smettere e il rinnovo di un altro anno con la Juventus sembra ad un passo.
"Anche io avrei voluto continuare ma non ho trovato la situazione giusta e la squadra che mi facesse battere il cuore, quindi ho preferito lasciare da portiere di Serie A. Gigi fa parte della famiglia Juventus da tantissimi anni ed è giusto che continui visto che ne ha voglia e lo stanno centellinando nel modo giusto. Io dico sempre ‘C’eravamo noi e poi c’era Buffon, lui era il portiere e poi c’eravamo tutti noi'. Credo che sia piuttosto esplicativo".

La domanda sul rigore parato a Cristiano Ronaldo le è stata posta in tutte le salse ma io voglio chiederle come si era preparato nel caso ci fosse stato un penalty a favore della Juventus. In che modo ha studiato CR7, quali particolari aveva notato nei rigori precedenti per compiere quella scelta?
"L’abbiamo studiato bene, come tutti i rigoristi. Per ognuno di loro sceglievamo una strategia, a che minuto veniva concesso il rigore e monitoravamo il loro percorso precedente come periodo di gol/no gol, stato di forma. Erano tanti i fattori che andavamo ad analizzare. Di lui ne avevamo visti tanti ma soltanto uno/due volte l’aveva aperto alla sinistra del portiere. Il risultato era quasi chiuso, 2-0 a 20’ dalla fine, e allora scelsi di andare a sinistra con la speranza che non l’alzasse. Sono sempre stato un para-rigori, ho sempre avuto un grande istinto e con un po’ di fortuna sono riuscito ad arrivarci".

Quali sono i consigli che Sorrentino darebbe ai giovani portieri, professionisti e non?
"La mia grande forza è stata sempre di lavorare tanto e non sentirmi mai appagato. Ogni anno prendevo il giornale e vedevo le formazioni prima della prima giornata. Mentre sfogliavo dicevo tra me e me  “Anche quest’anno sei il portiere più scarso della Serie A” e questo mi aiutava molto a caricarmi per fare meglio e a dimostrare il mio valore. Una sfida con me stesso ogni domenica, indipendentemente da chi andassimo a incontrare. Tramite il lavoro sono soddisfatto di quello che ho fatto".

Quali sono i programmi per il futuro di Stefano Sorrentino?
"Per gioco e per divertimento ero tesserato per una squadra di II Categoria in Liguria che si chiama Cervo e avevamo messo insieme diversi risultati positivi contro le prime in classifica. Eravamo secondi a 3 punti dalla prima, io al debutto ho fatto gol, e per sentirmi vivo mi sono buttato in questa simpatica avventura. Per quanto riguarda il lavoro vero e proprio ho iniziato il corso da direttore sportivo a Coverciano: questi mesi mi sono servirti per capire molte cose. Non mi sento pronto e non è nelle mie corde fare l’allenatore e quindi mi piace molto di più un ruolo dirigenziale. Il mio agente Federico Pastorello ha sempre detto che gli servirebbe un supporto, un collaboratore, e questi mesi mi sarebbero serviti per capire meglio cosa fare. Se una o l’altra cosa. Per il direttore sportivo è già complicato perché c’è bisogno di qualcuno che ti dia fiducia. Sono stato a contatto con miei ex ds per vedere come si muovono e anche con Pastorello ho lavorato per capire come si sta dall’altra parte".