La stoccata a Claudio Lotito e ad Aurelio De Laurentiis è diretta. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, non usa giri di parole quando definisce "furbizia" l'atteggiamento di alcuni collegi che nel consesso della Lega di Serie A hanno spinto (e spingono) perché la situazione degli allenamenti torni alla normalità quanto prima. E, magari, riparta anche il campionato a maggio. Tutto, purché la stagione venga portata a termine. Anche a fine giugno e oltre, se necessario.

La stretta attualità degli eventi nel calcio italiano (Dybala, Paolo Maldini e il figlio Daniel sono gli ultimi casi di positività al Covid-19 tra giocatori e dirigenti) e nel Paese (la carica virale del morbo non accenna a scemare, alimentando il bollettino dei contagi e dei decessi da Coronavirus e costringendo il Governo a ulteriori misure restrittive) invita a una riflessione che va ben oltre l'interesse di parte e lo stesso Cairo – nell'intervista a La Stampa – ammette che è impossibile fornire certezze sulla ripresa del torneo.

Semmai dovesse ricominciare, si giocherà a porte chiuse – ha ammesso il numero uno del Toro -. Se penso che nell’assemblea di Lega del 10 marzo c’era ancora chi parlava di allenarsi e di tornare a giocare, è logico che si sia perso tempo. Io dissi subito che bisognava prendere decisioni drastiche.

Lazio e Napoli sono le società che, con maggiore determinazione rispetto ad altre, auspicano il ritorno al lavoro dei calciatori sia pure con tutte le precauzioni necessarie. Massimo Cellino del Brescia, invece, è per lo stop definitivo al campionato: "Non ci sono più le condizioni per andare avanti", è lo sfogo del patron. Posizioni differenti che tracciano le divisioni all'interno della Lega.

Non è ora di furbizie – ha aggiunto Cairo -. Molti falchi sono diventate colombe anche se è rimasto qualcuno che vuole fare il fenomeno, che rompe il fronte per avere vantaggi. Perché lo fanno? Immagino per interessi sportivi. Forse per avvantaggiarsi nella preparazione.