Sarri difende il nuovo VAR, poi vede il rigore negato a Rowe in Juve-Atalanta: “A questo punto aboliamolo”
Maurizio Sarri difende il nuovo corso del VAR, quello che interviene meno e lascia più responsabilità all'arbitro. Poi però rivede la trattenuta di Kalulu su Rowe in Juventus-Atalanta e traccia il limite: se la tecnologia non interviene neppure in un caso del genere, per lui tanto vale farne a meno.
L'episodio arriva nel primo tempo della sfida vinta 2-0 dalla Juventus. Rowe prende il tempo a Kalulu su un pallone che attraversa l'area, il difensore bianconero resta alle sue spalle e gli afferra la maglia per diversi istanti. Zufferli lascia correre e dalla sala VAR, dove ci sono Marini e Giua, non arriva alcun richiamo.
Nel dopopartita il 67enne parte da una premessa che rende ancora più forte ciò che dice subito dopo. "VAR? Meglio mai che troppo come prima. Preferisco questa versione", spiega il tecnico dell'Atalanta. È la filosofia sulla quale è stato impostato il nuovo corso arbitrale: meno interventi della tecnologia, maggiore centralità del direttore di gara e richiamo davanti ai chiari ed evidenti errori.
Sarri sul rigore negato a Rowe: "Se non chiama su episodi così aboliamolo"
Nell'episodio avvenuto in Juventus-Atalanta l'allenatore toscano vede però una contraddizione. Per lui il contatto tra Kalulu e Rowe infatti non rientra nella categoria dei duelli sui quali si può alzare la soglia: il difensore francese è in ritardo, l'avversario gli è davanti e la trattenuta della maglia è prolungata.
"Poi però ci sono degli episodi evidenti come quello di Rowe trattenuto da Kalulu. Ma se il VAR non chiama su episodi così aboliamolo", dice il classe '59. In conferenza torna poi sullo stesso concetto: "Se un fallo è un fallo va fischiato. La soglia dei contatti si può abbassare o alzare. Ci sta che l'arbitro non possa averlo visto, ma deve poterlo rivedere".
Non chiede dunque che il VAR intervenga su ogni contatto. Maurizio Sarri sostiene esattamente il contrario. Ma secondo lui una linea più permissiva non può trasformarsi nel lasciare correre anche infrazioni evidenti. Ed è per questo che arriva alla conclusione più drastica: se nemmeno un episodio del genere determina una revisione, allora viene meno la funzione stessa dello strumento.
Il rapporto di Sarri con il VAR: dalle critiche alla nuova linea
Quella di Torino è soltanto l'ultima tappa di un rapporto da tempo complicato tra Sarri e il VAR. Negli ultimi mesi il tecnico, allora sulla panchina della Lazio, ha contestato soprattutto il modo in cui viene utilizzata la tecnologia: dopo Inter-Lazio del novembre 2025 arrivò persino a invocare arbitri stranieri, mentre dopo il caos di Milan-Lazio propose di spostare i monitor lontano dalle panchine per permettere ai direttori di gara di rivedere gli episodi senza pressioni.
A maggio, dopo un rosso a Romagnoli contro l'Inter che dal campo gli era sembrato soltanto da ammonizione, aveva però riconosciuto il peso delle immagini: "Siamo in tempo di VAR e bisogna accettarlo". Una posizione che aiuta a leggere anche le parole pronunciate dopo Juventus-Atalanta: Maurizio Sarri non contesta l'esistenza dello strumento e dice anzi di preferirne la nuova versione meno invasiva, ma pretende che intervenga quando l'errore, una volta rivisto al video, diventa evidente.