Napoli, pareggio striminzito a Firenze: è rimandato a ottobre, dopo la sosta
Ma a cosa può ambire un Napoli che combina errori scolastici in difesa da matita blu? È obiettivamente possibile che ce la faccia a competere per piazzarsi almeno tra le prime quattro per la Champions? A proposito, il gap dal 4° posto è di 5 punti. Se la risposta dovesse arrivare da quanto visto nel pareggio contro la Fiorentina (1-1), la si potrebbe dare con un'alzata di sopracciglio e un'espressione di profonda perplessità. La gestione dei momenti, la tensione emotiva che è lontana parente da quella dell'anno scorso quando la squadra avrebbe mangiato anche l'erba, le solite (e stucchevoli) leggerezze commesse a centrocampo evidenziano le difficoltà dei partenopei. Il caldo per aver giocato all'ora di pranzo e le assenze pesanti (McTominay, Alisson Santos, Anguissa è subentrato solo nel finale) giustificano solo in parte le prestazioni di una squadra che non ha brio né guizzi (chi dovrebbe piazzarli?), che ogni tanto punge ed è pericolosa ma ti lascia la sensazione che prima o poi ne combinerà una delle sue. Il veleno c'è, quello che sputano i tifosi.
Episodica, così potrebbe essere definita la prestazione del Napoli nel bene e nel male, con la straordinaria capacità di complicarsi la vita da solo. Si accende all'improvviso, si spegne subito. E può succedere di tutto. Lang esce borbottando, Hojlund (a cui Dragusin ha messo il bavaglio) non incide: sono lo specchio di una formazione che appare ancora confusa. Qualcosa si vede quando Allegri cambia gli esterni inserendo Neres e Favasuli ma De Gea ricorda di essere un portiere di caratura internazionale e strozza l'urlo in gola.
Non c'è da scaldarsi più di tanto per un pareggio di "corto muso" e senza un gioco particolarmente brillante. Se provate a dire il contrario aggrappandovi all'ottimismo, un ghigno sarcastico vi seppellirà. A Firenze il suo Napoli, che è ancora in costruzione, ha centrato l'unica cosa che poteva in questo momento: non perdere, almeno. Lo ha fatto con un gol di pregevole fattura di Gilmour, approfittando di una dormita generale della difesa avversaria. Ancora stordita dal palo/quasi gol di Olivera da cui è scaturita il corner, la difesa della Fiorentina era tutta preoccupata a marcare le torri partenopee e s'è persa il calciatore che le ha fatto male davvero. Nessuno si è accorto che lo scozzese, eseguendo uno schema perfetto, ha bruciato tutti sullo scatto e al volo l'ha messa dentro senza che De Gea riuscisse almeno ad abbozzare una parata.
Cinismo e niente altro. Il Napoli ne ha messo abbastanza in campo, rischiando solo in situazioni abbastanza episodiche per i legni centrati da Atta e Fagioli. Un po' di ambasce le ha patite per i difetti strutturali che si ritrova. Null'altro ha potuto fare che capitalizzare le poche ripartenze a disposizione: ha sì sfiorato il raddoppio con Hojlund (fermato in tackle da Dragusin a pochi metri dalla porta) e poi con Neres e Favasuli, ma ha rischiato anche tanto. Il gol di Jimenez nella ripresa (ma in realtà è sfortunata l'autorete di Rafa Marin per la deviazione che inganna Milinkovic-Savic) lo rimanda a ottobre. Questo è, ci si rivede dopo la sosta.