Roma-Real Madrid e la partita della vergogna l’11 settembre 2001: “Sarebbe stato giusto non giocare”

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Figo e Candela si contendono il pallone durante il match giocato la sera dopo gli attentati alle Torri Gemelle.
L’11 settembre 2001, mentre il mondo era sconvolto dagli attentati alle Torri Gemelle, Roma e Real Madrid scesero in campo all’Olimpico per una partita che fece molto discutere e alcuni definirono ‘della vergogna’. Finì 2-1 per gli spagnoli, ma a restare nella memoria fu la frase di Fabio Capello: “Sarebbe stato giusto non giocare”.

Ci sono partite che entrano nella storia per un gol, una rimonta o un trofeo. E poi ce ne sono altre che restano impresse per ciò che accade fuori dal campo. Roma-Real Madrid, disputata la sera dell’11 settembre 2001, appartiene a questa seconda categoria. Finì 2-1 per gli spagnoli, ma il risultato è rimasto sullo sfondo di una giornata che avrebbe cambiato il mondo.

La Roma di Fabio Capello, campione d’Italia in carica, si affacciava alla Champions League con l’ambizione di misurarsi con le grandi d’Europa. Francesco Totti era il simbolo della squadra, Gabriel Batistuta il centravanti chiamato a fare la differenza, mentre Cafu, Samuel, Emerson e Montella completavano un gruppo costruito per competere ai massimi livelli. Di fronte c’era il Real Madrid di Vicente del Bosque, una formazione stellare con Luís Figo, Raúl, Roberto Carlos e Fernando Hierro, destinata a conquistare la Coppa dei Campioni a fine stagione.

Il calendario, però, aveva riservato una coincidenza tragica. Nel pomeriggio italiano, le immagini degli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono avevano sconvolto il pianeta: gli aerei dirottati, il fumo, il crollo degli edifici e le notizie che si rincorrevano avevano trasformato una giornata ordinaria in una delle più drammatiche della storia contemporanea. Mentre milioni di persone cercavano di comprendere quanto stesse accadendo, all’Olimpico ci si preparava a giocare una partita di calcio.

La decisione fu quella di scendere in campo, con il lutto al braccio e un momento di raccoglimento: le gare del giorno successivo sarebbero state rinviate, ma quella di Roma si disputò regolarmente. Una scelta destinata a suscitare polemiche, soprattutto perché il calcio, in quelle ore, sembrava appartenere a una dimensione distante dalla realtà.

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La formazione della Roma scesa in campo quella sera.

Sul terreno di gioco il Real dimostrò la propria superiorità. Al 50’ Figo sbloccò il risultato con una punizione, poi al 62’ servì a Guti il pallone del raddoppio. La Roma reagì e al 75’ Totti trasformò un calcio di rigore, riaprendo la partita. Nel finale i giallorossi sfiorarono il pareggio con Abel Balbo, la cui conclusione si stampò sulla traversa. Il risultato non cambiò: 2-1 per gli spagnoli.

Capello: "Sarebbe stato giusto non giocare"

Nel dopo partita Fabio Capello espresse senza giri di parole il sentimento di quella sera: "Sarebbe stato giusto non giocare". Una frase che racchiudeva il disagio di chi aveva compreso quanto fosse fuori luogo disputare una partita mentre il mondo era ancora sotto shock.

Non era la reazione di un allenatore deluso dal risultato ma la presa d’atto di una sproporzione: da una parte novanta minuti di calcio, dall’altra una tragedia che ha cambiato il corso della storia e che continua a occupare i pensieri di chiunque abbia acceso un televisore quel pomeriggio.

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Fabio Capello.

L'allora presidente della Lega, Franco Carraro, aveva informato l'UEFA della necessità di rinvio per "ragioni di sensibilità e per ragioni logistiche" ma da Nyon non ne vollero sapere e si optò per il lutto al braccio e un minuto di silenzio. Nelle ore successive, però, venne annunciato il rinvio delle partite previste per il 12 settembre.

Le gare disputate il giorno precedente rimangono legate a una scelta dell'ente che governa il calcio europeo che, con il passare del tempo, sarebbe stata ricordata come difficile da comprendere e che in tanti opinionisti, commentatori e addetti ai lavori definirono ‘vergognosa'. L'allora presidente della Roma, Franco Sensi, tuonò: "Ciò che è successo in America è troppo grave, era dai tempi della guerra che non vivevamo un dramma del genere. Come hanno potuto far finta di niente?".

Per la Roma l’esordio si chiuse con una sconfitta e il rimpianto per una rimonta sfiorata mentre il Real Madrid portò a casa una vittoria preziosa nel cammino verso il titolo continentale: di certo il risultato finale, frutto dei gol di Figo e Guti e del rigore di Totti, finì inevitabilmente in secondo piano.

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La formazione titolare del Real Madrid che giocò quella partita allo stadio Olimpico di Roma.

Quella sera l’Olimpico ospitò una partita che si sarebbe potuta ricordare per il valore delle due squadre ma è rimasta invece legata a una domanda più grande: perché giocare, quando tutto intorno sembrava essersi fermato? La frase di Capello ne è diventata la sintesi più efficace. Perché l’11 settembre 2001 il calcio andò avanti, ma il mondo, fuori dallo stadio, era già cambiato per sempre.

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