Roberto Mancini resetta la Nazionale: “Riconquisterò quelli che si sono sentiti traditi”
Roberto Mancini riparte dalle pochissime certezze che ha per gettare le fondamenta di una Nazionale da ricostruire e la Nations League è il banco di prova che può aiutare a fornire indicazioni utili alla prima scrematura. Non ha alcun timore che il caso Malagò possa minare la sua seconda esperienza alla guida della Nazionale, rischiando il posto di ct in caso di decadenza del presidente federale. "Mi ha detto di stare tranquillo, devo solo pensare a lavorare e a vincere la prima partita con il Belgio". Il ricordo degli Europei vinti nel 2021 appartiene al passato, conta più nulla se non per la storia. "Di giovani ne capisco", dice e ha fretta di vederne abbastanza all'opera per riaprire un ciclo. Possibilmente "vincente nei prossimi 4 anni, portando qualcosa a casa giocando bene e divertendoci. Così da riconquistare quei tifosi che si sono sentiti traditi e riportare la Nazionale dove merita".
Il passato non può diventare un alibi, nemmeno se contiene un titolo continentale conquistato in un'estate magica per lo sport italiano. Lo spettro del fallimento e della mancata partecipazione ai Mondiali 2026 (la terza di fila) vanno messi da parte perché non ci si può lasciar prendere dalle cose negative. "Mancio" lo dice chiaro e tondo: non vuole una squadra condizionata dalla pressione. La risposta deve arrivare sul campo. E si aspetta che la convocazione dei giovani non sia percepita solo come un'apertura verso il futuro: sta ponendo basi importanti, vuole capire chi può reggere immediatamente la ribalta internazionale e, soprattutto, chi può diventare un punto fermo.
"Per noi sarà importante averli tutti", ammette il ct rivendicando anche esperienza e attenzione nella gestione di una generazione la cui crescita va accompagnata. Non è più l'ottimistico "prima Pafundi poi tutti gli altri", ma "la soluzione è essere veloci nello scegliere alcuni calciatori che, col doppio passaporto, magari rischiamo di perderli. Oltre a capire cosa potranno darci in futuro".
Doumbia, Kayode, Kouadio, Zoma e altri ancora: sono ben 9 gli esordienti in vista delle sfide contro Belgio, Turchia e Francia. "Stanno venendo fuori adesso, nella prima mia esperienza non ne avevamo tanti così – spiega Mancini -. Dagli esperti mi aspetto che diano una mano ai più giovani, dai giovani che mettano in campo tutto quello che hanno anche con spensieratezza".
Giocare bene e vincere è la mission, spazzando via anche quel maledetto tabù di una Nazionale che non può restare più fuori dai Mondiali come una "cenerentola" qualunque. Poi c'è il confine tra il talento da valutare e il calciatore su cui costruire il futuro che è davvero sottile. Soprattutto quanto il tempo a disposizione, e la necessità di dare una sterzata subito, non è infinito.