La Coppa Uefa 1984/1985 vide il Real Madrid tornare a vincere un trofeo continentale dopo diciannove anni dalla conquista della sua sesta Coppa dei Campioni nel 1966 ma sul percorso che portò lo squadrone di Luis Molowny a trionfare sugli ungheresi del Videoton resta una macchia a tinte nerazzurre. I merengues incontrarono l'Inter di Ilario Castagner in semifinale e nella gara di ritorno al Santiago Bernabeu accadde un episodio che ancora oggi lascia perplessi i tanti osservatori che ricordano l'accaduto.

Contesto: i milanesi avevano battuto Butragueño e compagni per 2 a 0 grazie alle reti di Brady, su calcio di rigore, e ad un diagonale di Spillo Altobelli nel secondo tempo. Il parziale era a favore degli interisti ma il Santiago Bernabeu e il "miedo escenico" che incuteva ai tempi e la forza offensiva della squadra di Molowny schiantò Bini & co con un netto 3-0.

L'episodio che non rende limpida quella vittoria accadde al 29′, dopo che Santillana aveva già portato in vantaggio i Real: Beppe Bergomi si accasciò al terra nell’area di rigore dell'Inter dopo essere stato colpito da una biglia che Zenga raccolse e consegnò ad un fotografo italiano dietro la porta. L’arbitro scozzese Bob Valentine non vide nulla perché stava guardando Giuseppe Baresi, anch’egli finito a terra dopo un contrasto, e quando l'accompagnatore dell'Inter Dall’Oglio nell'intervallo gli portò la biglia venne invitato a consegnarla al commissario Uefa, lo svizzero Gunther Schneider.

L’avvocato Peppino Prisco si mosse subito per un reclamo, che sarebbe stato esaminato il 28 aprile 1985 in un albergo di Zurigo, ma il risultato venne omologato perché non vi era la prova che Bergomi fosse stato colpito davvero da quella biglia. Il club nerazzurro ricorse il appello nove giorni dopo presentando un filmato, ma il massimo organo europeo non visionò il materiale e confermò il risultato del campo. All'avvocato Prisco non riuscì a ripetersi dopo aver vinto la battaglia giuridica in occasione della partita della lattina nella Coppa Campioni del 1971-1972. Il presidente dell'Inter Ernesto Pellegrini si arrabbiò molto con gli spagnoli e gli italiani che usarono il termine "sceneggiata" in riferimento a ciò che era accaduto a Bergomi e disse:

Non ho nulla da eccepire sul verdetto del campo, anzi i gol loro dovevano essere quattro o cinque, ma mi rimane il dubbio che, con Bergomi in campo, le cose potevano andare diversamente. Finchè qualcuno scrive che i nostri giocatori hanno giocato da parrocchia, che al Bernabeu s' è vista la più brutta Inter degli ultimi mesi, io sono d' accordo. Non ci sto più se si parla di sceneggiata, qui avremo anche tanti difetti ma siamo gente perbene. Allora io sento il bisogno di riepilogare i fatti nudi e crudi: Bergomi è stato veramente colpito, ha perso i sensi, è uscito in barella dopo aver cercato di riprendere il gioco, ma non ce la faceva. Il Real ci ha chiesto di far visitare da un membro del suo staff medico, il dottor Herrador, il nostro giocatore e anche il medico del Real, alla presenza del delegato Uefa, il tedesco Schneider, ha riscontrato una contusione alla testa di Bergomi. Questo è quanto: siamo stati correttissimi e non trovo sia il caso di fare insinuazioni sul nostro comportamento. Oppure provatevi a chiedere cosa sarebbe successo a parti invertite. E, non facendo reclamo, avremmo fatto la parte degli stupidi. Infine, a chi ci accusa di voler fare i furbi, pongo una semplice domanda: perché avremmo dovuto giocare in dieci per 7′ contro undici scatenati? E ancora: perché avremmo fatto la sceneggiata al 30′ del primo tempo, sullo 0-1, togliendo uno dei difensori più forti per mettere dentro Pasinato, che difensore non è? Se l' episodio della biglia fosse avvenuto sul 3-0, non avremmo reclamato. Così, con la gara chiaramente falsata e l' Inter menomata, farlo era doveroso.

A fine partita Juanito, uno dei calciatori più importanti di quel Real Madrid, disse nel suo italiano-spagnolo al capitano dell'Inter Graziano Bini la famosa frase: "Noventa minuti en el Bernabéu sono molto longo" (Novanta minuti al Bernabéu sono molto lunghi). Anche a distanza di anni, come dargli torto.