Di Roberto Carlos, per quell’esercizio sempre meno elastico della memoria e dell’associazione veloce con un’immagine, ricordiamo sempre la famosa punizione “a banana” contro la Francia al Tournoi de France nel giugno 1997. I video su Youtube di quella punizione abbondano, anche da inquadrature differenti. Se si sommano le visualizzazioni dei principali, si superano i 15 milioni e per un calcio a un pallone non è male. Anni dopo un’equipe di fisici francesi ha realizzato uno studio sparando dei proiettili in acqua per simulare l’andamento di un corpo alla massima velocità, arrivando al risultato che una sfera ad alta velocità, quando curva, inizia a girare come una spirale, ed è proprio il movimento a spirale innescatosi dopo il colpo delle tre dita del terzino brasiliano a tenerci ancora svegli la notte davanti ai PC.

Ma io vorrei portarvi anche qualche giorno più avanti, precisamente all’8 giugno 1997, quando allo “Stade de Gerland” di Lione si sfidano Italia e Brasile. I verdeoro perdono 3-1 da un’Italia attenta, fortunata, cinica come sempre. Al 71’ Roberto Carlos riceve palla in posizione centrale. E già questo nel 1997 per un calciatore con la maglia numero 3 sulle spalle era una mezza notizia. Ma non finisce qui, perché riesce a pescare tra le linee Ronaldo, il quale ha quel mezzo metro di spazio dal suo marcatore a uomo, Fabio Cannavaro, per attivare una serie di passi di danza che lo portano al gol. Ma senza l’imbucata da mezzala contemporanea di Roberto Carlos quei passi di batacuda, danza tradizionale brasiliana con cui il 9 stordisce la difesa italiana, non ci sarebbero stati.

Passano cinque anni e Roberto Carlos è più o meno sempre lì, ovvero è un grande campione del Real Madrid, della nazionale brasiliana e se la gioca con Paolo Maldini come miglior terzino sinistro al mondo, con i due che si spintonano anche su chi sia il migliore nel ruolo in ogni tempo. Questa volta è sul campo dello stadio dell’Hampden Park di Glasgow dove si affrontano Real Madrid e Bayer Leverkusen per la finale di Champions League 2001-2002. Dopo soli cinque minuti di gioco, da una rimessa laterale innocua per il Real perché battuta quasi al centro del campo, con una botta di dorsali incredibile, Roberto Carlos manda in porta Raúl che segna sfruttando la sorpresa e quel gioco tutto in controtempo che il brasiliano aveva innescato con il rilancio fatto con le mani. I tedeschi pareggiano e si arriva al 45’.

Sempre Roberto Carlos sulla fascia chiede e ottiene un triangolo da Santiago Solari che lo lancia in fascia. È troppo veloce per Zoltán Sebescen e gli è davanti di un metro abbondante. Questo porta a una serie di conseguenze. Il centrale di sinistra del Bayer, Boris Živković, è attirato da quel calciatore velocissimo che potrebbe puntare l’area di rigore e fa due passi verso la sua destra, invece di restare al centro dell’area di rigore. Quello spazio non è coperto nemmeno dal mediano, Michael Ballack, perché lo scatto di Roberto Carlos è stato troppo bruciante per stargli dietro. Questi due fatti, accaduti per lo scatto perentorio, di Roberto Carlos portano a una conseguenza molto importante. Nella terra di mezzo fra Ballack e Živković c’è Zidane, solo, che accoglie il passaggio di Roberto Carlos e ha il tempo di coordinarsi per una volée rimasta nella storia. Certo, ci vuole la classe di Zidane per accarezzare con violenza quel pallone e spedirlo all’incrocio dei pali, ma senza l’innesco del disordine difensivo creato da Roberto Carlos, quello spazio Zidane non l’avrebbe avuto.

Ho descritto queste due azioni per definire in poche parole quello che è stato Roberto Carlos, che oggi compie 48 anni. Non è stato solo un terzino sinistro atomico, dalla seconda metà di carriera anche attento in difesa, restando devastante in attacco, ma è stato uno dei primi laterali che ha saputo davvero vedere il gioco nella sua completezza, muovendolo ai suoi ritmi e creando conseguenze nelle difese avversarie grazie alle sue skills ancora oggi ricordate.

Questo connubio ha portato poi a una carriera clamorosa, perché è difficile trovare nella storia del calcio uno che ha vinto tre Champions League, un Mondiale, due Copa America, un bronzo olimpico, oltre ad arrivare in un’altra finale mondiale e in un’altra di Copa America. Roberto Carlos è stato un calciatore che ha giocato quasi sempre con calciatori che in quel momento erano il meglio possibile al mondo, eppure ha marchiato le sue squadre. Il Real era la squadra di Raúl, Zidane, ma tra i primi nomi bisognava metterci anche quello del brasiliano, così come il Brasile di Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho non era lo stesso se non fosse stato anche il Brasile di Roberto Carlos. Un nome che ancora oggi identifica un calciatore unico.