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Pubill prende il pallone con le mani sul tocco di Musso in Barça-Atletico: per arbitro e VAR non è rigore

In Barcellona-Atletico Madrid esplode il caso del tocco di mano di Pubill dopo il passaggio di Musso. I blaugrana reclamano il rigore, ma per arbitro e VAR l’azione non è da punire.
A cura di Michele Mazzeo
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Al Camp Nou la serata del Barcellona si è complicata anche su un episodio che continua a far discutere più del risultato. Sul punteggio di 0-1 per l'Atletico Madrid, pochi minuti dopo l'inizio della ripresa, Juan Musso rimette in movimento il pallone nell'area piccola e lo serve corto a Marc Pubill. Il difensore, convinto di dover ancora sistemare la sfera per il rinvio, la prende con le mani. I giocatori blaugrana chiedono subito il rigore, ma l'arbitro romeno Istvan Kovacs lascia proseguire e dal VAR, affidato al tedesco Christian Dingert, non arriva alcun richiamo all'on field review.

Il focus è tutto nell'interpretazione del gesto di Musso. Le regole dell'IFAB, che l'UEFA applica nelle sue competizioni, dicono infatti che sul calcio di rinvio il pallone è in gioco "quando viene calciato e si muove chiaramente". Per questo motivo, in lettura strettamente regolamentare, molti hanno considerato il tocco di mano di Pubill come un possibile fallo da rigore. La scelta di arbitro e VAR racconta però una lettura diversa: il primo tocco del portiere argentino è stato evidentemente considerato solo preparatorio, non la vera ripresa del gioco. Di conseguenza, per la squadra arbitrale, l'azione è ripartita regolarmente solo con la successiva battuta del difensore dell'Atletico.

A rendere il caso ancora più rumoroso ci sono i precedenti. Il più vicino è quello del 6 novembre 2024 in Club Brugge-Aston Villa, quando Tyrone Mings prese il pallone con la mano dentro l'area dopo che Dibu Martínez lo aveva già rimesso in gioco: in quel caso il VAR intervenne e fu assegnato il rigore, poi trasformato da Hans Vanaken. Prima ancora, nell'aprile 2024, in Arsenal-Bayern Monaco, un episodio simile con Gabriel aveva già aperto una lunga polemica sull'interpretazione di questo tipo di situazioni.

Nel dopo gara, il contrasto di letture è emerso anche dalle parole dei protagonisti. Musso ha difeso la decisione: "È chiaro che Pubill l'abbia presa per giocare. Non ha voluto prendere un vantaggio, non c'era pressione. Si vede che l'intenzione era giocare e basta". Di parere opposto Hansi Flick, che ha protestato anche a fine partita: "Si poteva parlare di cartellino rosso per il difensore dell'Atletico, era un rigore chiaro quando il portiere l'ha messa in gioco e lui (Pubill, ndr) l'ha presa con la mano. Era già ammonito, poteva essere una seconda ammonizione. Dobbiamo accettarlo, è andata così, ma non è una bella sensazione".

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Resta così un episodio al limite, destinato a trascinarsi anche verso il ritorno del Metropolitano. La sensazione è che il caso Pubill-Musso non abbia chiuso la discussione, ma l'abbia appena riaperta: perché il regolamento offre una base chiara sul pallone in gioco, mentre la decisione presa in campo ha seguito un'altra strada. E quando succede in una gara d'andata dei quarti di Champions, il confine tra interpretazione e polemica diventa inevitabilmente sottilissimo.

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