2 Luglio 2021
9:15

Pires a Fanpage: “Sorpreso dall’Italia, Bonucci e Chiellini i miei preferiti”

Robert Pires ha giocato per anni ad altissimi livelli con Marsiglia, Arsenal e Villarreal. Campione del mondo e d’Europa con la nazionale francese, l’ex centrocampista offensivo parla in generale dell’Euro 2020, un torneo nel quale l’Italia lo ha piacevolmente colpito per il gioco offerto finora.
A cura di Antonio Moschella

A 47 anni, Robert Pires continua a vivere di calcio. Dopo aver passato gli ultimi mesi a Ibiza per collaborare gratuitamente e in maniera attiva agli allenamenti della Peña del Río della località di Santa Eulalia, venerdì sera l'ex Arsenal ha commentato Italia-Austria per il canale francese M6. Molto impressionato dall'Italia agli Europei, l'ex campione del mondo esalta le qualità della squadra di Roberto Mancini, in vista dei quarti di finale contro il Belgio, a Fanpage.it.

Pires, che l'è sembrata questa Italia di inizio europeo?
"Onestamente mi ha nettamente sorpreso in positivo. E ne sono contento. Mancini sta facendo un ottimo lavoro. Lui è un allenatore da club, e sta allenando l'Italia come se fosse proprio un club. Ciò è evidente nella stabilità del gruppo, nella solidità dei suoi elementi, nella serie di partite senza sconfitte…"

Sono ormai 31…
"Impressionante!"

Eppure sabato contro l'Austria gli azzurri hanno sofferto…
"Ti dirò, ho avuto la fortuna di giocare tanti tornei importanti, e ti posso dire che ogni avversario merita rispetto, soprattutto in queste competizioni. E contro l'Austria a fare la differenza sono stati i sostituti".

Un po' come lei nella finale dell'Euro 2000, quando entrò nel finale e poi diede l'assist a Trezeguet per il golden gol che valse il titolo.
(Ride). "Certamente! So che per voi italiani è un brutto ricordo, ma per noi francesi è ovviamente il contrario. E in effetti è stato così, in quell'occasione la Francia vinse grazie agli innesti di Pires, Wiltord e Trezeguet. Le grandi squadre sono forti perché possono avere alternative importanti ai titolari".

In quest'Italia che tanto le piace chi sono i suoi giocatori preferiti?
"Senza dubbio Chiellini e Bonucci. Parliamo di due giocatori con molta esperienza. Poi devo ammettere che Locatelli è stata una bellissima sorpresa, e va dato atto a Mancini di aver puntato su di lui. Ma, ti ripeto, una nazionale come l'Italia deve avere giocatori sempre pronti a entrare in gioco e il cui impatto sia positivo".

L'ingresso di Chiesa contro l'Austria è stato indicativo di questa forza.
"Assolutamente! Ha fatto la differenza con la sua freschezza e velocità. Ma in generale il vostro attacco mi piace molto. Insigne, Immobile e Berardi sono molto compatibili perché sono diversi tra loro e soprattutto hanno molta qualità".

In mezzo al campo l'Italia può contare su Jorginho, che gioca nella sua amata Premier League, e su Verratti, che gioca in Francia.
"Jorginho è un giocatore unico. È un regista moderno, non solo per la sua tecnica di palleggio sempre volta a fare il bene della squadra. È sempre ben piazzato davanti alla difesa, e ne diventa la prima sentinella, dando sicurezza al reparto. E poi ha una grande dote, gioca sempre facile. Per quanto riguarda Verratti è un giocatore che mi piace tantissimo, da stabilità alla squadra, tiene la palla, sa dettare i tempi. È un ottimo giocatore, ma deve smettere di essere così impulsivo e lasciarsi dominare dalle emozioni (ride)".

In che proporzione questo europeo itinerante è stato condizionato dal covid?
"Credo che i giocatori siano stremati dopo aver fatto tante partite con i loro club. Onestamente non capisco perché l'UEFA abbia mantenuto questo format con una partita in più, ossia gli ottavi. Ormai non si pensa più alla salute dei calciatori. Personalmente non la trovo una soluzione logica. Per non parlare degli spostamenti, da San Pietroburgo a Londra, poi Siviglia, Baku…".

Cosa ricorda nei suoi confronti contro le squadre italiane?
"Il ricordo più intenso è quello di una semifinale di ritorno di Coppa Uefa nel 1999. Ero all'Olympique Marsiglia e giocavamo contro il Bologna al Dall'Ara. All'andata era finita 0-0 e a Bologna il clima fu elettrico durante tutta la partita. Loro andarono in vantaggio ma nel finale l'arbitro fischiò un rigore per noi e Blanc lo trasformò, regalandoci la qualificazione alla finale. Dopo finì in un po' in bagarre, ma fu un match divertente ed è restato impresso nella mia mente".

In finale, però, il Parma demolì il suo Marsiglia…
"Fu una batosta. Loro erano fortissimi e alla fine piansi per lo sconforto. Ricordo che al novantesimo mi salutai con Lilian Thuram, mio compagno di nazionale, il quale mi disse ‘Cosa pensavi di fare? Siamo troppo superiori a voi'…".

Lei ha affrontato spesso le italiane in Champions quando giocava con l'Arsenal.
"Il mio primo gol in Champions League è stato nel 2000 contro la Lazio all'Olimpico (la partita finì 1-1 ndr). Poi mi piace sempre ricordare quando nel 2006 eliminammo ai quarti una fortissima Juventus vincendo 2-0 in casa. Eravamo ancora ad Highbury…".

Lei era dalla panchina nei quarti dei mondiali 1998 quando l'Italia quasi elimina la Francia con un tiro al volo di Baggio che sfiorò il palo…
"Lo vidi da un'ottima posizione, e onestamente pensai che sarebbe stato gol. In più lì c'era la regola del golden gol. Ci andò bene anche in quell'occasione".

Lei ha avuto a che fare con una serie di difensori italiani di tutto rispetto.
"Cannavaro, Nesta, Maldini, dei fenomeni. Però ricordo anche Gianluca Pessotto, un buon difensore che faceva sempre il suo".

Maldini, che vinse tutto con il Milan, non ha mai trionfato con l'Italia. È più difficile imporsi in nazionale che in club?
"Senza dubbio, non solo perché si gioca ogni due o quattro anni ma soprattutto perché quando indossi la maglia dell'Italia o della Francia hai addosso tantissima pressione. E a volte è veramente difficile gestire le aspettative di un paese intero".

Lei ha vinto mondiale ed europeo con la Francia e un campionato record con l'Arsenal senza perde neanche una partita. Quale sensazione è stata più intensa?
(Ride). "Ho la fortuna di non dover scegliere, perché in tutte queste situazioni ho assaporato la vittoria intensamente. Nella vita di un calciatore ci sono varie tappe, ma sono molto fiero di essere riuscito a essere un ‘invincible' con l'Arsenal e di aver fatto la doppietta mondiale – euro con la Francia…"

Sia all'Arsenal sia in nazionale ha giocato con Thierry Henry, che alla Juventus era stato bocciato.
"Ogni campionato è diverso, e bisogna adattarsi. E poi Titì, che conoscevo da prima di arrivare all'Arsenal, era giovanissimo quando giocava alla Juve. A Londra ha avuto la fortuna di incrociare Arsene Wenger, che lo conosceva dai tempi del Monaco e lo fece giocare in diverse posizioni d'attacco per farlo migliorare".

I 22 anni di seguito di Wenger su una panchina sono improponibili nel calcio moderno?
"Oggi è tutto diverso. Casi come quello di Wenger e Ferguson sono irripetibili. Gli allenatori hanno bisogno di pazienza, e i presidenti non ne hanno".

È un po' il caso di Andrea Pirlo con la Juventus?
"Sicuramente è uno dei casi più indicativi nella storia recente. In questo caso bisogna rispettare la scelta del presidente della Juve, ma a Pirlo non è stato dato tempo".

Il suo amico Didier Deschamps, invece, si è formato come allenatore in Italia e a volte viene criticato per il suo gioco ‘all'italiana' in nazionale.
"Io non sono allenatore come lui, ma so che Didier ha imparato tantissimo in Italia. E così come per Mancini, la sua garanzia è la difesa. Quando abbiamo vinto l'Euro 2000 avevamo anche noi una difesa solidissima, e questo è senza dubbio un riflesso della cultura calcistica italiana".

La Francia, però, ha un certo Mbappé. E quando parte in progressione sembra davvero Henry…
"Stessa velocità, stesso dribbling, stesso modo di andare in gol. Nonostante la differenza d'altezza non sono così sicuro che Titì fosse più potente di lui. Entrambi sono esplosivi, non riesco a scegliere tra i due".

Con Henry lei ne ha combinate tantissime.
"Abbiamo anche fatto una bella stupidata (ride). Quando provammo a battere il calcio di rigore in due contro il Manchester City e lisciai il pallone dal dischetto. Fu colpa mia, lo ammetto…".

I gol più belli che ricorda di Henry?
"Uno agli ottavi di finale della Champions 05-06 contro il Real Madrid al Bernabeu, quando partì da lontanissimo per segnare da solo, regalandoci la qualificazione alla fase successiva. L'altro ti lascio tirare a indovinare…".

Forse quello contro l'Inter a Milano?
"Esattamente! Se rivedi bene l'azione lui scatta da lontano sfidando Zanetti a duello, lo supera e calcia imparabilmente di sinistro. Un gol straordinario".

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