Perché Malagò può fare il commissario FIGC se il CONI considera invalida la sua elezione a presidente

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Giovanni Malagò può guidare la FIGC da commissario anche se il CONI considera invalida la sua elezione a presidente per il mancato tesseramento. L’apparente contraddizione si spiega con la differenza tra le due cariche: una deriva dall’elezione dell’Assemblea federale, l’altra da una nomina del CONI.

Giovanni Malagò può perdere la carica di presidente della FIGC perché il CONI considera invalida la sua elezione e ritrovarsi comunque alla guida della stessa Federazione come commissario. Sembra una contraddizione: se proprio la posizione del dirigente romano ha portato al commissariamento della Federcalcio, com'è possibile affidare a lui la Federazione commissariata?

La risposta sta nella ragione per cui è stata messa in discussione la sua presidenza. Il CONI non sostiene che l'attuale numero uno non possa guidare la FIGC in quanto tale, ma contesta la validità della procedura attraverso la quale è stato eletto presidente. E presidente e commissario arrivano al vertice della Federcalcio attraverso due strade differenti. È questa distinzione a rendere possibile lo scenario nel quale Malagò può essere nominato commissario della stessa FIGC della quale viene contestata la sua elezione a presidente.

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Perché il CONI considera invalida l'elezione di Malagò alla FIGC

Il caso nasce dal mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza della FIGC. I quattro giuristi interpellati dal CONI sono arrivati alla conclusione che il tesseramento fosse un requisito essenziale per candidarsi e che, non possedendolo, l'elezione dell'ex capo del Comitato Olimpico italiano non fosse valida.

Questo però non comporta automaticamente il commissariamento della Federazione. Anche i pareri acquisiti dal CONI lasciano infatti ai suoi organi la valutazione sulla gravità della violazione: per arrivare al commissariamento, secondo l'articolo 7 dello Statuto CONI, devono esserci "gravi violazioni dell'ordinamento sportivo" o le altre condizioni previste dalla norma.

Ed è proprio su questo passaggio che FIGC e CONI si sono scontrati. I cinque giuristi interpellati dalla Federcalcio sono arrivati a conclusioni opposte: secondo loro il tesseramento non era un requisito essenziale per la candidatura e, anche ammettendo l'irregolarità, questa non sarebbe sufficiente per giustificare il commissariamento.

Il presupposto stesso della vicenda resta quindi contestato. Ma è proprio seguendo la tesi del CONI che si capisce perché Malagò presidente e Malagò commissario siano due questioni giuridicamente differenti.

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Perché Malagò può fare il commissario FIGC anche se non può fare il presidente

La risposta sta nella diversa origine delle due cariche. La contestazione del CONI riguarda l'elezione alla presidenza: secondo i quattro pareri acquisiti dal Comitato olimpico, per candidarsi serviva il tesseramento che Giovanni Malagò non aveva.

Il commissario arriva invece alla guida della FIGC attraverso un'altra procedura. Non viene eletto dall'Assemblea federale, ma nominato dal CONI nell'ambito del commissariamento. Il requisito contestato nell'elezione alla presidenza non risulta quindi automaticamente applicabile anche alla nomina commissariale.

Per questo il CONI può considerare invalida l'elezione senza sostenere che l'ex presidente del Comitato olimpico sia personalmente incompatibile con la guida della Federcalcio. Con l'eventuale nomina a commissario riceverebbe un nuovo incarico, attraverso una procedura diversa da quella contestata.

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Cosa succede se Malagò diventa commissario

L'ipotesi sulla quale si sta lavorando prevede che sia proprio l'attuale presidente a guidare temporaneamente la Federazione commissariata e ad accompagnarla verso nuove elezioni nell'arco di circa tre mesi.  A quel punto potrebbe eventualmente candidarsi di nuovo dopo aver risolto la questione del tesseramento che ha provocato lo scontro con il CONI.

È così che può verificarsi una situazione altrimenti difficile da comprendere: la FIGC può essere commissariata per un vizio contestato nell'elezione del suo presidente e affidata subito dopo alla stessa persona come commissario. A cambiare è il titolo con cui guida la Federazione.

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