Palmer e Dembelé hanno davvero fatto questa foto sospesi nel vuoto: il trucco c’è, ma non si vede

Dal tetto di grattacieli di New York la vista è spettacolare ma Cole Palmer e Ousmane Dembélé non sentono il brivido dell'altezza. Tra di loro c'è la coppa del Mondiale per Club che potrebbero vincere dopo la finale di questa sera tra Chelsea e PSG, le due finaliste della prima storica edizione che si è tenuta negli Stati Uniti. La cultura del Paese ha caratterizzato tutto il torneo e anche la foto ufficiale della finale prende ispirazione da un pezzo di storia americana, anche se con un piccolo trucco che si vede solo dietro le quinte.
I due giocatori di Chelsea e PSG siedono su una trave d'acciaio sollevata in cima al Rockefeller Center, con lo skyline della città alle spalle e Central Park ben in vista. La foto richiama la celebre immagine "Pranzo in cima a un grattacielo" del 1932 dove 11 operai consumano il propio pasto seduti a 250 metri di altezza in quello stesso grattacielo. Palmer e Dembélé sono stati meno audaci perché non erano davvero sospesi nel vuoto.
La verità dietro la foto di Palmer e Dembélé
Non potevano davvero penzolare dalla cima del Rockefeller Center, troppo pericoloso farlo senza protezioni e con una partita così importante dal giocare. Per questo la scelta ha portato gli organizzatori a optare verso un sistema più sicuro, con un trucchetto di grande effetto: Palmer e Dembélé sono davvero seduti su una trave ad altezze vertiginose, non è un'immagine creata dall'intelligenza artificiale, ma non sono protetti da vetri o imbracature come tanti immaginavano.
La trave non è sospesa ma poggia saldamente su una colonna spessa d'acciaio che si alza a comando. È sicura, non viene mossa dal vento e soprattutto è sospesa soltanto di alcuni metri, lo stretto necessario per avere uno scatto bello e di grande effetto. I due giocatori si guardano alle spalle stupiti dal panorama e forse anche un po' ingessati dalle vertigini che tutto sommato si fanno sentire. Ma la spettacolarità dello scatto è tutta una questione di angolazioni giuste e di un piccolo trucchetto che ha permesso alla FIFA di riprodurre un'immagine iconica senza correre rischi.