Il campionato del Napoli (ri)parte oggi. Con la nuova era targata Gattuso, infatti, i campani sognano una parte centrale e finale di stagione diversa, di sicuro migliore in termini di gioco, rendimento e risultati. Se non altro in campionato dove gli azzurri hanno faticato molto. Tanto da accumulare un vistoso ritardo dalla quarta piazza che vale la Champions, tanto da racimolare 14 punti in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tanto, poi, da esser costretti ad allontanare dalla panchina una leggenda come Ancelotti. Per giunta, per un suo allievo: Ringhio (Star?) Gattuso. Che non avrà lo charme, il palmares o l’esperienza dell’ex tecnico del Real Madrid ma che pare poter funzionare ugualmente (e forse meglio) nella realtà napoletana. Dal nuovo modulo ai rinnovati stimoli per i calciatori in rosa, ecco perché l’ex mediano del Milan può dare la svolta al sodalizio partenopeo.

la scheda, Sofascore.com, di Gennaro Gattuso da allenatore
in foto: la scheda, Sofascore.com, di Gennaro Gattuso da allenatore

Il “nuovo” modulo: ritorno al passato

Non si vive di solo pane, come non si può rifondare una squadra con la sola grinta, con una buona dose di furore agonistico. Che pure serviranno, specie all’inizio della nuova era di Gattuso. Per accompagnare il riscatto, la riscossa napoletana occorrerà pure altro. Ad esempio, quelle doti tattiche, quella gestione dello spogliatoio e delle risorse che portarono Ringhio, da subentrato nel Milan stagione 2017/18, più o meno nello stesso periodo dell’anno, a far registrare 44 punti e una media di 1.83 punti per match nelle 24 gare post-Montella. Uno score con sole 4 sconfitte ed una comoda qualificazione europea, sia pure non quella d’élite. Grinta sì ma anche preparazione e versatilità. Per adattare ai giocatori un preciso vestito tattico che pare essere il 4-3-3. Peraltro, modulo preferito dal nativo di Corigliano Calabro che nelle sue precedenti esperienze ha spesso privilegiato questo sistema di gioco. Tagliato alla perfezione per gli elementi a disposizione e che richiama un antico splendore, quello degli anni di Sarri capace, proprio con questo spartito, di fare faville e di sfiorare pure lo scudetto. Ritorno al passato ma con qualche aggiustamento vista futuro, vista rimonta.

Insigne da esterno d’attacco e ago della bilancia

Con Insigne, uno di quelli che hanno prima beneficiato e poi subito la parabola ancelottiana passando da seconda punta a quarto di centrocampo a sinistra, chiamato a prendersi le sue responsabilità e chissà a rilanciarsi anche in termini di gol e assist. E c’è de scommettere che il capitano vorrà fare le cose per bene nuovamente nel tridente d’attacco. Lì dove si sente più a suo agio e dove può sfoggiare tutto il suo talento privo di gabbie tattiche e rincorse ai limiti della propria linea di fondo. Insigne capitano, patrimonio e ora nuova scommessa di Gattuso che punta tutto su di lui. Anche, a discapito di un comunque buon Mertens visto più come seconda che prima punta dall’ex allenatore del Pisa.

Allan, come in foto, in regia come Biglia nel Milan (totalfootballanalysis.com)
in foto: Allan, come in foto, in regia come Biglia nel Milan (totalfootballanalysis.com)

Allan regista nei tre di centrocampo, Fabian e Zielu liberi di inventare

Altra chiave che potrebbe contribuire a far cambiare marcia alla squadra, è la nuova forma del centrocampo e la posizione di Allan che con Ringhio in panca, uno che di mediani se ne intende, dovrebbe ricoprire il ruolo di playmaker basso, arretrato, nel terzetto di centrocampo azzurro. Per farsi dare palla e svolgere compiti anche di impostazione, e non solo di interdizione. Un onere che il brasiliano può svolgere con diligenza col #5 napoletano dai piedi comunque abbastanza educati. Un onere che può liberare l’estro di Fabian Ruiz e Zielinski che, da mezzeali, e non più da interni, possono occuparsi con maggiore continuità dei propri inserimenti e della gestione offensiva del gioco. Specie, se il polacco e lo spagnolo dovessero posizionarsi a piedi invertiti, destro il primo, mancino il secondo, per una maggiore efficacia offensiva in sede di conclusione.

Berge, Amrabat o Soumaré i nomi caldi per la mediana

Il mercato, poi, potrebbe garantire nuove energie a Gattuso che, prima di accettare Napoli, ha chiesto qualche piccolo tassello per completare la squadra. Un terzino, magari come Rodriguez che al Milan pare chiuso dall’exploit di Theo Hernandez, Grimaldo del Benfica e un centrocampista con molti papabili in quello specifico ruolo. Berge del Genk, Soumaré del Lille, Torreira dell’Arsenal o Amrabat del Verona. Centrocampisti differenti ma che sembrano perfetti sia per il modulo che per il brand Napoli che cerca giovani talenti da lanciare nel calcio che conta. Un regista, l’ex Sampdoria, due mediani, come lo scaligero e il francese classe ‘99 e un tuttocampista come Berge che, un po’ come MilinkovicSavic, con tutti i distinguo del caso, può interpretare qualsiasi posizione a metà campo.

Il gioco delle coppie: alternative ovunque (o quasi)

In attesa degli aggiustamenti del calciomercato, che pure dovrebbero esserci a gennaio, il Napoli, specie col nuovo modulo, pare avere alternative in ogni singolo ruolo in campo. A partire dalla porta, dove Meret è sicuro della titolarità ma anche di avere, alle sue spalle, due estremi difensori di spessore come Karnezis e Ospina. In difesa, abbondanza nei centrali di difesa e in attacco con Insigne e Mertens alternativi, col belga non più visto solo come punta centrale, con Milik e Llorente di punta e Lozano e Callejon a destra. Sulla corsia mancina di difesa, dove Ghoulam fatica a tornare anche solo disponibile e non solo sui suoi livelli, serve qualcosa dal mercato (Rodrgiuez in uscita dal Milan?) col solo Mario Rui e l’adattato Luperto insufficienti alla bisogna. Stesso discorso, ma per motivi più numerici che di infortuni, per la mediana con Allan, Fabian Ruiz, Zielinski, Elmas e Gaetano pochi per i tre posti disponibili e le tre competizioni ancora da affrontare.