Moggi su Giraudo: “Un fratello, anche dopo quello che ha detto. Qualcuno non ha raccontato bene le cose”
Luciano Moggi e Antonio Giraudo hanno lavorato fianco a fianco per circa 12 anni alla Juventus formando, insieme a Roberto Bettega, la famosa "triade". Se il primo, in qualità di direttore generale, gestiva più l'aspetto legato al campo e in primis al mercato, il secondo, come amministratore delegato, curava la parte economica, finanziaria e gestionale. La loro avventura in bianconero e nel calcio si è conclusa con la vicenda Calciopoli con la radiazione a vita da parte della FIGC, poi confermata dal CONI, e con i processi penali di entrambi chiusisi con la prescrizione. Dopo 20 anni di silenzio Giraudo, che ora vive e lavora a Londra, è tornato a parlare in un'intervista a La Stampa. Tanti gli argomenti trattati: dalla speranza che, dopo una sentenza della Corte di Giustizia Europea, un giudice possa riscrivere la storia di Calciopoli, fino ad alcune battute su Moggi che abbiamo raggiunto ai microfoni di Fanpage.it.
Giraudo, al quale il termine "triade" non piaceva, ha parlato così di quel dirigente che per l'Avvocato era "lo stalliere del re": "Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttora le sue capacità". In merito poi alla conclusione del percorso condiviso, l'ex amministratore delegato è stato molto diretto: "Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui". Nella nostra chiacchierata con Luciano Moggi abbiamo riscontrato, a distanza di anni, una grande sintonia con Antonio Giraudo. Se all'epoca il DG della Juventus considerava l'altro dirigente come un fratello, oggi ne condivide appieno la visione sui fatti di Calciopoli, senza alcuna volontà di fare polemica.
Immagino che sia d'accordo con le parole di Giraudo sulla presunta gogna mediatica subita dalla Juve per Calciopoli.
"Sull’invidia nei confronti la Juventus e sul fatto che se ci fosse stato l’Avvocato non sarebbe successo nulla, non si può mica dire il contrario".
Ma quando Giraudo parla di comunicazione vanitosa, secondo lei, cosa s'intende?
"La comunicazione praticamente ha portato alla luce delle verità. Io non ho fatto messaggi, ho soltanto dato rilevanza a quello che sostanzialmente dicevano le intercettazioni che ho pagato io direttamente, e ne hanno giovato tutti".
A chi è che avrebbe mancato di rispetto secondo Giraudo?
"Beh, io questo non lo so, a chi si riferisca. Non certamente a me, anche perché se ci fosse stata una mancanza di rispetto ce lo saremmo detti mentre si stava lavorando, non adesso. I nostri rapporti sono stati sempre buoni. Io ho considerato sempre Giraudo, e l'ho detto a tutti, come un fratello: su questo non ci sono dubbi. E io non ho mica cambiato idea, anche dicendo queste cose. Però ci deve essere stato qualcuno che gli ha raccontato le cose non bene, anche perché io ho sempre sostenuto che Giraudo fosse un punto fermo e di forza di quella squadra, essendo anche il delfino di Umberto Agnelli. Praticamente poteva fare anche il presidente federale per le capacità che aveva. Quindi ho parlato non bene, di più, di Giraudo. E non lo dico adesso, lo dicono le mie interviste fatte su di lui".
Chiarissimo, insomma nessuno screzio e un rapporto di grande sinergia. "
"Ripeto: Se ci fosse stata una mancanza di rispetto ce lo si diceva subito, nel momento in cui si lavorava, e si risolveva. Siccome questa mancanza non c'è mai stata, evidentemente il modo di lavorare andava bene a tutti, compreso a me e a lui. Non ho capito bene a chi si riferisca, però in sostanza, siccome siamo sempre stati persone dirette, se ci fosse stato qualcosa di storto ce lo saremmo detto durante il periodo di collaborazione. Siamo andati all'unisono sempre e questo ha fatto andare le cose bene".
Senta, nell'ultima intervista Carnevali ha parlato del grande feeling tra i dirigenti della Juventus in questo mercato. C'è da essere fiduciosi a Torino, che sensazioni ha dopo i passi falsi del recente passato? "
"Io credo proprio di sì. Dagli algoritmi siamo passati alla conoscenza specifica della materia e la Juventus sicuramente ne trarrà beneficio. Penso che non ci siano dubbi. Io conosco Massara perché l'ho avuto anche come giocatore, Carnevali lo conosco per quello che ha fatto di buono nel Sassuolo, per cui il problema di fondo è soltanto uno, senza mezzi giri di parole: siamo passati da chi faceva gli algoritmi a chi conosce la materia, e speriamo bene".
Quando ha saputo che in casa Juventus ci si sarebbe affidati agli algoritmi, a lei che ha sempre fatto il mercato basandosi sulla conoscenza diretta dei calciatori è scappato un sorriso?
"No, c'era da piangere. Adesso il problema è molto più calcistico e quindi si arriva a delle conclusioni logiche. Molto meglio di prima, perché prima a guardare l'età, il mese in cui uno è nato, il giorno in cui è nato… vabbè".