Minala oggi a 30 anni gioca in un villaggio: “Ero il miglior giovane d’Italia. Mi fermano per strada: Ma sei tu?”
Joseph Minala è uscito da tempo dai percorsi battuti dal grande calcio, ormai sono tre anni che gioca nel massimo campionato di Malta. Era il settembre del 2023 quando, dopo un'infruttuosa esperienza di pochi mesi in Lettonia col Liepaja (appena 46 minuti in due presenze), l'attaccante camerunese si trasferì allo Sliema Wanderers, vincendo subito la coppa nazionale maltese al primo anno. Poi è passato al Gzira Utd e dal 2025 milita nel Marsaxlokk (Marsa Scirocco in italiano), un piccolo villaggio di pescatori sulla costa meridionale dell'isola.
È in questo luogo tranquillo abitato da 4000 anime nel cuore del Mediterraneo, che Joseph ha trovato la sua nuova patria, ma soprattutto uno stipendio che gli consente di tirare avanti e continuare ad aiutare la sua famiglia. La media degli ingaggi del campionato maltese è molto inferiore ai 100mila euro all'anno, siamo lontanissimi dalle centinaia di migliaia di euro dei tempi della Lazio. Parlare di Lazio significa tornare indietro a quando un giovanissimo Minala fu gettato in campo da Edy Reja a un quarto d'ora dalla fine di un Lazio-Sampdoria al posto di Lulic.

La storia di Joseph Minala, enfant prodige alla Lazio: le voci sull'età
Era il 6 aprile 2014, dunque Joseph – nato a Yaoundé il 4 agosto 1996 – aveva 17 anni. E tuttavia i tratti del suo volto, più maturi rispetto alla sua età, fecero esplodere le voci che avesse molti più anni, addirittura 25 in più, con la conseguenza che in quel momento ne avrebbe avuti ben 42. L'ipotesi fu lanciata da un sito africano e poi rilanciata ovunque tra media e social in Europa, abbattendosi sulla carriera di Minala e condizionandola in maniera pesante.
"Ancora oggi, se cercate il mio nome su Google, l'età è la prima cosa che compare – spiega il calciatore camerunese a ‘Sportbible' – Ho rilasciato molte interviste e raggiunto molti traguardi nel corso degli anni, ma la gente preferisce sempre concentrarsi su quella storia. A volte mi riconoscono per strada e mi chiedono: ‘Sei proprio tu? Quello che tutti credevano avesse 42 anni?'. Forse molte persone mi vedono in modo diverso a causa di quello che è successo. Non ho mai fatto niente di male".

La carriera di Minala non decollò mai, fino all'approdo a Malta: oggi gioca nel Marsaxlokk
Minala era seguito all'epoca da top club europei, ma neanche il fatto che il suo agente fosse il compianto Mino Raiola riuscì a togliergli di dosso le diffidenze che ne impedirono il decollo della carriera. La Lazio se ne accollò il contratto per 8 anni, fino al 2021, spedendolo intanto in prestito a Bari, Latina, Salernitana e perfino allo Qingdao Huanghai in Cina. Nell'ultima stagione a libro paga biancoceleste, Joseph rimase inattivo, messo fuori rosa. Poi passò da svincolato alla Lucchese in Serie C, poi nel 2022 all'Olbia nella stessa categoria, sempre a parametro zero. La sua avventura in Italia finì definitivamente (almeno ad ora) dopo pochi mesi, con la risoluzione del contratto nel gennaio 2023, preludio al tentativo fallimentare in Lettonia e all'approdo a Malta, fino all'attuale militanza nel Marsaxlokk (13 presenze con 2 gol e 2 assist in questa prima parte di stagione).
"Ero il miglior giovane giocatore d'Italia, tutti parlavano di me – dice oggi Minala da Malta, ricordando cosa accadde in quel doloroso periodo – Mi sono sottoposto a test che non avrei dovuto fare, solo per dimostrare di essere un ragazzo normale, cresciuto normalmente. Era semplicemente la cattiveria e l'invidia di certe persone in quel periodo". Joseph negò tutto, la Lazio minacciò azioni legali contro chiunque avesse messo in dubbio la sua età e poco dopo un'indagine ufficiale della Federcalcio confermò che aveva effettivamente 17 anni, come risultava dai suoi documenti ufficiali.
A distanza di più di 10 anni, l'attaccante è convinto che le voci possano essere state diffuse deliberatamente da persone scontente della sua decisione di accettare l'offerta della Lazio anziché quella del Napoli, dove aveva trascorso due mesi in prova. Se un errore si imputa, è quello di non aver affrontato pubblicamente le accuse: "Pensavamo che dopo una settimana tutti se ne sarebbero dimenticati. Non l'abbiamo presa abbastanza sul serio. Credo che sia stato un nostro errore. Pensavamo che si sarebbe risolta da sola".

Neanche Mino Raiola riuscì a evitare che le voci gli chiudessero tutte le porte: "La gente parlava della mia età, anche se non era vero"
La sua carriera fu irrimediabilmente compromessa – ritiene Minala – chiudendogli le porte di club di prima fascia: "La gente parlava della mia età, anche se non era vero. All'epoca avevo un agente importante, Mino Raiola, sapete quante volte ero vicino a concludere un accordo, solo per poi sentirmi dire che il club aveva letto le notizie su di me e non voleva più essere coinvolto? Se chiedete ai giocatori o agli allenatori che hanno lavorato con me com'ero da giocatore, non credo che nessuno potrebbe dire che non meritassi cinque, dieci o quindici minuti in campo. Ma il vero motivo per cui non mi sono state date quelle opportunità? Nessuno lo sa. Sono stato il primo a fare domande: ‘Cosa è successo? Cosa ho sbagliato? Cosa non ho fatto per meritarmi cinque o dieci minuti?'. E ogni volta che andavo in prestito, giocavo sempre. Nel corso della mia carriera, ogni volta che ne avevo l'opportunità, giocavo".
Nel 2017, quando giocava nella Salernitana, Minala fu sul punto di lasciare il calcio dopo la morte del padre: "Ho fatto di tutto per convincere il club a cedermi. Ho fatto tutto quello che si può immaginare. Volevo solo che mi dicessero che avevo fatto qualcosa di sbagliato e che rescindessero il mio contratto. Mentalmente è stato un periodo molto difficile per me. Mio padre era tutto per me. Tutto. Non riuscivo ad andare in campo ad allenarmi senza sentire la sua voce. Ma un giorno ho guardato mia madre e ho pensato a tutto quello che aveva passato. Mi sono detto: ‘Forse Dio ha un altro piano per me. Ho i miei fratelli e la mia famiglia, e devo andare avanti'. È stato questo a darmi la forza di proseguire. Non avevo tempo per pensare ad altro perché avevo troppe responsabilità".

Joseph non ha mai mollato per continuare ad aiutare la propria famiglia: "Ringrazio Dio per poterlo ancora fare. Dormo bene e sono in salute"
Il pensiero della famiglia è stato la stella polare da allora e per tutta la carriera di Minala: "Ho dovuto iniziare a pensare al calcio perché è un dono che Dio mi ha fatto. Mi ha permesso di aiutare le persone e prendermi cura della mia famiglia. Ho 10 fratelli, non uno, due o tre. Ne ho 10. Quindi la mia famiglia è numerosa. Ho perso mio padre e tutta quella responsabilità è ricaduta sulle mie spalle. Mi prendevo cura della mia famiglia fin da piccolo, grazie al calcio. Non ho mai avuto davvero il tempo di sedermi con qualcuno che potesse dirmi: ‘Joe, forse è meglio gestire le cose in questo modo'. Non avevo quel tipo di persone vicino a me. C'erano persone che avevano i propri interessi. Volevano solo prendere quello che potevano da me".

Oggi Joseph Minala è un uomo sereno che non vuole vivere nei rimpianti di quello che avrebbe potuto essere: "Anch'io ho commesso degli errori nella mia vita, ma non si può tornare indietro e cambiare il passato. Non sono il tipo di persona che si siede a pensare ‘E se? E se?'. Ringrazio semplicemente Dio per tutto quello che ho passato e per il fatto di essere ancora vivo oggi. Ho ancora delle opportunità, soprattutto di questi tempi, perché non è facile trovare una squadra, giocare a calcio e ottenere un contratto. Sono ancora in una posizione in cui posso aiutare la mia famiglia. Dormo bene, sono in salute e cerco di sostenere la mia famiglia il più possibile. Questo è quello che conta per me. Dopo tutto quello che ho passato, vedo le cose in modo diverso. La vita non è un film in cui puoi tornare indietro e rifare tutto".