Mikel Merino: “Tre bombe artigianali colpirono il bus del Dortmund. C’erano sangue e fumo”

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Merino ha ricordato l’attentato subito dal pullman del Borussia Dortmund nel 2017, dal quale è uscito illeso solo perché aveva casualmente cambiato posto: “Un grosso frammento di scheggia era conficcato nel poggiatesta del mio sedile”

Mikel Merino rischiava di non esserci nemmeno ai Mondiali per via di un infortunio, ma la sorte lo ha voluto far tornare a casa da vincitore. Gli ultimi mesi della scorsa stagione all'Arsenal sono stati complicati per lo spagnolo per via di una grave frattura al piede sinistro che avrebbe richiesto diversi mesi di riposo: niente convocazioni con la Spagna e sogno finito, ma la storia poi è andata diversamente.

L'attaccante è convinto di avere un angelo custode che lo protegge perché non è la prima volta nella sua vita che le cose accadono quasi per miracolo. Nella lettera scritta a The Players' Tribune ha ricordato quando era sul pullman del Borussia Dortmund il giorno in cui fu colpito da tre ordigni esplosivi nascosti lungo la strada dove stava transitando. Uscì illeso dall'attentato soltanto per un'assurda coincidenza, dato che per un banale motivo non era seduto al suo posto dove si era conficcata una scheggia che avrebbe potuto procurargli danni irreparabili.

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Merino ha vinto i Mondiali con la Spagna

La tragedia sfiorata da Merino

Lo spagnolo non riesce a spiegarsi come sia ancora vivo dopo la traumatica esperienza del 2017: il pullman del Borussia Dortmund stava portando i giocatori allo stadio del Monaco per l'andata dei quarti di finale di Champions League che rischiava di trasformarsi in una tragedia. Al suo passaggio scoppiarono degli ordigni: "Avevo vent'anni e giocavo nel Borussia Dortmund quando tre bombe artigianali esplosero proprio accanto al nostro autobus. Ci fu un rumore assordante, e poi ricordo che l'autobus si ribaltò quasi". Fu Bartra ad avere la peggio con un braccio rotto, ma all'interno di quel pullman tutti hanno vissuto un incubo: "Mi guardai alle spalle e vidi del sangue sul pavimento. Fumo, urla. Ricordo di essere stato in ospedale quella sera, ad aspettare Marc Bartra, che aveva un polso gravemente ferito".

Merino in genere sedeva accanto al connazionale, ma per quel tragitto si era spostato nel sedile davanti per stare più comodo, dato che era reclinabile: "Il giorno dopo, qualcuno mi disse che un grosso frammento di scheggia era conficcato nel poggiatesta del sedile accanto a Marc. Il mio solito posto. Quel giorno, il posto era vuoto. Sentivo le gambe un po' indolenzite e i sedili anteriori erano reclinabili. Così mi sono seduto lì, e forse mi ha salvato la vita". Soltanto quella strana coincidenza gli ha salvato la vita: la scheggia poteva essergli fatale, ma il destino ha voluto che quel giorno sedesse da un'altra parte, salvandosi. È capitato quella volta, ma anche prima dell'estate con il recupero lampo che gli ha permesso di essere ai Mondiali nonostante la previsione pessimistica dei medici che lo avevano invitato a rinunciare al grande sogno di rappresentare la Spagna.

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