L’addio di Messi all’Argentina è finito tra commozione e momenti decisamente imbarazzanti
Gol, assist, sudore, momenti imbarazzanti e tante lacrime. L'addio di Leo Messi alla nazionale dell'Argentina è stato più o meno come ce lo si aspettava. Hanno pianto praticamente tutti. L'arbitro della partita Fernando Vejar gli ha regalato i cartellini dell'incontro, quello dell'addio alla Seleccion. I calciatori del Benin hanno accerchiato il numero 10 per un selfie ricordo a fine partita, con Leo che non era tanto felice. Momento imbarazzante, come quello in cui dopo la partita un drone ha iniziato a celebrare Messi, o meglio avrebbe dovuto farlo, perché sono partite prima una serie di pubblicità. Poi ha parlato lui, l'uomo più atteso, che lascia dopo 208 partite e con il gol numero 126, che ha ricordato il papà e ha mostrato le sue emozioni evocando la sua tristezza.
Un gol e due assist per Messi nell'addio all'Argentina
L'ultima di Leo con la nazionale argentina è stata preparata nei minimi dettagli, non poteva essere altrimenti per chi ha segnato non un'epoca, ma la storia del calcio. Il momento dell'addio era già conclamato dopo la finale dei Mondiali, ma è stato ufficializzato qualche settimana dopo. Il Benin l'avversario della partita dell'ultimo tango di Messi ha resistito anche tanto, primo tempo senza gol. Poi Messi regala due assist, a Otamendi e Nico Paz, e si mette proprio per l'ultimo gol con l'Argentina, 3-0, ma il risultato è la cosa che si ricorderà di meno.
"Oggi è il giorno più triste della mia carriera"
Finita la partita con il microfono tra le mani Leo parla circondato dalla sua famiglia, moglie e tre figli. Il primo pensiero e per il papà, mancato due mesi fa. Poi parole d'onore per i suoi compagni di squadra, che ha definito dei guerrieri e la frase più forte e tutto sommato prevedibile: "Oggi è il giorno più triste della mia carriera".
I selfie con i calciatori del Benin
Oltre alle tante lacrime e agli applausi ci sono stati momenti molto particolari nella celebrazione. In primis quello dei selfie dei calciatori del Benin che hanno accerchiato Messi, che in quel momento tutto voleva tranne che quella pressione e quelle foto. Uno dei calciatori avversari lo bracca, lo cinge, gli mette un braccio intorno al collo, alza il telefono e immortala il momento. Messi, e non c'è bisogno di un esperto per capirlo, ha una espressione piuttosto infastidita, cerca di dimenarsi, vuole scostarlo, la marcatura era troppo stretta.
Il drone celebrativo che parte con le pubblicità: e piovono fischi
Ma c'è stata una cosa che ha destato una sfilza di polemiche, anche sui social che sono ‘impazziti' e hanno rifilato bordate gigantesche a chi ha organizzato la stasera. Finita la partita dei droni hanno proiettato delle immagini, ma prima sono partite delle pubblicità, accompagnate dai fischi del pubblico, poi è stato Messi. Ma Leo in quelle immagini calciava con la gamba destra, errore da matita rossa, praticamente lesa maestà.
Niente immagini però con gol e trofei alzati, ma solo canzoni, errori e pubblicità, con critiche al presidente Chiqui Tapia, accusato già da tempo di voler massimizzare i guadagni, feroci già le critiche per le amichevoli organizzate, e adesso nel mirino pure per la questione dei droni. Fondamentalmente l'accusa di voler fare cassa è sempre stata forte per la federazione argentina e quanto visto a latere, ma non troppo, dell'ultimo ballo di un campionissimo come Messi non è piaciuto per niente.