Miccoli: “Mi vergogno per la frase su Falcone, non mi perdono. L’ingresso in carcere fu terribile”

Fabrizio Miccoli tra il 2020 e il 2021 fu condannato a tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un caso che ebbe un risalto notevole anche nel mondo del calcio considerati i trascorsi importanti dell'ex attaccante che ha vestito le maglie di Juventus, Fiorentina e Palermo, solo per citarne alcune. In alcune intercettazioni emerse nel 2013, Miccoli aveva inoltre offeso anche il giudice Giovanni Falcone con la frase “Quel fango di Falcone”. Successivamente, e in varie altre occasioni, Miccoli aveva chiesto scusa.
Oggi, nel corso di un'intervista alla Gazzetta dello Sport, l'ex attaccante leccese ha ripercorso quella vicenda e la sua permanenza in carcere. Un'esperienza che non ha dimenticato, soprattutto l'ingresso al penitenziario di Rovigo. "Mi accompagnarono lì gli amici di sempre, Giovanni e Pierpaolo, e l’avvocato Savoia – racconta -. Scesi dalla macchina e quell’ultimo tratto a piedi, verso il cancello, con il borsone sulle spalle, è stato terribile. Poi i documenti, la perquisizione…".

Miccoli ha raccontato un po' quanto accaduto: "Quell’estorsione so di non averla fatta – ha spiegato -. Ciò che mi tormenta è l’altra cosa, l’intercettazione". L'ex attaccante si riferisce proprio alla frase pronunciata al telefono nei confronti dello stesso Giovanni Falcone. "Me ne vergogno, per me e per la mia famiglia – ha detto -. Non so come mi siano uscite quelle parole. Era l’alba, eravamo appena usciti dalla discoteca e avevo la mente annebbiata. Sono queste le spiegazioni che mi sono dato ma non cerco scuse, posso soltanto scusarmi. Non mi perdono, ho sbagliato".
A tal proposito Miccoli racconta di aver voluto incontrare la sorella di Giovanni Falcone: "Ho incontrato la signora Maria e suo figlio Vincenzo che mi hanno accolto e compreso – ha detto -. Non sono andato là per chiedere clemenza ma per scusarmi con la signora Falcone parlandole della vergogna che provavo, di quanto mi fossi pentito. Lei mi ha sorriso e ha detto: ‘Ti perdono'. Mi sono commosso, mi sono sentito liberato dal vero peso che avevo addosso". Miccoli ha scontato in carcere 6 mesi della condanna tra il dicembre 2021 e il maggio del 2022.

L'esperienza al carcere di Miccoli e le partitelle di calcio come portiere
L'ex attaccante fu trasferito a Vicenza e ricorda la permanenza in carcere: "Fui accolto benissimo e non mi misero in mezzo a cose loro – spiega -. Quando c'erano dei problemi mi dicevano di allontanarmi". Miccoli racconta anche le partitelle di calcio sul campetto in cui lui però si metteva in porta: "Mi fecero una battuta dicendomi che per le carte e il pallone si ammazzano e così mi mettevo in porta, capii – spiega ancora -. Giocavamo un’ora alla settimana, era un momento spensierato e tale doveva rimanere".