Mauro Bressan: “Cecchi Gori una volta si presentò con Valeria Marini. Con Berlusconi avevamo un rito”

Mauro Bressan è stato uno dei pilastri del nostro campionato di Serie A. Del centrocampista, protagonista nel massimo torneo di calcio italiano dagli anni '90 alle prime stagioni del 2000, si ricorda soprattutto quella meravigliosa rovesciata messa a segno con la maglia della Fiorentina in Champions contro il Barcellona. Nel corso di un'intervista a Fanpage, Bressan ha parlato di quel momento ma anche di alcuni episodi e aneddoti legati alla sua carriera: "Mi rende orgoglioso il fatto di averlo messo a segno con la maglia della Fiorentina che ha rappresentato l'apice della mia carriera". Con la viola ha potuto conoscere anche Lele Adani: "Facevamo le 5 del mattino a parlare di calcio". Nel mezzo anche i racconti di Cecchi Gori e di Silvio Berlusconi quando Bressan giocava nelle giovanili del Milan: "Ricordo che quando arrivava con l'elicottero noi uscivamo dal centro sportivo, ci mettevamo in fila, e lui salutava ognuno".
Cosa fa oggi Mauro Bressan nella vita dopo il calcio giocato?
"Ho un paio di società all'estero che offrono diversi servizi e poi seguo sempre le attività della scuola calcio. Inoltre sono ancora impegnato nel mondo del calcio: aiuto un procuratore che vive in Portogallo, gli do una mano quando mi chiede delle cose inerenti a qualche giocatore. Chiaramente poi seguo anche partite che è la cosa che mi piace di più".
Lei è un direttore sportivo?
"Sì, sono direttore sportivo, ho il patentino però è un discorso che ho accantonato per come lo intendo io e per quelle che erano le mie idee".
Cosa successe nella vicenda calcioscommesse che l'ha visto coinvolto?
"A 40 anni avevo preso il patentino da direttore sportivo e potevano esserci delle possibilità migliori, ma finché non si è risolta questa situazione non ho potuto più fare niente".
Lei ha iniziato al Milan, cosa ricorda di Berlusconi?
"Ho fatto il settore giovanile del Milan e Berlusconi l'ho visto parecchie volte. Ricordo che quando arrivava noi uscivamo dal centro sportivo, ci mettevamo in fila, e lui salutava ognuno di noi, dava la mano a tutti. Era sempre una persona molto carismatica e anche umile".
Vi dovevate mettere in fila per salutarlo?
"Quando arrivava lui con l'elicottero, magari in pausa pranzo, noi ci fermavamo, uscivamo, ci mettevamo nel prato che c'era lì vicino all'entrata e lo salutavamo. Insomma, una sorta di rituale. E lui salutava tutti: cuochi, camerieri e non solo. Gli faceva proprio piacere".

Quella rovesciata contro il Barcellona: come le venne in mente?
"Questo gol è sempre considerato uno dei più belli, poi fatto in Champions. È chiaro che poi mi rende orgoglioso il fatto di averlo messo a segno con la maglia della Fiorentina che ha rappresentato l'apice della mia carriera. Un gol realizzato con la squadra del cuore di mio papà".
Cosa prova quando lo rivede?
"Una sensazione bellissima: essere ricordato sempre anche dei tifosi viola per questa cosa, mi rende orgoglioso".
Ma come le venne in mente di fare quell'acrobazia?
"Io fin da bambino ho sempre tentato di fare acrobazie spettacolari tra colpi impossibili, tuffi, sono cose che mi sono sempre piaciute. Poi l'istinto ha voluto che in quella partita seguita in tutto il mondo si presentasse l'occasione giusta per realizzare quel gol".
Ma era convinto di mettere a segno un gol del genere?
"Quando fai una roba del genere puoi anche rischiare di fare una brutta figura, però io ero convinto di ciò che stavo facendo perché mi venne in modo naturale".
Cosa accadde a fine partita: qual è la prima cosa che ricorda?
"Prima delle interviste a fine partita, c'eravamo io e Trapattoni. Il mister prima ancora di parlare alle tv mi disse: ‘Guarda che tu oggi hai fatto una cosa di cui se ne parlerà ancora per i prossimi 30 anni'. E ci aveva visto giusto".
Chi è Vittorio Cecchi Gori? Cosa ricorda di lui?
"Secondo me è stato uno dei presidenti più romantici, aveva un amore smisurato per la Fiorentina e ha portato grandi campioni a Firenze. È stato uno di quelli che non badava a spese per il bene della Fiorentina".
Cosa la colpì maggiormente di lui? Che aneddoto ricorda?
"Ricordo sempre che lui a volte quando veniva in ritiro con noi era accompagnato da qualche attrice famosa o anche non famosa. Anche Trapattoni mi ricordo che guardava e faceva sempre delle occhiate".
Ad esempio?
"Valeria Marini sicuramente, una volta, poi dopo le altre non me le ricordo perché erano tutte giovani. Ma la Marini di sicuro".
Perché disse che Batistuta era un solitario? Ha mai provato ad invitarlo a cena?
"Lui era un capitano un po' sui generis, nel senso che aveva il suo gruppetto di tre o quattro compagni, ma come capitava anche ad altri. Questo nel calcio succede a seconda delle affinità che una persona può avere di più con qualcuno piuttosto che con un altro. Nello specifico Batistuta non è che fosse proprio un solitario, però quando c'erano dei momenti da festeggiare insieme tante volte, invece di farlo con tutta la squadra, festeggiava da solo o con qualcuno compagno e basta".
E Rui Costa perché era un leader, cosa faceva di diverso?
"Rui Costa è quello che mi ha impressionato di più perché era un giocatore eccezionale sotto tutti i punti di vista. Ci aiutava ed era molto vicino, come un vero capitano capace di coinvolgere e cercare di tenere tutto il gruppo unito".
Si sente ancora con Adani?
"Lele lo sento ancora. Io, lui, Rossitto e Taglialatela eravamo sempre insieme e tutte le notti, anche dopo le partite, così come Lele fa adesso, stavamo lì a parlare di quello che succedeva in campo, di calcio, delle nostre impressioni e ci piaceva analizzare un po' tutte le situazioni".

Ci racconta quella notte matta con la Coppa Italia?
"È normale, quando hai vinto la coppa fai festa, ti ritrovi insieme a festeggiare ed è chiaro che si beva qualcosa in più. Ci sono stati veramente tanti festeggiamenti, ma poi dopo non so cosa sia successo, ho rimosso (ride ndr)".
Si ricorda cosa ha fatto con il suo primo stipendio da calciatore?
"Io l'ho dato ai miei genitori, per un bel periodo l'ho sempre portato a casa".
Cosa ricorda di Cassano a Bari? Avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe andato al Real?
"Lo ricordo quando arrivò in ritiro, era giovane ed esile, ma si vedeva che aveva delle qualità. Nel corso della stagione poi mi fece subito una grande impressione perché aveva messo su fisico e quindi i dribbling che faceva non erano più fini a se stessi, ma riusciva a essere efficace anche nello scontro fisico".
Chi era il mago che a Venezia girava insieme a Zamparini, cosa faceva?
"Diciamo che a Venezia a livello calcistico non è andata molto bene perché siamo retrocessi, però anche lì ho potuto conoscere tanti compagni. Ho saputo del mago e qualcuno ci ha parlato, però sinceramente io non ho mai avuto l'occasione di averci a che fare (ride ndr)".
Cosa ricorda maggiormente di Allegri al Cagliari? Ci racconti un aneddoto.
"Già nel gruppo si vedeva che aveva delle doti anche di comunicatore molto elevate. Con lui ci siamo frequentati anche nel periodo del ritiro. È una persona affabile e aveva le caratteristiche non solo per fare l'allenatore, ma comunque era molto carismatico. Allegri era un giocatore di personalità, sapeva come parlare, come dire le cose, era molto convinto, e aveva tante idee".