Poche persone sono legate al destino della nazionale belga come Marc Wilmots. L'ex giocatore e allenatore dei Diables Rouges, attualmente confinato ma sereno nella sua residenza di Bordeaux, ha raccontato la crescita del Belgio in esclusiva a Fanpage.it dopo esserne stato selezionatore per quattro anni tra il 2012 e il 2016, periodo intenso coinciso con la partecipazione ai Mondiali in Brasile e agli Europei in Francia. Tra i calciatori più importanti della sua gestione, due dei volti più popolari della Serie A: Dries Mertens e Romelu Lukaku, che Wilmots ha dovuto difendere anche dalla critiche.

Lei ha allenato il Belgio per  quattro anni, dal 2012 al 2016. Adesso si stanno vedendo i frutti del suo lavoro…
"Ho sempre allenato con lo sguardo verso il futuro, senza mai soffermarmi solo sul risultato del momento ma lavorando nel lungo periodo. Ai mondiali del 2014 eravamo la nazionale più giovane di tutte, siamo andati in Brasile come una famiglia. E i risultati di oggi sono una conseguenza di quanto fatto allora".

Ai mondiali brasiliani siete stati eliminati ai quarti dall'Argentina. Un risultato niente male per una squadra così inesperta…
"Avevo un'idea chiara. Volevo sviluppare una squadra per il futuro, perché vedevo qualità nei miei giocatori. E predicavo pazienza. Soprattutto nei confronti di un giocatore…".

Parla di Romelu Lukaku?
"Esattamente. All'epoca aveva poco più di vent'anni ma avevo già notato le sue qualità. In molti lo criticavano per la sua mancanza di concretezza, ma io dicevo a tutti di dargli tempo. Ed ecco che oggi è diventato il miglior centravanti del mondo insieme a Lewandowski. Chi non ne riconosce le qualità è cieco! Si tratta di un ragazzo che non vuole mai smettere d'imparare. Basta guardare come guadagna sempre la posizione rispetto al difensore mettendo il corpo e girandosi sul piede perno per abilitare il suo sinistro per capire a che livello sia arrivato".

Fino al mondiale 2018 lei è stato il recordman di gol del Belgio ai mondiali con cinque reti. Poi è arrivato Lukaku, che dopo il gol agli USA nel 2014 ne ha segnati quattro in Russia…
"E sono sicuro che mi supererà al prossimo mondiale. Il mio obiettivo da allenatore della squadra del mio paese era quello di formare giocatori che possano migliorare e migliorarsi".

Lukaku è inoltre diventato essenziale per Antonio Conte all'Inter.
"Non mi sorprende. Conte già ne era rimasto affascinato durante Italia-Belgio ad Euro 2016. Parliamo inoltre di un allenatore capace di ottenere il meglio dai propri centravanti. Basta vedere quel che ha fatto conPellé nella nazionale italiana. E potendo lavorare con Romelu nel quotidiano era logico che ottenesse ottimi risultati. Gli attaccanti vanno messi in condizione di rendere al meglio, e lo stesso è accaduto per Mertens a Napoli".

Parliamo di un belga che arriva in un frenetico porto del Mediterraneo e ne diventa l'idolo, oltre che il massimo goleador di sempre…
"Mertens e Napoli sono fatti l'uno per l'altra! Lui ha dato moltissimo alla città e alla squadra, e al contrario. Ricordo che quando mio figlio Reno giocava ad Avellino sono andato spesso a visitarlo e ho conosciuto Napoli, una città splendida che è tutt'uno con la squadra. La passione dei napoletani è simile a quella dei tifosi dello Schalke 04, si tratta di un rapporto viscerale tra la gente e la squadra di calcio. È qualcosa di unico, qualcosa che ancora oggi mi fa venire la pelle d'oca".

Mertens è ormai figlio di Napoli. Ha anche imparato il dialetto…
(Ride, ndr). "Anche mio figlio ha imparato un po' di dialetto campano. E anche lui come Mertens beve il suo caffè espresso ogni mattina e ha sviluppato un profondo amore per la cultura italiana e napoletana. Per quanto riguarda Mertens è importantissimo che lui si sia adattato fin da subito imparando la lingua e conoscendo da vicino la cultura della città. E questo lo ha aiutato a diventare chi è oggi. Ricordo che con me in nazionale con lui alternavamo il fiammingo e il francese, rispettivamente la sua e la mia lingua materna. A volte gli davo istruzioni in fiammingo e lui mi rispondeva in francese, solo per scherzare. Ma era il nostro modo di relazionarci ed era molto genuino".

L'ha sentito quando ha stabilito il suo record di gol in azzurro superando Marek Hamsik?
"Gli ho soltanto mandato un messaggio di auguri. Con i miei calciatori sono sempre discreto e tendo a lasciarli tranquilli. E lui mi ha risposto con un serafico ‘Merci coach'".

Inizialmente in nazionale è stato un po' bloccato da Eden Hazard, che ama partire dall'out sinistro, come lui.
"Si tratta di due profili simili. Questa situazione mi ha obbligato a spostare Mertens a destra o dietro le punte nel 4-2-3-1. Dries ha una grandissima capacità di adattamento. Durante i primi mesi in nazionale ho dovuto sentire stupidaggini come "Mertens è un jolly da mettere a partita in corso". Niente di più falso. E lui lo ha dimostrato. Può giocare in ognuna delle quattro posizioni d'attacco di un 4-2-3-1 e rendere nel migliore dei modi. Inoltre ha la tecnica di tiro dell'attaccante vero e sa prendere le migliori decisioni in fase offensiva".

Dunque lei lo vede bene come trequartista dietro la punta?
"Assolutamente! Appoggio al 100 per 100 la scelta di Gattuso di farlo giocare da numero dieci. Dries deve essere lasciato libero per esprimere al meglio il suo calcio e come sotto punta è ideale. Inoltre Gattuso è un tecnico che apprezzo molto e con il quale ho avuto contatti in passato affinché venisse ad assistere ad alcuni allenamenti della mia nazionale. È riuscito a passare dal 4-3-3 al 4-2-3-1 in modo totalmente naturale".

Quando capì che Lukaku e Mertens sarebbero diventati così importanti?
"Nell'agosto del 2012 giocammo un'amichevole contro l'Olanda. Perdevamo 1-2 e a mezz'ora dalla fine li feci entrare entrambi. Negli ultimi 15 minuti segnarono un gol a testa e Mertens diede l'assist a Verthongen per il 4-2 finale. Da quel momento compresi che era cominciata una bellissima avventura. Ma vorrei tanto che vincessero qualcosa sia con i loro club sia con la nazionale, perché nessuno si ricorda mai dei secondi".

L'Euro 2021 potrebbe essere la grande occasione per il Belgio?
"Sì e no. Il Belgio non deve sentirsi obbligato a vincere. La stagione attuale sarà lunga e diversa dalle solite. Bisognerà arrivare all'europeo nel migliore dei modi dal punto di vista fisico ed essere fortunati con le lesioni. E poi ci sono tante squadre fortissime come la Francia, la Germania e anche l'Italia. In generale credo che le candidate alla vittoria possano essere sei o sette".