Luis Enrique e l'”inspiegabile” sconfitta col Monaco: ora per il super PSG scatta l’allarme Europa
Quello che doveva essere il venerdì delle grandi celebrazioni, a seguito soprattutto dell'annuncio ufficiale del rinnovo fino al 2030 di Luis Enrique sulla panchina del PSG, si è trasformato in un incubo sportivo: i campioni di Francia e d'Europa sono caduti al Parc des Princes sotto i colpi di un solido Monaco, che ha ribaltato il gol iniziale di Marquinhos con le reti di Flavio Nazinho e Stanis Idumbo. Un avvio di stagione così disastroso non si registrava a Parigi da ben 19 anni, precisamente dalla stagione 2007-2008, visto che fin qui il PSG ha collezionato solo due punti nelle prime tre giornate di Ligue 1.
Il super PSG non è imbattibile: anche i campioni d'Europa barcollano
Il crollo interno contro il Monaco è la testimonianza che nessuno, nemmeno i campioni d'Europa in carica, è immune a passaggi a vuoto strutturali e, anche se nelle ultime due stagioni il PSG ha letteralmente dominato la Francia e l'Europa, raccogliendo tre titoli di Ligue 1 e due Champions League consecutive, il terreno è diventato scivoloso anche sotto i piedi dei fenomeni di Luis Enrique. Il calcio ha dimostrato venerdì sera di essere cinico e di non guardare in faccia a nessuno, facendo parlare il campo, anche nei riguardi di un club la cui recente bacheca straripante di trofei aveva rassicurato l'ambiente, abituato a un'egemonia quasi totale.
Il labirinto di Luis Enrique in questo PSG: tra sfortuna e paradossi tattici
Nel post-partita, un visibilmente stizzito Luis Enrique ha difeso la prestazione dei suoi: "Oggi meritiamo la vittoria, chiaramente! Questo risultato è inspiegabile. Se rigiochiamo questa partita in questo modo, altre 10 volte… vinciamo 8 e il Monaco ne vince 1, l'altra finisce in parità: loro lo sanno benissimo, ma il calcio è imprevedibile ed è bello per questo". Il tecnico ha puntato molto il dito sulla casualità e sulla sfortuna del momento, ribadendo che, a suo avviso, la squadra ha provato a controllare il match a fronte di oltre 20 occasioni create. Tuttavia, la critica sportiva, soprattutto in madre patria ha puntato il dito su alcuni aspetti che appaiono piccoli ma concreti campanelli d'allarme da non sottovalutare.
In primis la friabilità difensiva con la porta di Matvey Safonov costantemente violata, e poi le recenti scorie di mercato che ha visto l'addio pesantissimo di Bradley Barcola, una separazione non priva di frizioni con lo stesso Luis Enrique, che ha ridisegnato i pesi offensivi. Pur avendo blindato i contratti di talenti come Joao Neves e Willian Pacho, l'eccesso di sicurezze iniziali sembra aver tolto quel briciolo di cattiveria agonistica necessaria per chiudere le partite, come dimostrato dal blackout totale avvenuto nel secondo tempo contro i monegaschi.
PSG in crisi strutturale o semplice stanchezza fisiologica?
Trovare il PSG al dodicesimo posto della classifica fa sicuramente effetto, ma si è solo alla terza giornata e la squadra sta pagando il ritardo di preparazione anche causato dall'effetto Mondiali dove molti giocatori di Luis Enrique hanno partecipato. Più che una reale crisi d'identità, il momento appare come un fisiologico passaggio a vuoto generato da una rivoluzione parziale della rosa e da un po' di sfortuna sotto porta, ma adesso si farà subito sul serio perché il vero esame di riparazione è già dietro l'angolo: mercoledì si accenderanno le luci della Champions League al Parco dei Principi, contro lo Slovan Bratislava. Sarà proprio il palcoscenico europeo a dirci se il super PSG di Luis Enrique ha solo le gambe pesanti o se il campanello d'allarme deve iniziare a suonare per davvero.