Lo Sporting ha fatto col Bodo Glimt quello che all’Inter non è riuscito: rimonta devastante

Lo Sporting Lisbona ha fatto col Bodo Glimt quel che non è riuscito all’Inter. Anzi, partiva da una condizione peggiore: 3-0, rispetto al 3-1 dei nerazzurri. Ma nella sfida di ritorno la differenza dei numeri è valsa zero, è stata letteralmente spazzata via da quanto s'è visto in campo. È finita 5-0 (ma il risultato poteva essere addirittura più largo), esito che scandisce la rimonta clamorosa ma ampiamente meritata dei padroni di casa. Ci hanno creduto sempre. Hanno dato tutto, giocato senza lasciarsi condizionare da strani calcoli o dal cronometro che scorre. Avevano gli occhi della “tigre” e hanno ruggito, graffiato, fatto male. Lo Sporting aveva “garra” e birra in corpo, non ha mai smesso di pressare, attaccare, tenere il ritmo costantemente alto, chiudere gli spazi, spegnere le fonti di gioco dei norvegesi con l’unica arma possibile: puro agonismo e raziocinio tattico.
Non è stato un assalto scriteriato e fortunato all’arma bianca. No. Il match è stato preparato e teso come una trappola. E il Bodo c'è caduto. Lo Sporting non ha fatto (come) l'Inter. Ne aveva di più in tutto: quanto a fiducia, forza, collettivo. S'è preso la partita un centimetro alla volta, lottando su ogni pallone come se stesse giocando una finale. Ha avuto freddezza e cinismo. Niente di quel che è stata la prestazione dei nerazzurri a San Siro, sconfitti addirittura per 2-1 subendo ripartenze mortificanti da parte di un avversario a cui bastò schierarsi in maniera compatta e ordinata.

Eppure la squadra portoghese non è certo formazione di fenomeni: rispettabile, pericolosa ma tutt’altro che irresistibile. Al Maradona, contro il Napoli uscito alla fine del girone classificandosi 30°, venne sconfitta 2-1 e avrebbe potuto prendere qualche gol in più se solo la fortuna avesse soffiato un po’ di più nelle vele azzurre. Ma tant’è… al calcio italiano va così almeno in questa edizione della Champions League: stare a guardare, consumati dai rimpianti e dalle polemiche, leccarsi le ferite (le sei scoppole presa dall'Atalanta col Bayern Monaco fanno altrettanto male) in attesa di tempi migliori. E di un Ranking Uefa (da meritare) che ci restituisca almeno la speranza di portare cinque club nella massima competizione continentale.