L’ex arbitro Ceccarini: “Gli arbitri non hanno più capacità di decidere. Il sistema non vuole cambiare”

di Ilaria Mondillo
In un calcio italiano sempre più segnato da polemiche e episodi controversi, Piero Ceccarini, ex arbitro di lunga esperienza, protagonista del celebre Juventus-Inter del mancato rigore di Iuliano su Ronaldo, analizza la stretta attualità. L'ultimo weekend – contrassegnato dalle decisioni contestate da Napoli e Milan – ha innescato nuove discussioni sulla confusione che regna tra arbitri e VAR. Ceccarini non ha dubbi: "Gli arbitri non hanno la forza, o forse anche la capacità e la forza di decidere in campo. Perché certe decisioni si vedono anche in campo, non c'è bisogno del VAR".
L’introduzione della tecnologia doveva essere un aiuto, ma oggi finisce per complicare ulteriormente le cose: "Il VAR deve intervenire solo quando l'arbitro non ha avuto la possibilità di vedere o ha commesso un errore evidente", spiega l'ex fischietto. E, mentre si parla di una possibile rivoluzione nella leadership dell'AIA, Ceccarini mette in evidenza la necessità di persone competenti e preparate, per portare avanti il cambiamento necessario affinché il calcio italiano torni a essere credibile e rispettato.
Ceccarini, non c'è weekend senza decisioni contestate. Perché siamo arrivati a questo punto in Italia?
Uso il termine confusione. Gli arbitri non hanno la forza, o forse anche la capacità, di decidere in campo. Perché certe decisioni si prendono in campo, non c'è bisogno del VAR. Poi l'uso del VAR è fatto nella maniera in cui è fatto e si arriva a certi episodi, per cui anche le squadre non sanno più come fare, non sanno più cosa aspettarsi. Al di là del comportamento, degli episodi in cui i calciatori amplificano tutto.
Pensa che gli arbitri attualmente in Serie A siano inesperti, manca quel "pugno duro" che forse probabilmente c'era in passato?
Più che pugno duro, c'era la capacità di giudicare. Io non mi sono mai visto regalare niente, ho sempre preso le decisioni sul campo. Dovrebbe essere così anche ora. Il VAR dovrebbe intervenire solo per quegli episodi dove l'arbitro non ha avuto la possibilità di vedere o ha valutato in maniera totalmente sbagliata. Ci sono episodi chiari nei quali ancora oggi non capiamo perché il VAR non intervenga. Il VAR dovrebbe intervenire quando l'arbitro sta prendendo una decisione totalmente sbagliata, per il bene del calcio e del regolamento. Certi episodi si vedevano in campo, una volta, ora non si vedono più.

Si percepisce una distanza quasi incolmabile tra chi decide e chi subisce la decisione. Secondo lei, si è rotto il dialogo tra la classe arbitrale e il resto del sistema calcio?
Non lo so, se si è rotto. Però, naturalmente, dovranno essere prese delle contromisure per dare maggiore credibilità al sistema calcio. Su questo non c'è ombra di dubbio. La FIGC è all'altezza della situazione. Il sistema calcio si deve aspettare un intervento adeguato dalla FIGC e la FIGC interverrà sicuramente.
Lei è sempre stato un sostenitore della tecnologia. Ha dichiarato che se ci fosse stato il VAR ai suoi tempi, forse alcuni errori non sarebbero stati commessi. Però ora sembra che il VAR, invece di risolverli, crei problemi.
Rimango dell'idea che dal punto di vista tecnologico, come hanno risolto i casi di fuorigioco, come hanno risolto situazioni con la gaol-line technology, potrebbero aiutare sicuramente anche gli arbitri. Ma solo in quei casi in cui effettivamente l'arbitro ha bisogno di un aiuto. INon si deve andare oltre a queste cose. Quando parlano di protocollo VAR, che non può intervenire, io mi chiedo: qualcuno al VAR può dire qualcosa all'arbitro? Anche se dal punto di vista protocollo non può intervenire? Il discorso è tutto lì.

Se lei fosse ancora in attività, come gestirebbe la situazione in campo, con il VAR e tutto il resto?
Le decisioni devono rimanere in campo, ma il VAR deve intervenire solo per episodi che sfuggono all'arbitro. La collaborazione con gli assistenti e il quarto uomo deve rimanere. Tutti devono aiutare l'arbitro verbalmente, come è previsto.
Alcuni chiedono una rivoluzione nella leadership dell'AIA. Secondo lei, cambiare i vertici potrebbe essere la soluzione?
Non so se cambiare i vertici sia la soluzione. Ci vogliono persone giuste, indipendenti, con esperienza anche internazionale, per guidare l'AIA e rispondere agli episodi. Ma il sistema italiano non lo vuole questo cambiamento. Ci vogliono persone competenti, che abbiano meritato di arrivare in Serie A. Gli arbitri che sono all'altezza devono andare avanti, altrimenti non usciamo da questo impasse. Quindi voglio dire, siamo sempre lì. Ci vuole una giusta meritocrazia e la possibilità di arrivare in Serie A, ma ci devono arrivare solo i migliori, quelli su cui poi si può lavorare. È logico che la Serie A è totalmente diversa dalla Serie C, dall'interregionale e anche dalla Serie B stessa. Se ci sono sei posti, devono essere occupati da arbitri che sono ritenuti all'altezza della Serie A. Altrimenti non se ne esce.
Secondo lei, Rocchi ha commesso errori durante la sua gestione?
Non sono in grado di giudicare Rocchi. Lo facciano gli altri. Ma mi resta ignoto perché, in una partita come Juventus-Lazio, due arbitri di Napoli, che hanno dichiarato di non voler arbitrare il Napoli, vengono mandati a fare quella partita. Ai miei tempi non sarebbe mai successo.