Un anno, o quasi, sul divano. E non è tutta colpa della pandemia. L'isolamento forzato di Leonardo Pavoletti è iniziato molto prima che la diffusione dei contagi di Covid-19 scatenasse l'emergenza sanitaria e costringesse la vita pubblica, tutto lo sport, a fermarsi. L'ultima volta che è stato in campo risale a fine agosto dell'anno scorso: prima giornata di campionato contro il Brescia, alla beffa della sconfitta del Cagliari si aggiunge anche il danno del grave infortunio al ginocchio.

Il legamento crociato si rompe e da quel momento per l'ex attaccante di Genoa e Napoli – uno dei più forti di testa quanto a gol realizzati in percentuale in Europa – inizia quel lungo calvario fatto di operazione, riabilitazione, lento ritorno alla normalità. Quando potrà rimettere piede in campo e assaporare di nuovo il clima partita? Difficile dirlo adesso. Se potesse darebbe una mano alla squadra in questo scampolo di stagione incastrato tra due mesi di stop e un calendario così serrato che porterà i compagni rossoblù a giocare anche 3 volte a settimana.

Nella diretta su Instagram con la lottatrice Chiara Penco, Pavoletti ha espresso le proprie sensazioni sul campionato, sul protocollo e su come le società si stanno avvicinando al nuovo fischio d'inizio.

La squadra ha ricominciato, io purtroppo devo allenarmi ancora a parte – ha ammesso il calciatore del Cagliari -. Mi hanno spostato nella palestra del settore giovanile con il mio preparatore atletico per fare un altro percorso. Siamo talmente distanti che non so cosa facciano esattamente. Per adesso si svolgono ancora allenamenti individuali.

Tre mesi di stop circa, un mese al massimo per provare a rimettersi in forma. Una delle perplessità vincolate alla ripresa del campionato di Serie A è proprio il rischio di farsi male, l'infortunio che è dietro l'angolo se arrivi da due mesi di inattività totale e poi di colpo devi dare il massimo per riannodare i fili della condizione.

Spero che la situazione possa tornare alla normalità a partire dalla prossima settimana, almeno in campo con la partitella e il contatto fisico. Dopo due mesi sul divano ti devi riadattare.

Domanda dalle cento pistole: cosa succede se un calciatore viene trovato positivo? Il protocollo scaturito dalla trattativa tra club e Governo ha smussato le asperità, le obiezioni e ha cucito un vestito a misura addosso all'esigenza delle squadre. Che faccia o difetto o meno, lo si potrà vedere solo più in là. Per ora è tutto in divenire.

In caso di positività, fermano solo il singolo giocatore. Se fermassero tutta la squadra per 14 giorni il campionato sarebbe uno schifo. Devono esserci regole giuste, altrimenti se ne riparla per quando sarà tutto tranquillo. È dura perché il campo manca ma sono tutti coscienziosi – ha aggiunto Pavoletti -. Prima la salute, poi tutto il resto.