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Lazio-Roma finisce senza gol e con molto furore, l’assalto alla zona Champions è rimandato

Un gol annullato a Cristante in avvio di match. Il palo di Luis Alberto. Le parate di Rui Patricio. Sono i tre momenti come fiammate che hanno acceso il derby della Capitale. Roma a -3 dalla zona Champions, Lazio a -4.
A cura di Maurizio De Santis
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Lazio e Roma non vanno oltre lo 0-0 nel derby della Capitale. Risultato che non scuote la classifica ma permette ai giallorossi di rosicchiare punti (qualcosina) in chiave quarto posto considerati la sconfitta del Napoli e il pareggio in extremis dell'Atalanta a Udine. La squadra di Mou è a -3 dai partenopei, quella di Sarri a -4: alla ripresa del torneo dopo la pausa si procederà in apnea, tra coppe e campionato. Tutto può cambiare, nel bene e nel male, per l'equilibrio che c'è lassù. Ma la sensazione di aver perso un'occasione c'è e fa il paio con l'altra che, in fin dei conti, uscire anche così da gara del genere pure non è esito da sottostimare.

Un gol annullato a Cristante in avvio di derby. Il palo di Luis Alberto. Le parate di Rui Patricio. Sono i tre momenti come fiammate che hanno acceso il derby della Capitale. In mezzo c'è stato il solito furore agonistico che caratterizza match del genere, che valgono molto più dei punti in classifica perché vincere match del genere equivale a mettere una tacca di merito sulla stagione.

L'abbrivio è giallorosso, ma né LukakuKarsdorp hanno la mira calibrata a sufficienza. Anzi, col passare dei minuti, il belga perderà un po' di smalto e resterà preda della marcatura riservataglia. C'è un dato che fotografa in pieno le difficoltà incontrate dall'ex Chelsea soprattutto nella prima frazione: ha toccato 6 palloni, almeno 11 in meno nel confronto con altri calciatori.

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Intensità ed esasperazione. A rendere la sfida più complicata sotto il piano del gioco c'è il fattore ‘nervosismo' che accompagna gli animi ‘pronti alla pugna', l'orgoglio del duello e l'importanza della posta in palio: una vittoria, di fatto, è utile a piazzarsi lì, a un passo dalla zona Champions, così da ricaricare le batteria nel corso della sosta e poi riprendere il cammino dopo gli impegni delle nazionali.

È il bello e il brutto del grade carattere che le squadre mettono: negli ultimi 15 minuti della prima frazione il direttore di gara tira fuori dal taschino il cartellino giallo per ben quattro volte (compresa l'ammonizione al tecnico, Sarri) mentre il numero delle conclusioni tentate è di gran lunga inferiore (appena una). E tanto basta a tracciare i contorni di un incontro che si vive sul filo della tensione e delle mosse tattiche che devono incastonarsi senza intoppi né errori.

La Lazio si arrangia come può, costretta a fare i conti con la defezione di Vecino: Sarri lo manda in campo a mo' di asso nella manica ma si fa male dopo una decina di minuti. Entra Rovella e poi ancora Hysaj e Kamada. Fuori Bove e Dybala, dentro Renato Sanches e Azmoun e la Roma si regala un finale con maggiore pressione e voglia di mettere in tasca la vittoria. Mou schiera anche Celik al posto di Karsdorp. Ma sulla scacchiera la partita finisce patta, il re è salvo. Il punto è agrodolce.

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