Lameck Banda dovrà risarcire il Lecce di 256 mila euro: ma il vero caso è quel “firma qui” in italiano

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Lameck Banda, il Collegio arbitrale lo ha condannato a risarcire il Lecce.
La controversia legale sulla durata del contratto fa segnare un punto a favore dei salentini: il Collegio arbitrale ha dato ragione al club. Ma il vero caso, in base alle obiezioni sollevate dal giocatore, è se quella firma è stata effettivamente consapevole.

Lameck Banda dovrà pagare un indennizzo di 256.250 euro al Lecce. Il Collegio arbitrale ha messo nero su bianco una cosa chiarissima: il contratto è valido fino al 30 giugno 2027 e il calciatore ha commesso un grave inadempimento facendo perdere le proprie tracce e non presentandosi al raduno salvo trasferirsi successivamente al club libico Al Swehly. Il primo round del contenzioso legale è stato vinto dai salentini, ma la partita non è ancora chiusa perché davanti agli organi della FIFA c'è aperto un procedimento distinto per ottenere un ulteriore risarcimento danni e un eventuale inasprimento delle sanzioni. Dietro la rottura tra l'esterno zambiano e la società c'è una controversia sulla gestione dell'accordo per il rinnovo unilaterale esercitato dal club al termine della scorsa stagione. Una vicenda che il giocatore, secondo quanto raccontato da un amico, avrebbe vissuto come un torto. Sarebbe stato indotto a "firmare un pezzo di carta in italiano senza spiegargli cosa ci fosse scritto".

Il nodo è come si è arrivati al prolungamento del contratto

Banda era convinto che il suo accordo col Lecce si sarebbe conclusa al termine dello scorso campionato e, una volta svincolato, sarebbe stato libero di firmare con i sauditi dell'Al-Fateh. Ma si sbagliava perché, da contratto, la società pugliese ha fatto scattare la clausola di rinnovo automatico per un'altra stagione (fino al 2027). Ed è qui che la versione del calciatore collide con quella della dirigenza. Attraverso una persona a lui molto vicina ha filtrato accuse durissime: "Si sono approfittati della sua incapacità di leggere la lingua italiana" oltre a non pagargli lo stipendio per un mese. Contestazioni che non hanno alcun valore giuridico perché si tratta di dichiarazioni private non di fatti accertati dal Collegio arbitrale che, anzi, ha dato ragione al Lecce riconoscendolo parte lesa. In buona sostanza, non c'è alcun vizio che può invalidare quell'accordo, formalmente e legalmente valido.

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Il club salentino ha fatto ricorso anche alla FIFA per indamenpimento contrattuale.

La procedura arbitrale: perché il caso non è ancora chiuso

Il Lecce ha aperto un secondo procedimento davanti alla FIFA citando sia Banda sia l'Al-Swelhy per accertare l'assenza di una giusta causa nel recesso e ottenere così un ulteriore risarcimento economico, oltre a eventuali responsabilità della stessa società libica qualora venga ritenuta colpevole di aver fatto pressione sul calciatore per spingerlo alla rottura. Se la Federazione darà ragione ai salentini scatteranno le sanzioni internazionali previste dai regolamenti e all'ammenda attuale se ne aggiungerà un'altra di valore superiore. Per il Collegio arbitrale la forma è legittima e il contratto pienamente valido. Ma il vero caso, in base alle obiezioni sollevate dal giocatore, è se quella firma è stata effettivamente consapevole.

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