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La UEFA sospende ma non squalifica Prestianni per gli insulti a Vinicius: sfruttato l’articolo 14

La misura è legata alla violazione, al momento solo ipotizzata, del Regolamento Disciplinare UEFA relativo ai comportamenti discriminatori. Solo al termine dell’istruttoria si saprà se la sospensione si trasformerà in una lunga squalifica o se il giocatore sarà prosciolto.
A cura di Maurizio De Santis
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La decisione della UEFA di sospendere provvisoriamente Gianluca Prestianni arriva a pochi giorni dalla sfida di Champions League con il Real Madrid (si gioca mercoledì sera il ritorno dei playoff). Il calciatore del Benfica, finito nella bufera per presunte offese razziste rivolte a Vinicius (e denunciate dal brasiliano già in campo) nella sfida giocata in Portogallo il 17 febbraio scorso, è oggetto di un'indagine da parte della Federazione, che ha annunciato di aver nominato un Ispettore Etico e Disciplinare per fare piena luce sull'accaduto. Sulla base del rapporto preliminare – quindi senza prove certe ma sulla base di una serie di indizi ritenuti attendibili – la Commissione Etica e Disciplinare ha deciso di imporre in via cautelare lo stop temporaneo al giocatore.

L'argentino avrebbe negato ai compagni di aver rivolto insulti razzisti a Vinícius, e l'allenatore (oltre alla società stessa) aveva inizialmente espresso fiducia nelle sue parole. Dalle immagini "incriminate" si evince solo una cosa comprovata: aveva la bocca nascosta dietro la maglietta e ha sostenuto di essere stato male interpretato dall'avversario. La notizia è un duro colpo per il Benfica, che contava su di lui per la trasferta al Santiago Bernabéu. Solo al termine dell’istruttoria si saprà se la sospensione si trasformerà in una lunga squalifica o se il giocatore sarà prosciolto.

Cosa rischia Prestianni per l'articolo 14 del regolamento disciplinare UEFA

La misura è legata alla violazione, al momento solo ipotizzata, dell'articolo 14 del Regolamento Disciplinare UEFA relativo ai comportamenti discriminatori. Non si tratta di una sanzione definitiva, ma di un provvedimento preventivo in attesa della conclusione dell'inchiesta. Per capire cosa rischia Prestianni, basta dare un'occhiata al testo della norma: almeno 10 partite di squalifica, con la possibilità di pene più severe come multe, il divieto di svolgere attività legate al calcio o l'obbligo di prestare servizi alla comunità.

Qualsiasi entità – si legge nella disposizione – o persona soggetta ai regolamenti che insulti la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone per qualsiasi motivo, inclusi il colore della pelle, la razza, la religione, l'origine etnica, il genere o l'orientamento sessuale, incorrerà in una sospensione di almeno dieci partite o per un periodo di tempo specificato, o in qualsiasi altra sanzione appropriata.

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Perché è stato sospeso prima di una sentenza definitiva?

La domanda che sorge spontanea è: perché Prestianni è stato fermato nonostante il caso sia in fase istruttoria e non esista ancora una sentenza definitiva? La risposta risiede nella cosiddetta "violazione prima facie" (a prima vista).

In sostanza, la UEFA ritiene di essere già in possesso di elementi tali da prefigurare una grave infrazione; di conseguenza, la misura cautelare è giustificata dalla necessità di tutelare la dignità delle persone coinvolte e l'integrità della competizione. Alla Federazione, dunque, basta che vi sia il ragionevole sospetto di un episodio di discriminazione per intervenire preventivamente. Questo serve anche a evitare un danno d'immagine e le ripercussioni negative sulla reputazione della Champions League, che muove ingenti capitali tra sponsor e diritti TV.

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