Geoffrey Kondogbia è uno dei tanti rimpianti dell'Inter. Il centrocampista francese era arrivato a Milano come risposta a Pogba ma il suo rendimento è stato molto al di sotto delle aspettative e così le strade della società nerazzurra e quella dell'ex Monaco si sono separate dopo due stagioni. Adesso Kondogbia è uno degli uomini più importanti del Valencia e mercoledì sera affronterà l'Atalanta nella gara d'andata degli ottavi di Champions League. Il classe 1993, prima di analizzare la sfida contro gli uomini di Gian Piero Gasperini, ha parlato del suo periodo trascorso in Italia con la maglia dell'Inter ai microfoni de La Gazzetta dello Sport:

All’Inter sono cresciuto come calciatore e come uomo. Il secondo è stato difficile, tanti cambi in panchina con De Boer, Vecchi e Pioli, un ambiente complicato, ma l’esperienza mi è servita. Mi rimane qualche amico come Brozovic, Handanovic o Ranocchia. Spalletti mi mandò un messaggio dopo la mia partenza. Una foto con dedica. Diceva più o meno ‘In bocca al lupo, ma te ne pentirai’. Ma il suo era un gesto di affetto fatto in modo scherzoso. Io mi trovavo benissimo con Spalletti e l’allenatore voleva che restassi, però io avevo già preso la mia decisione.

Kondogbia: Chi passa può essere la sorpresa

Il centrocampista francese del Valencia ha analizzato la sfida di mercoledì sera contro l'Atalanta e ha affermato che la squadra che passerà il turno può diventare la sorpresa della competizione:

È vero che magari noi abbiamo più esperienza in Champions League, però loro hanno la libertà offerta dal non avervi mai partecipato e di voler arrivare lontano. L’ho vissuto col Monaco: eravamo giovani, inesperti e senza nulla da perdere. Sarà molto difficile per entrambi, e molto interessante. Chi passa può essere la sorpresa. Ultimamente c’è sempre una sorpresa: l’Ajax, il Monaco, il Tottenham. Bisogna crederci, perché questa sfida è aperta.

Kondogbia: In Spagna si pensa al gioco, in Italia è tutto più chiuso

Infine Geoffrey Kondogbia ha provato a spiegare un po' le differenze che ci sono tra il calcio italiano e quello spagnolo, rimarcando le peculiarità dei due campionati:

In Spagna si da più importanza al gioco, anche chi lotta per non retrocedere prova sempre a proporre e a tener palla. In Italia è tutto più chiuso e più fisico. Da voi vige la mentalità del ‘Chi non sbaglia vince’ qui quella del ‘Chi più ci prova vince’. Io sono per l’equilibrio: a volte si esagera in Italia, a volte qui. Ogni stile ha pregi e difetti e noi giocatori ci troviamo meglio o peggio da una parte o dall’altra, penso a Banega, a Immobile, a Luis Alberto oltre a me stesso, gli esempi sono tanti.