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Il pareggio del Napoli a Firenze è la fotografia della sua stagione: non serve a niente

Le magie su punizione di Biraghi e Kvaratskhelia accendono la partita del Franchi: finisce 2-2, un pareggio che alimenta delusioni per i campioni d’Italia (fuori dall’Europa nella prossima stagione) e tiene in quota la Viola.
A cura di Maurizio De Santis
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La partita di Firenze è la sintesi della stagione del Napoli: per quanto s'impegni, ha lacune tali da inficiare ogni tentativo col rischio di rovinare tutto. Per fortuna che il Var e la on-field-review gli hanno evitato lo smacco di un calcio di rigore dubbio. Il pareggio (2-2) acciuffato grazie a una magia di Kvara su punizione (palla all'incrocio dei pali con una traiettoria perfetta) fa anche più male: ci fossero state più prodezze del genere magari la situazione in classifica non sarebbe così mortificante per la squadra che in petto ha cucito lo scudetto e non riesce nemmeno a qualificarsi per la Conference League, oltre al fatto che finire fuori dalle prime otto comporta anche partecipare ai turni preliminari di Coppa Italia. Scenario quest'ultimo sconosciuto al club che a gennaio arrivava in pantofole agli ottavi.

È il karma dei partenopei, inesorabile per aver sprecato il patrimonio tricolore con un lavoro estivo tanto superficiale quanto dissennato: Rrhamani sigla il vantaggio (meritato) in virtù di un approccio alla partita positivo, a testa bassa, ma nel giro di tre minuti verso la fine del primo tempo incassa l'uno-due micidiale. Biraghi inventa un calcio franco che Meret può vedere insaccarsi.

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Nzola approfitta di una sciocchezza di Politano e infila il raddoppio. Che beffa, ma tant'è. Il Napoli è questo: gli molli un ceffone nemmeno tanto forte e barcolla come se avesse preso un cazzotto. Un copione che s'è ripetuto in tante altre occasioni, a testimonianza di fragilità profonde che gli azzurri si sono trascinati dietro da agosto a oggi.

Quanto alla Fiorentina diretta da Italiano, finito in calce alla lista di De Laurentiis alle prese con un casting ridotto di allenatori, ha già realizzato una piccola impresa: arrivare in finale in Europa per la seconda volta di fila. E che sia la Conference League non importa. Vincere aiuta a vincere e questa Viola allenata bene lo meriterebbe. Il giusto commiato per un tecnico che l'ha presa per mano e l'ha fatta crescere.

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