Iker Casillas ha annunciato ufficialmente l'addio al calcio. A 39 anni, dopo aver rischiato di morire in campo per un infarto (a maggio dell'anno scorso accusò il malore durante un allenamento), appende i guantoni al chiodo ma resta nel mondo del calcio. Lo fa "a casa sua", a Madrid, tra le fila del club nel quale è cresciuto e ha vinto tutto. Bastano un "paio" di numeri per fotografarne la grandezza prima ancora di passare al palmares: 177 presenze in Champions League, unico calciatore a partecipare a ben 20 diverse stagioni della Coppa dalle "grandi orecchie".

L'ultimo trofeo che ha sollevato al cielo è stato in Portogallo, s'è aggiunto ai 19 conquistati con la maglia delle merengues (tra cui ben 3 Champions, una Coppa Intercontinentale e 5 titoli nella Liga) oltre ai successi in Coppa del Mondo e ai due Europei vissuti da protagonista con la casacca della Spagna. Nella lunga lettera pubblicata su Twitter ha comunicato la propria decisione, accompagnandola da forti motivazioni e parole altrettanto toccanti.

Quando guardo indietro – si legge -, mi rendo conto di quanto sono fortunato per tutto quello che sono riuscito a ottenere, e non parlo solo dei titoli conquistati, ma del lato umano.

Dal Santiago Bernabeu al Do Dragao del Porto, il percorso di Casillas è stato costellato di gioie e dolori, tonfi e trionfi. Quando lasciò la "casa blanca" lo fece con le lacrime agli occhi. Si chiudeva un pezzo importante di vita e sapeva che niente sarebbe stato più come prima. Oggi, col sorriso sulle labbra e la faccia di uno che ha capito, scrive "the end" in calce al libro che racconta la sua storia di calciatore. Ha contribuito a farla, in campionato come in Europa, e adesso la consegna ai posteri.

L'importante è il percorso che fai e le persone che ti accompagnano – ha aggiunto Casillas – non la destinazione, perché con il lavoro e i sacrifici tutto arriva da solo. Penso di poter dire, senza esitazione, che ho vissuto un percorso da sogno. Ho avuto la fortuna di potermi dedicare professionalmente a quello che più mi appassiona, mi dà soddisfazione e mi rende felice: il calcio.

Il Real Madrid ha voluto omaggiare una delle sue bandiere. Venticinque anni, 725 presenze: tutto iniziò quando aveva 9 anni e tutto era solo un bellissimo sogno fino a diventare realtà, fino a indossare la fascia di capitano di uno dei club più forti e ricchi al mondo. Le merengues hanno dedicato un video tributo al calciatore che con la maglia bianca è stato tra gli attori delle avventure più belle ed esaltanti.

Il miglior portiere della storia del Real e del calcio spagnolo è arrivato da noi all'età di nove anni ed è diventato uno dei nostri capitani più emblematici. Oggi si ritira uno dei giocatori più importanti dei nostri 118 anni di storia, un calciatore che amiamo e ammiriamo, un portiere che ha contribuito alla leggenda del Real con il suo lavoro e il suo comportamento esemplare dentro e fuori dal campo.