Ignorata la Regola 16.1 nel mancato rigore per il Barcellona sul finto rinvio dell’Atletico Madrid

È il minuto 54 di Barcellona-Atletico Madrid, match di andata dei quarti di finale di Champions League, i Colchoneros sono sopra di un gol e di un uomo al Camp Nou (vinceranno poi 2-0). La situazione potrebbe clamorosamente ribaltarsi se l'arbitro rumeno Istvan Kovacs concedesse un calcio di rigore ai blaugrana per fallo di mano di Marc Pubill su passaggio di Juan Musso all'interno della propria area piccola.
Un penalty che stando alla lettera della Regola 16 del gioco del calcio avrebbe dovuto essere concesso, ma nella fattispecie il direttore di gara ha contestualizzato la vicenda, tenendo conto delle intenzioni effettive dei calciatori, che aveva perfettamente in visione fin dall'inizio.
Cosa è successo all'inizio del secondo tempo di Barcellona-Atletico Madrid: il rinvio contestato
Le immagini sono abbastanza chiare, dunque la questione è puramente regolamentare. L'Atletico deve battere un rinvio dal fondo, si vede Musso appoggiare il pallone (completamente fermo) a Pubill, che è a pochi metri da lui. Il difensore spagnolo con la massima naturalezza ferma la sfera con la mano e poi la calcia lui per rinviare. A quel punto tutti i giocatori del Barcellona protestano, ma né Kovacs né il tedesco Dingert al VAR eccepiscono alcunché sulla regolarità dell'azione: per loro dunque il tocco di Musso non era un rinvio e il gioco non era ricominciato, con la conseguenza che non c'era alcun fallo di mano.
Cosa dice la Regola 16 Comma 1 che disciplina la fattispecie
Una pura interpretazione, visto che applicando alla lettera la Regola 16 Comma 1 delle ‘Laws of the Game', sarebbe stato corretto assegnare il rigore: oggettivamente il rinvio dal fondo era già stato eseguito nel momento in cui il portiere ha calciato il pallone e questo ha iniziato a muoversi chiaramente. Che è quello che recita testualmente la regola in questione ("Il calcio di rinvio") alla voce "Procedura": "Il pallone è in gioco quando viene calciato e si muove chiaramente". Non richiede una determinata intenzione tattica, né che la palla esca dall'area di rigore (com'era in passato), né che il portiere completi una sequenza precisa. Richiede solo due elementi oggettivi: il calcio del pallone e il suo movimento chiaro. Se entrambi si verificano, la ripresa del gioco è già avvenuta.

Quanto agli altri due punti del Comma 1 della Regola 16, che in caso di mancata osservanza avrebbero portato alla ripetizione del rinvio, sono entrambi rispettati nell'azione in questione: "Il pallone deve essere fermo e viene calciato da qualsiasi punto all'interno dell'area di porta da un giocatore della squadra in difesa" e "Gli avversari devono trovarsi fuori dall'area di rigore finché il pallone non è in gioco".
Quindi se Musso calcia un pallone fermo e lo mette in movimento, da qualsiasi punto all'interno della propria area di rigore e senza alcun avversario nella medesima area, Pubill non sta più sistemando un rinvio ancora da eseguire, ma sta intervenendo su un pallone che è già in gioco. E dunque, quando lo ferma con la mano per risistemarlo e calciarlo lui stesso, si applica la Regola 12, in base alla quale toccare deliberatamente il pallone con la mano (o con il braccio) è un'infrazione punibile con un calcio di punizione diretto e, se avviene nella propria area, con un calcio di rigore.
Lettera del regolamento contro margine interpretativo: la decisione di Kovacs e del VAR
Dunque, se si sta alla lettera del regolamento, Kovacs e tutte le persone in sala VAR hanno sbagliato. In tal senso si è espresso in Spagna l'ex arbitro Iturralde Gonzalez, e non solo lui. La discussione sul "rigore sì o no" può reggersi solo su una lettura delle ‘intenzioni reali' della giocata: pensare che Musso, in realtà, non volesse eseguire il calcio di rinvio, ma semplicemente cederlo al compagno, come hanno sostenuto tutti quelli dell'Atletico, in primis lo stesso Musso e Giuliano Simeone.
Un margine interpretativo che nella regola non esiste: non c'è nessun riferimento a elementi soggettivi o intenzionali, ma solo a fatti visibili. E le immagini non mostrano altro che il pallone calciato e messo in movimento da Musso, e poi mano deliberata di un difensore che lo tocca nella propria area.

D'altro canto, chi invece sostiene che la decisione di non concedere il rigore al Barcellona non sia uno scandalo usa l'argomentazione che applicare la regola alla lettera sarebbe stato troppo rigido e contrario allo "spirito del gioco", invocando la discrezionalità e il buon senso dell'arbitro nel giudicare il contesto dell'azione. Per questo – dicono – Kovacs e il VAR l'hanno lasciata correre senza intervenire.
Fatto sta che il Barcellona sta valutando come agire: l'unica strada possibile sarebbe quella di una protesta formale all'UEFA, peraltro con possibilità nulle di cambiare l'esito della partita con l'Atletico. Meglio concentrarsi sulla gara di ritorno di martedì prossimo: nonostante i due gol di scarto sul groppone, Yamal e compagni hanno ancora le chance di ribaltare tutto e qualificarsi alle semifinali di Champions League.